San Massimo di Napoli fu vescovo della Chiesa partenopea nel IV secolo, in un periodo particolarmente difficile per il cristianesimo, segnato dalle controversie dottrinali sorte attorno all'arianesimo. È ricordato come un pastore coraggioso che difese con fermezza la fede proclamata dal Concilio di Nicea, guadagnandosi la venerazione della Chiesa come confessore della fede e martire.
Succedette a San Fortunato sulla cattedra episcopale di Napoli e governò la diocesi probabilmente tra la metà e la fine del IV secolo. In quegli anni l'imperatore Costanzo II favoriva spesso i sostenitori dell'arianesimo, una dottrina che negava la piena divinità di Cristo. San Massimo si oppose con decisione a questa eresia, rimanendo fedele all'insegnamento della Chiesa e ai decreti del Concilio di Nicea.
La sua difesa dell'ortodossia gli costò cara. Per la sua posizione fu condannato all'esilio, probabilmente in Oriente. Durante la sua assenza, la sede episcopale di Napoli venne occupata dall'ariano Zosimo. Nonostante la lontananza e le sofferenze, Massimo continuò a sostenere la fede cattolica e a pregare per la sua comunità.
Secondo un'antica tradizione, Zosimo sarebbe stato colpito da una misteriosa perdita della voce mentre cercava di parlare ai fedeli. L'episodio fu interpretato come un segno divino a favore di San Massimo e della dottrina da lui difesa. Questo racconto contribuì a diffondere ulteriormente la fama di santità del vescovo esiliato.
Provato dai maltrattamenti subiti e dalle dure condizioni dell'esilio, San Massimo morì lontano dalla sua diocesi intorno all'anno 361, prima che gli fosse consentito di rientrare a Napoli. Proprio per le sofferenze patite a causa della fede, la tradizione gli attribuì anche il titolo di martire.
Il suo successore, San Severo di Napoli, fece riportare le sue reliquie nella città partenopea, dove furono accolte con grande venerazione. Nel corso dei secoli le sue spoglie furono traslate più volte e il suo culto si diffuse ampiamente nella Chiesa napoletana.
Ancora oggi San Massimo è ricordato come uno dei più illustri vescovi dell'antica Napoli. La sua figura rappresenta la fedeltà alla verità del Vangelo e il coraggio di difendere la fede anche di fronte alla persecuzione e all'esilio. Il suo esempio continua a essere una testimonianza di fermezza, perseveranza e amore per la Chiesa.