Il Beato Ladislao Bladzinski, al secolo Władysław Błądziński, fu un sacerdote polacco della Congregazione di San Michele Arcangelo, conosciuta come Congregazione dei Micaeliti, e martire della persecuzione nazista durante la Seconda guerra mondiale. Nacque a Myślatycze, nell'attuale Ucraina, il 6 luglio 1908 e morì martire nel campo di concentramento di Gross-Rosen, in Germania, l'8 settembre 1944. Fu beatificato da San Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 insieme agli altri 107 martiri polacchi della persecuzione nazista. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Ladislao rimase orfano di padre quando era ancora bambino e fu accolto, all'età di undici anni, nell'istituto educativo per orfani diretto dai Micaeliti a Miejsce Piastowe. Qui ricevette la propria formazione e imparò anche il mestiere di sarto.
A sedici anni decise di entrare nella Congregazione di San Michele Arcangelo. Il 12 dicembre 1926 emise i voti religiosi e proseguì gli studi presso il seminario della Congregazione. Successivamente frequentò il seminario maggiore di Przemyśl, dove completò gli studi filosofici e teologici. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1938. La sua unica destinazione pastorale fu Pawlikowice, vicino a Wieliczka, dove si dedicò all'educazione dei ragazzi poveri e degli orfani.
Insegnava nel ginnasio e nella scuola professionale della Congregazione, collaborava nella pastorale parrocchiale e partecipava alla formazione dei giovani aspiranti alla vita religiosa. Si occupava anche di materie scientifiche e dell'allevamento dei bachi da seta.
Le testimonianze lo ricordano come un religioso esemplare, umile e particolarmente attento ai giovani. Il suo ministero educativo era ispirato al motto della Congregazione: «Temperanza e lavoro». :contentReference[oaicite:2]{index=2}
Dopo l'occupazione nazista della Polonia, le autorità tedesche imposero severe restrizioni all'istruzione polacca. Nonostante il divieto, padre Ladislao contribuì all'organizzazione di un ginnasio clandestino presso Pawlikowice, permettendo ai giovani di continuare gli studi.
Era consapevole dei rischi che correva, ma riteneva fondamentale difendere l'educazione dei ragazzi e la cultura cristiana e polacca. Durante una perquisizione, rispose con coraggio a un ufficiale tedesco che sosteneva che la Polonia sarebbe scomparsa: «Sopra il mondo e sopra la Germania c'è Dio, che non permetterà che i polacchi periscano». :contentReference[oaicite:3]{index=3}
Nel 1944 la Gestapo scoprì l'attività clandestina. Ladislao fu arrestato insieme ad altri religiosi e condotto nella prigione di Montelupich a Cracovia, dove venne interrogato e torturato.
Gli venne chiesto di firmare una dichiarazione che avrebbe coinvolto e compromesso il suo superiore. Padre Ladislao rifiutò di accusare il proprio confratello e si assunse personalmente la responsabilità dell'attività clandestina, permettendo così ad altri di essere liberati. :contentReference[oaicite:4]{index=4}
Dalla prigione di Cracovia fu deportato nel campo di concentramento di Gross-Rosen, nella Slesia. Qui venne assegnato ai durissimi lavori forzati nelle cave di granito.
I prigionieri dovevano trasportare pesanti blocchi di pietra e venivano brutalmente puniti anche per le più brevi pause. Nonostante le condizioni disumane, Ladislao continuò a sostenere spiritualmente gli altri deportati.
Condivideva con i compagni la sua piccola razione di pane, li aiutava quando poteva e cercava di infondere loro coraggio e speranza. Continuò così a esercitare, clandestinamente, il proprio ministero sacerdotale anche nel campo. :contentReference[oaicite:5]{index=5}
L'8 settembre 1944, durante il lavoro nella cava, Ladislao fu costretto a trasportare un carico particolarmente pesante. Stremato dalle condizioni della prigionia, cadde sotto il peso della pietra.
Una guardia delle SS lo aggredì e lo spinse in un burrone della cava, provocandone la morte. Aveva appena trentasei anni. Il Martirologio Romano ricorda che fu deportato dalla sua patria nella cava di Gross-Rosen, dove venne ucciso durante i lavori forzati. :contentReference[oaicite:6]{index=6}
La causa di Ladislao Bladzinski fu inserita nel gruppo dei 108 martiri polacchi della Seconda guerra mondiale. Il 13 giugno 1999, durante la visita apostolica in Polonia, San Giovanni Paolo II lo proclamò Beato a Varsavia.
La Chiesa riconobbe così il suo martirio e la sua testimonianza di fede, caratterizzata dal coraggio con cui aveva difeso l'educazione dei giovani, dalla disponibilità a sacrificarsi per proteggere i confratelli e dalla carità mostrata verso i compagni di prigionia.