Pancrazio, secondo il gesuita don Ottavio Gaetani nella sua opera sui santi, era un adolescente quando suo padre, attratto dalla fama dei miracoli di Gesù e desideroso di vederlo, decise di recarsi a Gerusalemme portando con sé il figlio. Pancrazio ebbe così l'opportunità straordinaria di vedere Cristo con i propri occhi.
Dopo essere tornato ad Antiochia, Pancrazio ascoltò la predicazione dell'apostolo Pietro dopo l'ascensione di Gesù al cielo. Fu battezzato da Pietro, che lo avviò al sacerdozio e infine lo consacrò vescovo.
Nel 40 d.C., durante il regno dell'imperatore Caligola, Pancrazio divenne il primo vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli. Tuttavia, lasciò questa posizione quando Pietro lo inviò in Sicilia come vescovo di Taormina. In questa città, Pancrazio riuscì a convertire molti pagani, compreso il prefetto locale. Questa attività gli attirò l'ostilità di molti nemici, determinati a eliminarlo.
Secondo Gaetani, il promotore del suo assassinio fu Artagato, un adoratore degli dei. Con un gruppo di amici, Artagato tese un agguato a Pancrazio nella sua casa, invitandolo a un banchetto. Durante l'incontro, cercarono di costringerlo a baciare un idolo di legno. Pancrazio, con un segno di croce, ridusse l'idolo in pezzi. Questo gesto gli costò la vita: fu immediatamente aggredito con bastoni, pugni, morsi, pietre e spade. Il suo cadavere fu occultato in un profondo pozzo, ma successivamente fu ritrovato dai suoi discepoli grazie a un segno di luce divina, che lo seppellirono con grande dolore.
Gaetani scrive che Pancrazio visse fino a tarda vecchiaia e raggiunse gli inizi del regno dell'imperatore Traiano, salito al trono di Roma nel 98 d.C. Pancrazio al momento del martirio doveva avere circa novant'anni.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Taormina in Sicilia, san Pancrazio, vescovo e martire, ritenuto primo vescovo di questa Chiesa.
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