La Beata Maria Restituta Kafka, al secolo Helena Kafka, nacque il 1º maggio 1894 a Brno, in Moravia, nell'attuale Repubblica Ceca, allora parte dell'Impero austro-ungarico. Era figlia di un calzolaio e crebbe in una famiglia numerosa. Quando era ancora bambina, la famiglia si trasferì a Vienna, dove Helena trascorse gran parte della sua vita. Fin dalla giovinezza manifestò una particolare attenzione verso i poveri e i malati e maturò il desiderio di consacrarsi a Dio.
A causa delle difficoltà economiche della famiglia, da adolescente dovette interrompere gli studi e iniziò a lavorare come domestica. Il desiderio di diventare religiosa, però, rimase sempre vivo. Nonostante l'opposizione dei genitori, una volta raggiunta l'età necessaria lasciò la casa paterna per entrare nella vita religiosa. Nel 1914 entrò tra le Suore Francescane della Carità Cristiana, conosciute anche come Suore di Hartmann, assumendo il nome religioso di suor Maria Restituta.
Le religiose la orientarono verso il servizio infermieristico, un'attività che corrispondeva profondamente al suo desiderio di servire Cristo nei malati. Dopo la Prima guerra mondiale fu destinata all'ospedale di Mödling, vicino a Vienna, dove lavorò come infermiera soprattutto nelle sale operatorie. Grazie alla sua competenza, alla fermezza e alla cordialità, divenne rapidamente una figura molto conosciuta e stimata sia dai pazienti sia dai colleghi. Per il suo carattere deciso, molti finirono per chiamarla scherzosamente «suor Resoluta» invece di Restituta.
Suor Restituta non considerava il proprio lavoro soltanto una professione sanitaria, ma una vera forma di servizio cristiano. Nella cura dei malati cercava di unire competenza professionale, umanità e fede. La sua personalità forte e il suo senso della giustizia la portarono inoltre a non rimanere in silenzio davanti alle ingiustizie e alla propaganda nazionalsocialista.
Nel 1938 l'Austria fu annessa alla Germania nazista. Restituta comprese presto il carattere profondamente contrario alla dignità umana e alla fede cristiana del nuovo regime. Nell'ospedale di Mödling si oppose alle imposizioni delle autorità e, quando venne inaugurato un nuovo reparto chirurgico, fece collocare dei crocifissi nelle stanze. Quando le autorità ordinarono di rimuoverli, suor Restituta si rifiutò di obbedire.
La sua opposizione al nazionalsocialismo non si limitò alla presenza dei crocifissi. Restituta difendeva apertamente la libertà religiosa e criticava la propaganda del regime. Diffuse anche testi contrari alla politica nazista e una canzone che esprimeva aspirazioni di pace, democrazia e libertà per l'Austria. Il suo atteggiamento attirò l'attenzione delle autorità e alcuni membri del personale dell'ospedale iniziarono a sorvegliarla.
Il 18 febbraio 1942, Mercoledì delle Ceneri, suor Restituta fu arrestata dalla Gestapo. Venne accusata di avere diffuso materiale ostile al regime e di avere svolto attività contro lo Stato. Fu rinchiusa nel carcere del Tribunale regionale di Vienna, dove iniziò una lunga prigionia.
Durante i mesi di detenzione venne sottoposta a interrogatori e a dure condizioni di prigionia. Nonostante la sofferenza, rimase fedele alla propria vocazione religiosa e non rinnegò la propria fede. Le autorità le offrirono anche la possibilità di salvarsi a condizione che abbandonasse la congregazione religiosa, ma suor Restituta rifiutò.
Il 29 ottobre 1942 il Volksgerichtshof, il Tribunale del Popolo nazista, la condannò a morte con l'accusa di alto tradimento. La condanna provocò richieste di clemenza, tra cui quella del cardinale Theodor Innitzer, arcivescovo di Vienna. Le richieste non furono accolte e la condanna rimase definitiva. Il 29 ottobre è ricordato nella tradizione liturgica austriaca come il giorno della sentenza capitale.
Suor Restituta trascorse in carcere più di un anno. Anche nella prigionia continuò a testimoniare la propria fede e a incoraggiare le altre persone detenute. Poco prima dell'esecuzione chiese al cappellano del carcere di tracciare sulla sua fronte il segno della croce, come ultima testimonianza della sua appartenenza a Cristo.
Il 30 marzo 1943, nella prigione di Vienna, Maria Restituta Kafka venne decapitata. Aveva 48 anni. Le sue ultime parole tramandate sono: «Ho vissuto per Cristo, voglio morire per Cristo!» Con la sua morte divenne una delle più note testimoni della fede cristiana nella resistenza spirituale al nazionalsocialismo in Austria.
Il ricordo della religiosa rimase vivo nella Chiesa austriaca anche dopo la guerra. La sua testimonianza venne riconosciuta come quella di una donna che aveva difeso la fede cristiana e la dignità della persona di fronte alla dittatura nazista. La sua figura è oggi considerata particolarmente significativa tra i martiri cristiani del XX secolo vittime del nazionalsocialismo.
Il processo di beatificazione fu avviato nell'arcidiocesi di Vienna nel 1988. Dopo l'esame della sua vita e del martirio, la Chiesa riconobbe ufficialmente la sua testimonianza. Il 21 giugno 1998, a Vienna, Papa Giovanni Paolo II la proclamò beata insieme al sacerdote Jakob Kern e al sacerdote Anton Maria Schwartz. La celebrazione si svolse sulla Heldenplatz, durante il viaggio apostolico del Pontefice in Austria.
La Beata Maria Restituta Kafka è venerata come vergine, religiosa delle Suore Francescane della Carità Cristiana e martire. La sua memoria liturgica ricorre il 30 marzo, anniversario della sua morte. La Chiesa la ricorda come una donna che unì per tutta la vita il servizio ai malati alla fedeltà a Cristo e che, di fronte alla persecuzione nazista, non rinunciò alla propria fede.