Definita da Stendhal, nelle sue "Passeggiate Romane", "una delle più gentili opere del '400 a Roma", la chiesa di Sant'Agostino è situata nell'omonima piazza attigua a via della Scrofa e a pochi passi da Piazza Navona, in una parte della vecchia Roma rimasta pressoché inalterata nel corso dei secoli. Una zona questa che è stata sempre molto attiva per quanto riguarda il commercio e l'artigianato, data la sua posizione strategica a metà strada fra il Porto di Ripetta e il Ponte S. Angelo - che univa la città a San Pietro - e vicinissima al mercato che una volta si teneva in Piazza Navona.
La chiesa di Sant'Agostino sorse alla fine del secolo XV nello stesso luogo in cui sorgeva un'altra chiesa più antica, sempre degli Agostiniani.
Si sa per certo, infatti, che nel 1296, sotto il pontificato di Bonifacio VIII si dette inizio alla costruzione della chiesa; essa fu ultimata solo molti anni più tardi ed esattamente nel 1420.
Si sa anche che gli Agostiniani non rimasero per niente soddisfatti di questo tempio dedicato al loro santo fondatore, un po' perché, a lavori ultimati, non risultava così maestoso come loro forse avevano immaginato, un po' perché, trovandosi molto vicino al Tevere, era frequentemente soggetto alle inondazioni del fiume.
L'esterno
E così nel 1479, grazie al talento di due famosi architetti di quel periodo, Giacomo da Pietrasanta e Mastro Sebastiano fiorentino e grazie anche ai soldi di un certo Cardinale d'Estouteville, la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta.
In soli quattro anni, cosa incredibile per quei tempi, fu ultimata e, all'esterno, tale è rimasta fino ad oggi.
L'intera costruzione fu sopraelevata rispetto al piano stradale, rimedio efficace contro le inondazioni; una scalinata di quindici gradini precede la bellissima facciata rinascimentale costruita con lastre e blocchi di travertino provenienti dal Colosseo. L'unità dello stile, il grande rosone e le enormi volute la rendono simile alla chiesa fiorentina di S. Maria Novella dell'Alberti.
L'interno
L'interno, a croce latina, è diviso in tre navate; in ognuna delle due navate laterali si aprono cinque cappelle. Tutto l'insieme è appesantito dalle aggiunte di gusto neoclassico e dalle pitture ottocentesche.
Il Profeta Isaia
Di notevole importanza sono l'altare maggiore eseguito su disegno del Bernini; un affresco di Raffaello, sul terzo pilastro sinistro della navata centrale, che rappresenta il profeta Isaia (1512); un dipinto del Caravaggio, la famosa Madonna dei Pellegrini, nella prima cappella della navata sinistra.
Madonna di Loreto
Altrettanto famosa è anche la Madonna del Parto, bellissima statua marmorea realizzata dal Sansovino nel 1516, che si trova a sinistra del portale mediano.
Madonna del Parto
Insieme al "Bambinello dell'Aracoeli" è una delle immagini più venerate in tutta Roma e anche più adornate di ex voto. Tutto cominciò nel 1820 quando un giovane operaio ordinò al sacrestano di tenere accesa ventiquattro ore su ventiquattro una lampada ad olio davanti alla statua della Vergine per rendere più facile il parto della moglie.
Da quel giorno centinaia di altre lampade furono accese da romani devoti o superstiziosi, e oggi la statua della Madonna è completamente circondata da lampade di ogni tipo, non più ad olio ma elettriche, da cuoricini d'argento, disegni, messaggi, missive, il che non contribuisce certo a rendere più armonico o più austero l'interno della chiesa, ma resta comunque una curiosità su cui soffermarsi.
Nella navata destra, spiccano la Cappella di Santa Rita da Cascia con l'opera di Giacinto Brandi e la Cappella di San Pietro con un gruppo marmoreo di Giovanni Battista Cassignola. La Cappella del Crocifisso ospita un crocifisso ligneo del XVI secolo, legato a San Filippo Neri. Nel transetto, la Cappella di Sant’Agostino contiene opere del Guercino e di Lanfranco, mentre la Cappella di San Tommaso da Villanova presenta marmi pregiati e un'opera di Melchiorre Caffà. Inoltre, accanto all'altare si trovano le cappelle di San Nicola da Tolentino e di Santa Monica, dove riposa la madre di Sant'Agostino.
Da notare, nella seconda cappella a destra della maggiore, intitolata ai SS. Agostino e Guglielmo, i bei dipinti seicenteschi di Giovanni Lanfranco: tele sull'altare e alle pareti, volta affrescata.
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