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San Giacomo il Minore

San Giacomo il Minore
Nome: San Giacomo il Minore
Titolo: Apostolo
Memoria: 03 maggio




Giacomo è chiamato il Minore, per distinguerlo dall'altro Giacomo. Questo era figlio di Alfeo e cugino del Signore. Non ha parte alcuna nei vangeli; egli entra in scena negli Atti degli Apostoli, dopo la prematura scomparsa, per mano di Erode, del suo omonimo, e vi compare come vescovo di Gerusalemme, come persona dotata nella prima comunità cristiana di notevole autorità. Infatti, quando Pietro viene liberato da un angelo dalla prigione, corre subito a informare lui del fatto. Nel concilio di Gerusalemme Giacomo interviene con autorità nella discussione suggerendo alcune sagge norme che garantivano un pacifico modus vivendi tra cristiani d'origine giudaica e quelli provenienti dal paganesimo. E con il suo intervento pose fine a una polemica che rischiava di inceppare i primi passi del cristianesimo. Paolo, rientrato a Gerusalemme, dopo il suo terzo viaggio missionario, ricorre a lui per avere alcuni suggerimenti pratici.

Giacomo è noto soprattutto per essere l'autore della prima delle sette lettere che il catalogo dei libri sacri definisce «cattoliche». Era indirizzata alle «dodici tribù della diaspora», cioè agli ebrei convertiti al cristianesimo emigrati in Siria, Fenicia, Cipro. Richiamandosi al Discorso della montagna di Gesù, l'apostolo tracciava alcune idee-guida che sono ancor oggi di grande attualità per la vita cristiana: l'efficacia della preghiera, la fiducia in Dio, l'esercizio della carità («la fede senza le opere è morta»), l'esigenza della giustizia nei rapporti con il prossimo. «O ricchi, piangete — ammoniva — per la miseria che verrà su di voi [...]. Ecco, la mercede che voi avete defraudato agli operai che hanno mietuto i vostri campi, grida alle orecchie del Signore degli eserciti».

Gli Atti degli Apostoli non ci dicono nient'altro di Giacomo. É invece prodigo di particolari uno storico della chiesa, Eusebio, il quale presenta il figlio di Alfeo, cugino del Signore, come un secondo Giovanni Battista: anch'egli legato al voto del nazireato, e quindi ossequiente a un rigidissimo tenore di vita che esclude l'uso di bevande alcoliche, di carne, il taglio di capelli... e invece esige molti digiuni e molta penitenza. Un asceta irreprensibile, un uomo saggio che conquistò molti alla fede cristiana con la sua testimonianza, finendo con il guadagnarsi la stima e la simpatia anche degli ebrei. Governò la chiesa di Gerusalemme fino al 62 dopo Cristo, quando il sommo sacerdote Hanan II lo condannò a morte, approfittando del vuoto di potere creatosi tra la morte del procuratore Festo e l'arrivo del suo successore Albino.

«Chiamatolo — racconta Eusebio — dinanzi a tutto il popolo i capi gli chiesero di rinnegare la fede di Cristo, ma egli con libera voce e franchezza dichiarò e confessò che Gesù, nostro Salvatore e Signore, era il Figlio di Dio. La testimonianza di un tal uomo riuscì loro insopportabile, perché da tutti egli era creduto giustissimo per la sublime saggezza e pietà di vita».

Giacomo fu condannato a morte per lapidazione. «Mentre lo lapidavano — racconta Eusebio — uno dei sacerdoti tentò di fermarli: "Arrestatevi. Che fate? Il Giusto prega per voi...". Allora un gualchieraio che si trovava tra loro, preso il legno con cui batteva le vesti, percosse sulla testa il Giusto; e così questi morì martire. Lo seppellirono là sul posto, vicino al tempio, e tuttora se ne conserva il cippo sepolcrale».

Quell'uccisione fu un gesto odioso, una nefandezza che scosse tutta la città; e da essa i più assennati giudei trassero funesti presagi. E quando la città santa venne assediata e rasa al suolo, molti affermarono — come riferisce un altro storico ebreo, Giuseppe —: «Tutto ciò è successo perché fosse vendicato Giacomo il Giusto; egli era fratello di Gesù, chiamato il Cristo e, sebbene giustissimo, i giudei lo uccisero».

Per quell'atto indegno, che consacrò l'apostolo Giacomo martire, cioè testimone di Cristo fino alla morte, il sanguinario Hanan venne destituito dall'incarico di sommo sacerdote.

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