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San Guglielmo di York

San Guglielmo di York
Nome: San Guglielmo di York
Titolo: Vescovo
Ricorrenza: 8 giugno
Tipologia: Commemorazione




Nel 1140, alla morte dell'arcivescovo di York, Thurston, il re Stefano nominò Guglielmo Fitzherbert, conosciuto anche come Guglielmo di Thwayte e tesoriere del capitolo di quella cattedrale. Il clero si ritrovò però diviso sulla ratifica della nomina reale e l'arcivescovo Teobaldo di Canterbury si rifiutò di consacrare Guglielmo.

Nel 1143 il vescovo di Winchester procedette alla consacrazione senza previa approvazione papale di Innocenzo II, che morì ap pena due giorni dopo. I suoi successori si rifiutarono di ratificarla. Dopo un lungo e amaro dibattito Guglielmo fu deposto nel 1147 da papa Eugenio III, che ordinò una nuova elezione.

Il clero del capitolo della cattedrale, preso tra papa e re, non riusciva a trovare un accordo sulla nomina di un successore; il papa sanzionò che Enrico Murdac, abate di Fountains, dovesse essere arcivescovo e lo consacrò lui stesso. Dovettero però passare cinque anni prima che l'arcivescovo Murdac potesse mettere piede in Inghilterra, e anche allora la popolazione di York si rifiutò di accoglierlo in città. Enrico si trovò ad amministrare queste parti della sua provincia in obbedienza al pontefice stando nell'abbazia di Fountains, lontana quasi cinquanta chilometri, non potendo accedere alla sua sede episcopale.

Nel frattempo Guglielmo, dopo aver trascorso qualche tempo presso Ruggero, re di Sicilia e suo parente, si ritirò a Winchester, dove rimase sei anni sotto la protezione del vescovo fino al 1153, anno della morte sia di papa Eugenio III che dell'arcivescovo Enrico Murdac. Allora si recò a Roma dove il nuovo pontefice Anastasio IV gli conferì il pallium. Tornò a York nell'aprile 1154, accolto con entusiasmo dai cittadini. Nel giorno della festa della SS. Trinità fu però colto da violenti dolori dopo aver celebrato l'eucarestia, e morì poco dopo, l'8 giugno. Sospettando che il nuovo arcidiacono della città, Osbert, lo avesse avvelenato, si volle rimettere il caso a Roma: non ci sono notizie che sia stato formulato alcun giudizio.

Tutti questi travagli erano cose comuni sia a livello nazionale che locale, come testimoniano le cronache del periodo, e questa vicenda sconcertante è comprensibile solo alla luce di due dispute, nelle quali furono implicati Guglielmo Fitzherbert ed Enrico Murdac, senza una loro responsabilità personale. La prima disputa riguardava la lotta per il trono inglese tra Stefano di Blois e Matilde, figlia di Enrico II. Guglielmo era nipote di Stefano e suo canidato per la sede vescovile. La seconda riguardava l'inimicizia tra S. Bernardo di Clairvaux (20 ago.) e i potenti monaci di Cluny: il vescovo Enrico di Winchester era fratello del re Stefano, zio di Guglielmo, e monaco di questa abbazia; Enrico aveva grande influenza su Roma e consacrò suo nipote senza uno specifico permesso papale. Dopo la morte di Innocenzo II gli venne meno anche il supporto su cui si appoggiava. Non fu più legato papale e il predominio dell'influenza cluniacense a Roma fu rimpiazzato da quella cistercense (l'abbazia di Fountains, dove Enrico Murdac era abate, era cistercense).

Guglielmo era figlio di Emma, sorellastra del re Stefano e di Enrico di Winchester, e del conte Erberto, tesoriere di Enrico II, predecessore di Stefano; oltre a lui ebbero altri due figli, Erberto e Stefano, che divennero ciambellani alla corte reale dello zio. In quell'epoca il nepotismo non era solo accettato ma dato per scontato; i potenti favorivano quelli della loro cerchia, e Stefano e il fratello Enrico sentivano molto forti i legami parentali con la famiglia Blois.

Al tempo di Innocenzo II il vescovo Enrico era il legato pontificio, e la sua sede episcopale di Winchester era la capitale reale; re Enrico II aveva nominato come successore la figlia Matilde, forzando i baroni a giurare, in tre occasioni, che l'avrebbero sostenuta. Già alla morte del re nel 1135 il vescovo Enrico usò però la sua considerevole influenza per impossessarsi del tesoro reale e incoronare Stefano al posto di Matilde. Quando ella sbarcò in Inghilterra per reclamare la sua eredità si accese una guerra civile tra baroni e clero; le persone equilibrate erano sinceramente perplesse chiedendosi chi era l'erede legittimo al trono che andava sostenuto. Matilde fissò il suo quartier generale a Gloucester e le sue forze presero possesso della parte orientale del paese; dal 1140 Stefano non poté più contare sul sostegno di Teobaldo, arcivescovo di Canterbury, che si volse verso la parte di Matilde e l'anno dopo le diede aperto sostegno. Stefano allora ebbe bisogno di alleati in campo ecclesiastico, soprattutto di un arcivescovo di York che gli fosse fedele: Guglielmo Fitzherbert era suo nipote e tesoriere del capitolo della cattedrale di York. Teobaldo si oppose all'elezione alla sede di York, ma il re era così determinato ad assicurarsi la cosa che mandò Guglielmo di Aumàle, conte di York, con un messaggio che ordinava al vescovo decano di ratificare l'elezione. Il conte addirittura sedette nella sala capitolare di York mentre i canonici stavano votando e l'arcidiacono che aveva votato contro Guglielmo venne arrestato mentre tornava a casa e imprigionato nel castello del conte a Bytham nel Lincolnshire.

La città di York diede pieno appoggio a Stefano e alla sua decisione sulla nomina, ma il clero della cattedrale era diviso dalla disputa tra Cluny e Citeaux e dalle notizie contraddittorie che giungevano da Roma sul cambiamento di opinioni nei papi che si succedevano. Papa Innocenzo II aveva riconosciuto de facto Stefano re d'Inghilterra, riservandosi però il giudizio sulla legittimità della sua rivendicazione. Dopo la morte di Innocenzo II nel 1143 ci fu una rapida successione sul soglio pontificio: Celestino II (1143-1144), Lucio II (1144-1145), e poi Eugenio III (1145-1153). Nessuno di questi papi rinnovò l'incarico di legato papale a Enrico di Winchester, né riconobbe formalmente Stefano re d'Inghilterra, né la consacrazione episcopale di Guglielmo. Quando Eugenio III salì sulla cattedra di Pietro cessò l'influenza cluniacense, che tanto era stata di aiuto a Stefano e al fratello, sul papato; il pontefice stesso era stato monaco a Citeaux con Bernardo di Clairvaux come abate, che, nonostante il soprannome di "dottore mellifluo", tuonava incessantemente contro il lassismo dell'osservanza della regola a Cluny. Sul vescovo Enrico esprimeva giudizi al vetriolo, e così lo descrive in una lettera a papa Lucio II: «Il nemico [...] l'uomo che cammina innanzi a satana, l'uomo che manda in frantumi tutti i diritti e le leggi».

Sia Eugenio III che Enrico Murdac erano entrambi monaci a Citeaux durante il periodo abbaziale di S. Bernardo. Quando Guglielmo fu per la prima volta nominato arcivescovo dal re suo zio il capitolo della cattedrale si divise con acrimonia e gli abati cistercensi, in particolare, si opposero alla sua elezione; fu accusato di essere un candidato non adeguato perché conduceva una vita non casta e lassa nell'osservanza religiosa. Queste erano le accuse ricorrenti da parte dei sostenitori di Bernardo nei confronti dei monaci delle fondazioni cluniacensi, e non abbiamo modo di sapere se nel nostro caso specifico avessero un fondamento. Giovanni di Hexham dice che Guglielmo si dilettava negli sport, nei piaceri mondani e raramente lavorava con impegno, ma era di animo gentile, dava con liberalità ai poveri ed era molto popolare; durante gli anni d'esilio trascorsi nella cattedrale del monastero di Winchester si racconta che abbia condotto una vita di penitenza e grande semplicità.

Nel 1153 il nuovo papa Anastasio IV, dopo che in quello stesso anno erano morti sia Eugenio III che Enrico Murdac, lo reinsediò sulla sede episcopale e quando l'anno dopo fece il suo ingresso a York la folla, che si era radunata per accoglierlo trionfalmente, era così imponente, che il ponte sul fiume Ouse crollò sotto il peso eccessivo della gente (non ci furono vittime e i suoi sostenitori videro in ciò un fatto miracoloso). Durante il suo breve episcopato a York sembra aver mantenuto un comportamento corretto, non mostrando alcun risentimento verso chi lo aveva avversato: visitò l'abbazia di Fountains e promise che avrebbe provveduto a riparare i danni provocati dalle violenze dei suoi congiunti. Morì poco tempo dopo. Il fatto che si sia ammalato mentre era all'altare principale durante la festa della SS. Trinità e che l'arcidiacono Osbert sia stato accusato di aver avvelenato il calice causò un grande scandalo in ambito locale.

Il re Stefano morì nell'ottobre dello stesso anno e sul trono salì il figlio di Matilde Enrico II; il vescovo Enrico si ritirò a Cluny; non rimase nessuno a difendere la casa di Blois e la vicenda fu lasciata cadere con discrezione. Benché Osbert fosse stato accusato della morte di Guglielmo, la causa rimessa a Roma cadde, probabilmente per mancanza di prove. Tra i cronisti locali dello Yorkshire Giovanni di Hexham cita le accuse ma pensa che siano infondate; per Giovanni di Salisbury Osbert è invece colpevole; per Gilberto Foliot l'arcidiacono era innocente, mentre Guglielmo di Newburgh (un cronista locale) pensa che Guglielmo sia morto per una febbre. Osbert si trasferì sul Continente, ridotto allo stato laicale, vivendo con il titolo di barone minore.

Guglielmo fu canonizzato da papa Onorio III nel 1227, dopo un'indagine condotta dagli abati cistercensi di Fountains e Rievaulx; in quel tempo sia la cruenta battaglia dinastica tra Stefano e Matilde che quella ancor più dolorosa tra CIteaux e Cluny erano ormai dimenticate. Verso la fine del XIII secolo il suo reliquiario fu posto nell'attuale altare principale della cattedrale di York, ma a metà del XVI secolo fu smantellato (alcune sue parti sono conservate nel museo di quella città). Una grande finestra nel transetto del coro a nord della cattedrale, un eccezionale esempio di pittura medievale su vetrata databile tra il 1415 e il 1420, celebra gli eventi della sua vita e i miracoli a lui attribuiti su 110 pannelli separati. L'altare nella cappella di S. Guglielmo nella cripta fu un dono della diocesi cattolica di Lecds, e si pensa che nel sarcofago siano conservate le sue reliquie.

MARTIROLOGIO ROMANO. A York in Inghilterra, san Guglielmo Fitzherbert, vescovo, che, uomo amabile e mansueto, deposto ingiustamente dalla sua sede, si ritirò tra i monaci di Winchester e, una volta restituito alla sua sede, perdonò i suoi nemici e favorì la pace tra i cittadini.

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