San Benedetto Giuseppe Labre

San Benedetto Giuseppe Labre
Nome: San Benedetto Giuseppe Labre
Titolo: Pellegrino
Nome di battesimo: Benedetto Giuseppe Labre
Nascita: 1748, Amettes, Francia
Morte: 16 aprile 1783, Roma
Ricorrenza: 16 aprile
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
20 maggio 1860, Roma, papa Leone XIII
Canonizzazione:
8 dicembre 1881, Roma, papa Leone XIII


Giuseppe Benedetto Labre nacque nel 1748 nel villaggio di Amettes, vicino a Boulogne, il maggiore dei quindici figli di un commerciante. A dodici anni 'andò a vivere con uno zio, parroco di una chiesa a circa sessanta chilometri di distanza, per perfezionare la propria istruzione e poi entrò in seminario per diventare sacerdote. Benedetto Giuseppe si appassionò alla lettura delle Sacre Scritture e delle Vite dei santi, fino a maturare il proposito di farsi monaco in un ordine di strettissima osservanza per dedicarsi totalmente al servizio di Dio. Quando ebbe diciotto anni i suoi genitori gli diedero con riluttanza il permesso di entrare nei trappisti, ma fu rifiutato per la giovane età; tentò allora di entrare nei certosini e poi nei cistercensi, ma non fu accettato: era devoto ma piuttosto eccentrico e inadatto alla vita di comunità.

Intorno al 1770 aveva ormai rinunciato a diventare un religioso, optando per una vita da pellegrino permanente: si era già recato a piedi nei vari monasteri in cui aveva tentato di essere accolto e ora partì per Roma, camminando per l'intero percorso e sostentandosi solo di elemosine. Penò che avrebbe potuto seguire in tal modo i consigli evangelici sulla perfezione: sarebbe stato «nel mondo ma non del mondo», nori avrebbe posseduto altro che gli abiti che indossava e non avrebbe avuto «ove poggiare il capo», a imitazione del Signore. Durante il cammino tentò di mantenersi alla presenza di Dio con la preghiera e la meditazione, parlando di rado con altri viaggiatori. Con il passare degli anni visitò tutti i principali sanmari mete di pellegrinaggio nell'Europa occidentale, tra cui Loreto e Assisi in Italia, Compostella in Spagna, Paray-le-Monial in Francia cd Einsiedeln in Svizzera, che visitò cinque volte. Si affidava a ciò che la gente gli donava spontaneamente, senza mai chiedere, destinando anzi spesso le offerte in denaro ad altri più bisognosi. A causa iella trascuratezza nell'igiene personale era una persona non gradita: fu cacciato dalle chiese e spesso vittima di offese e percosse. Dal 1774 in poi visse a Roma, fatta eccezione per un pellegrinaggi.) annuale a Loreto, dormendo scomodamente nel Colosseo fin quando a causa di una malattia fu costretto a entrare in un ospizio per poveri; passava le giornate visitando le chiese, soprattutto quelle in cui si teneva l'adorazione eucaristica, divenendo così noto come "il santo delle Quarant'ore" e passando molte ore dinanzi al SS. Sacramento. Si ammalò durante la Quaresima del 1783 e infine ebbe un collasso il mercoledì della Settimana Santa dopo avere partecipato alla Messa alla Madonna dei Monti, sua chiesa preferita. Morì in quello stesso giorno, il 16 aprile 1783, all'età di trentacinque anni. Un culto a livello popolare ebbe inizio immediatamente e le richieste di canonizzazione furono sostenute da una biografia scritta dal suo confessore. Fu canonizzato nel 1883 dopo un'analisi particolarmente rigorosa del suo stile di vita, ed è un «esempio rappresentativo di tutti coloro che, in tutte le fasi della storia cristiana, hanno rifiutato in nome di Cristo di essere "rispettabili"» (N.D.S.). È il santo patrono dei vagabondi e dei senzatetto, può essere considerato il patrono non ufficiale dei pellegrini, poiché aveva fatto del pellegrinaggio una professione di vita non solo un esercizio occasionale, non diversamente da S. Godric di Finchale (21 mag.), prima che diventasse definitivamente un eremita.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma, san Benedetto Giuseppe Labre, che, preso fin dall’adolescenza dal desiderio di un’aspra vita di penitenza, intraprese faticosi pellegrinaggi a celebri santuari, coperto soltanto di una povera e lacera veste, nutrendosi soltanto del cibo che riceveva in elemosina e dando ovunque esempio di pietà e penitenza; fece di Roma la meta ultima dei suoi viaggi, vivendo qui in estrema povertà e in preghiera.

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