Beato Giuliano Maunoir

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Beato Giuliano Maunoir
Nome: Beato Giuliano Maunoir
Titolo: Sacerdote gesuita
Nome di battesimo: Julien Maunoir
Nascita: 1 ottobre 1606, Saint-George de Reintembault, Francia
Morte: 28 gennaio 1683, Plévin, Francia
Ricorrenza: 28 gennaio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
4 marzo 1951, Roma, papa Pio XII


Nato nella diocesi di Rennes nel 1606, Giuliano entrò nell'Ordine gesuita nel 1625. Nel 1640 cominciò a lavorare all'evangelizzazione della Bretagna, dedicandovi il resto della vita (altri quarantatré anni). Durante il ritiro che fece prima di essere ordinato sacerdote, scrisse: «Ho sentito un ardore straordinario per la salvezza delle anime e un bisogno travolgente di lavorare per questo fine in ogni modo possibile». Dedicò tutta la vita a mettere in pratica, questo desiderio. Egli fu una delle figure più importanti per l'opera di "ricristianizzazione" iniziata nell'Europa cattolica in seguito al Concilio di Trento, opera che fu compiuta in buona parte dagli ordini religiosi di più recente fondazione. La maggior parte del lavoro missionario di Giuliano si svolse nella diocesi di Quimper, una zona legata alla figura di S. Corentino (12 dic.), venerato come suo primo vescovo.

Il suo nome è associato a quello di un prete bretone, Michele Le Nobletz, conosciuto come "l'ultimo dei bardi", che ideò una tecnica di educazione religiosa che Giuliano avrebbe seguito e perfezionato, facendone un sistema coerente. Il primo imperativo per tutti i sacerdoti coinvolti nella missione era quello di imparare il bretone, che Giuliano apprese in poco tempo, all'inizio della sua missione. La tecnica implicava l'uso di diversi "aiuti didattici": immagini dipinte (alcune delle quali sono tuttora conservate nel museo di Quimper) che descrivevano scene della vita di Cristo e soggetti più allegorici; processioni con la rappresentazione di scene della Via Crucis; canti, alcuni dei quali arrangiati su melodie popolari, altri composti dallo stesso Giuliano. I missionari dovevano fronteggiare una situazione nella quale i fedeli, specialmente nelle zone rurali, erano «cristianizzati soltanto superficialmente» (Delumeau), e rimanevano spiritualmente ancora molto dipendenti da elementi pre-cristiani. Le Nobletz parla di «disordini e superstizioni che lo fecero piangere», spesso legati all'ambiente marinaro locale: le donne spazzando i pavimenti delle cappelle gettavano la polvere in aria per assicurare vento favorevole; minacciavano le statue dei santi con bastoni se questi non garantivano il rapido rientro degli uomini; facevano offerte sia per placare gli spiriti cattivi sia per ottenere l'intercessione di quelli buoni. Il biografo di Giuliano, il suo contemporaneo padre Boschet, definì così la fede della Bretagna del xvii secolo: «Essa è come nell'età primitiva della Chiesa».

Nel 1697 scriveva: «Non ci si deve sorprendere, vedendo nelle missioni qualcosa di simile a ciò che i pagani hanno provato quando gli apostoli predicavano, perché in molti luoghi della Bretagna inferiore i misteri della religione erano così poco conosciuti che il problema era più quello di gettare le fondamenta della fede piuttosto che quello di insegnare la dottrina cristiana». La stregoneria prosperava, i talismani abbondavano; Le Nobletz scoprì che alcuni rivolgevano preghiere alla luna; sorgenti sacre erano ovunque fonte di guarigione. Il cristianesimo, in molti modi e spesso inconsciamente, si era adattato alla mentalità pagana. L'ignoranza religiosa era, comunque, un fenomeno generale, non circoscritto alla sola Bretagna (la "fine del mondo", Finisterre). Le missioni del XVII secolo dei gesuiti e di altri ordini costituivano i primi sforzi consapevolmente pensati per introdurre nelle aree rurali, in particolare dell'Europa "cattolica", una spiritualità personale basata su una coscienza istruita. Le loro tecniche riprendevano per molti versi quelle dei riformatori protestanti di altri paesi: e in Bretagna essi si dovettero confrontare con un sostrato di fede celtica simile a quello che Giovanni Wesley trovò in Cornovaglia.

Le processioni per la festa di maggio, i fuochi di S. Giovanni e altre manifestazioni popolari, considerate «vergognose e meri relitti del paganesimo» (A. van Gennep) furono soppresse; si fece uno sforzo considerevole per aumentare il livello di istruzione del clero e per eliminare il concubinato, l'alcolismo e l'assenteismo di molti dei suoi membri. Questo processo richiese però tempo: fu così sui missionari itineranti che ricadde il grosso del compito di evangelizzazione nel )(vi' secolo. Tra questi spiccavano i gesuiti, insieme ai lazzaristi fondati da S. Vincenzo de' Paoli (t 1600, 27 set.), agli oratoriani, rappresentati da S. Giovanni Eudes (t 1680, 19 ago.), e a molti altri. Quando Giuliano iniziò la sua missione in Bretagna, nella regione c'erano due soli missionari; erano diventati mille al tempo della sua morte. I ritmi delle missioni erano sensibilmente adattati a quelli della vita contadina. I preti della missione lavoravano a gruppi, parrocchia per parrocchia; non la lasciavano finché l'intera popolazione adulta non aveva fatto una confessione generale; di solito si fermavano fino a sei settimane in ogni parrocchia e la penitenza non veniva data senza una completa catechesi.

La missione faceva ritorno nella stessa parrocchia dopo quattro o sei anni. L'arca coperta veniva scelta calcolando un raggio di circa cinque miglia tutto attorno al centro fissato. Durante i suoi quarantatré anni di apostolato nella Bretagna inferiore, Giuliano predicò in circa 375 missioni di questo tipo. Il suo scopo era insegnare alla gente quattro preghiere fondamentali: il Padre Nostro, l'Ave Maria, il Credo e il Confiteor, che dovevano essere memorizzate e recitate ogni mattina e ogni sera. Se la predicazione nelle missioni si mostrava energica, il ministero della confessione era esercitato con delicatezza.

Personaggio di spicco del movimento evangelizzatore della controriforma cattolica, Giuliano contribuì a creare una forma di vita rurale cattolica che si accordava alle stagioni basandosi fortemente sui sacramenti e sulle festività ecclesiastiche; tale forma sarebbe durata fino alla metà del xx secolo. Morì il 28 gennaio 1683 nella zona della Cornovaglia vicino a Quimper. Folle di pellegrini giunsero per baciare quei piedi che avevano camminato così tanto e così a lungo sul suolo della Bretagna. Le sue gesta furono descritte in termini che rispecchiano la tradizionale enfasi celtica circa i miracoli degli eroici seguaci di Cristo. Fu beatificato nel 1951 proprio quando, ironia della sorte, era in pieno declino la tradizionale vita cattolica da egli diffusa con tanti sforzi e la Francia veniva ancora una volta dichiarata pays de mission.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nel villaggio di Plévin nella Bretagna in Francia, beato Giuliano Maunoir, sacerdote della Compagnia di Gesù, che tanto in paesi e villaggi quanto nelle città di questa provincia per quarantadue anni si dedicò interamente alle missioni al popolo.

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