San Giuliano di Alessandria

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San Giuliano di Alessandria
Nome: San Giuliano di Alessandria
Titolo: Martire
Nascita: Alessandria d’Egitto
Morte: 249 circa, Alessandria d’Egitto
Ricorrenza: 27 febbraio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Il breve regno dell'imperatore Decio (248-251) si distinse per una nuova ripresa delle persecuzioni, motivata — almeno secondo Eusebio — dall'odio che egli nutriva nei confronti del predecessore, il quale aveva tenuto un atteggiamento favorevole verso i cristiani e il cui figlio, Filippo, si diceva professasse la nuova religio.

Eusebio cita minuziosamente, come è sua abitudine, le fonti: in questo caso si tratta di una lettera del vescovo S. Dionigi di Alessandria (vescovo dal 247 al 265; 17 nov.) al vescovo Fabio di Antiochia, in cui sono descritte le sofferenze patite da coloro che furono martirizzati ad Alessandria sotto Decio (in questa stessa lettera sono anche riportati i patimenti di Apollonia «mirabile vergine, allora avanzata in età»; 9 feb.).

Dopo essersi lamentato dei tanti che abbandonavano la fede di fronte alle minacce e alle torture, il vescovo Dionigi descrive coloro che, al contrario, rimasero fedeli alle loro convinzioni e tra questi anche un anziano di nome Giuliano, talmente zoppo per via della gotta da non reggersi in piedi.

Non essendo in grado di camminare da solo, due amici dovettero accompagnare il vecchio al processo e mentre uno di loro rinnegò la fede e fu rilasciato, l'altro rimase inflessibile insieme a Giuliano. Entrambi furono condannati: «Furono fatti montare su due cammelli e percorrendo tutta la città, che, come sapete, è molto grande, venivano flagellati mentre erano lassù in alto; infine furono bruciati con calce viva, scagliata su di loro dalla folla». Il compagno di Giuliano si chiamava Cronione (Euno, in latino) «ma soprannominato Gioviale». Gli insulti che la folla lanciava contro di loro spinsero un soldato presente a protestare ed egli venne a sua volta arrestato e condotto in tribunale: «Besa, il valoroso guerriero di Dio [...] avendo combattuto come un eroe nella grande battaglia per la religione, fu decapitato». Secondo Dionigi, alle loro morti fecero seguito quelle di «un altro, oriundo della Libia, di nome e per divina benedizione veramente Macario [beato] [...] nonché di Epimaco e di Alessandro, che dopo lunga reclusione in carcere e innumerevoli sofferenze, dopo aver provato le unghie di ferro e i flagelli, perirono pure coperti di calce viva». Tutti e tre, tuttavia, non sono citati nella nuova stesura del Martirologio Romano.

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione dei santi Giuliano ed Euno, martiri. Giuliano, costretto dalla podagra al punto di non poter camminare né stare in piedi, si presentò ai giudici insieme a due domestici che lo portavano su una sedia; dei due domestici l’uno rinnegò la fede, mentre l’altro, di nome Euno, perseverò insieme al suo padrone nel confessare Cristo. Fu quindi ordinato che costoro, messi su dei cammelli, fossero portati in giro per tutta la città e, al cospetto del popolo, flagellati a morte, sotto l’imperatore Decio.

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