Il Beato Michele Ghebre nacque intorno al 1791 ad Adua, nell'attuale Eritrea, allora parte dell'Impero d'Etiopia. Fin da giovane manifestò una profonda religiosità ed entrò nel monastero di Debre Libanos, dove ricevette una solida formazione spirituale secondo la tradizione della Chiesa etiopica.
Divenuto sacerdote e monaco, si distinse per la vita austera, la dedizione alla preghiera e lo studio delle Sacre Scritture. Il desiderio di ricercare la piena verità della fede lo portò ad approfondire il rapporto tra la Chiesa etiopica e la Chiesa cattolica. Dopo un lungo cammino di discernimento, abbracciò la comunione con la Chiesa di Roma, una scelta che gli procurò incomprensioni e persecuzioni.
Animato da un forte zelo apostolico, si dedicò con instancabile impegno all'evangelizzazione e alla promozione dell'unità dei cristiani. Percorse numerose regioni dell'Etiopia annunciando il Vangelo, formando i fedeli e sostenendo le piccole comunità cattoliche, spesso in condizioni difficili.
La sua fedeltà alla Chiesa cattolica suscitò una dura opposizione. Venne più volte arrestato, imprigionato ed esiliato, ma non rinnegò mai la propria fede. Anche durante la prigionia continuò a pregare e a incoraggiare i cristiani a perseverare nella comunione con Cristo.
Dopo anni di sofferenze e maltrattamenti, morì in carcere il 13 luglio 1855, offrendo la propria vita come testimonianza di fedeltà al Vangelo e all'unità della Chiesa.
Papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato il 3 ottobre 1993, riconoscendolo come martire della fede e modello di perseveranza, dialogo e riconciliazione.
La memoria liturgica del Beato Michele Ghebre si celebra il 13 luglio. La sua vita ricorda l'importanza della ricerca della verità, della fedeltà a Cristo e dell'impegno per l'unità dei cristiani.