Beato Eugenio III

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Beato Eugenio III
Nome: Beato Eugenio III
Titolo: Papa
Nascita: 1080 circa, Montemagno, Asti
Morte: 1153 circa, Tivoli
Ricorrenza: 8 luglio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
3 ottobre 1872, Roma, papa Pio IX


Pietro Pignatelli nacque a Montemagno, tra Pisa e Lucca. Secondo B.T.A. il suo cognome era Paganelli, e si affermava che era di famiglia nobile; studi più recenti suggeriscono il cognome Pignatelli e concludono che era «di famiglia non identificata ma certamente di umili condizioni» (O.D.P.) Non si sa nulla dei primi anni di vita: forse fu priore del monastero di S. Zeno a Pisa nel 1128, anche se quest'ipotesi è difficile da conciliare con altre testimonianze, compresa quella di S. Bernardo (20 ago.), che pensava fosse un canonico importante della Chiesa di Pisa.

Un incontro con S. Bernardo nel 1137 o 1138 lo convinse a entrare nel monastero di Clairvaux, con il nome di Bernardo, e infine diventò vescovo del monastero cistercense dei SS. Vincenzo e Anastasio fuori Roma. Era ancora là quando fu inaspettatamente eletto papa nel febbraio del 1145, con il nome d'Eugenio III; S. Bernardo fu sbalordito dalla scelta di una persona così inesperta e scrisse ai cardinali per rimproverarli, dicendo: «Possa Dio perdonarvi per ciò che avete fatto!». Eugenio, benché continuasse a indossare l'abito cistercense il più possibile e seguisse uno stile di vita monastico, si dimostrò più risoluto e capace di quanto molti si aspettassero.

Il predecessore d'Eugenio, papa Lucio II, era morto per le ferite riportate nel tentativo di prendere d'assalto il Campidoglio per ripristinare il controllo del papato sulla città. Eugenio rifiutò di riconoscere l'autorità del senato romano e dovette essere consacrato a Farfa, a nord di Roma, scegliendo poi come residenza Viterbo.

Nel 1145 emise una bolla con cui proclamava la seconda crociata, e nel marzo del 1146 incaricò S. Bernardo di divulgarla, mediante la predicazione, in Francia, dove egli stesso si recò per i preparativi. La crociata iniziò nel 1147, ed Eugenio sperava che avrebbe contribuito a migliorare le relazioni con la Chiesa orientale. Fu un fallimento totale, ed Eugenio saggiamente rifiutò di seguire il consiglio di S. Bernardo di riprovarci e di includere la conquista di Costantinopoli nei suoi scopi.

Il papa fu un riformatore accanito e sfruttò la sua permanenza in Francia per tenere sinodi a Parigi, Treviri, e Reims, su questioni dottrinali e di disciplina e sulle visioni e l'insegnamento di S. Ildegarda di Bingen (17 set.). Su consiglio di S. Bernardo, Eugenio approvò queste ultime, ma prudentemente la mise in guardia contro l'orgoglio, stimolandola a far sì che il suo messaggio spirituale fosse «rivelato con cautela». Il pontefice intervenne vigorosamente nella disputa tra l'arcivescovo Teobaldo di Canterbury e S. Guglielmo di York (8 giu.), deponendo quest'ultimo nel 1147 su consiglio di S. Bernardo, forse scorrettamente; le questioni sottese erano complesse, e la disputa faceva parte di una controversia maggiore nata in seguito alla guerra civile tra re Stefano e la regina Matilda, inoltre S. Bernardo non sempre aveva vedute imparziali. Nel 1148, Eugenio approvò la regola che era stata stilata da S. Gilberto di Sempringham (4 feb.) per l'Ordine inglese dei gilbertini.

Eugenio fu un tenace sostenitore del potere di giurisdizione del papato. Invitando i vescovi al sinodo di Reims nel 1148, dichiarò che, attraverso S. Pietro, Cristo aveva dato al papa la suprema autorità temporale e spirituale.

Riorganizzò la Chiesa d'Irlanda, riuscendo a rafforzare il legame con la sede romana, e nel 1152 inviò un nunzio apostolico (Nicola Brcakspear, il futuro Adriano IV) in Scandinavia per riformare la Chiesa e per legarla più strettamente a Roma. In tutto ciò, Eugenio stava seguendo la politica dei papi riformatori, come S. Gregorio VII (25 mag.), del secolo precedente.

S. Bernardo nutriva grandi speranze sui risultati che Eugenio avrebbe potuto ottenere, e, in occasione della sua elezione, scrisse che il Signore gli avrebbe permesso di vedere «la Chiesa di Dio come nell'antichità, quando gli apostoli lasciarono le loro reti per una pesca, non d'argento e oro, ma d'anime».

Per aiutare il papa in questo compito, Bernardo scrisse il trattato De consideratione, spingendolo a mantenere un equilibrio tra il coinvolgimento necessario nelle questioni terrene, i principali interessi spirituali, e il proprio sviluppo interiore. Nonostante sia «guardiano su tutti» e «a capo dei ministri», il papa non deve imporsi sugli altri o tentare di usare la spada laddove sono falliti i mezzi spirituali; le questioni divine devono essere sempre curate direttamente, ma con la preghiera, piuttosto che con le dispute.

Eugenio fu fortunato ad avere un consigliere come Bernardo, ma la portata dell'influenza di quest'ultimo può essere stata esagerata: sebbene spesso dipendesse apertamente dal suo gran maestro e qualcuno alla corte del papa si lamentasse che Bernardo, non Eugenio, era il vero papa, Eugenio spesso agiva in modo indipendente e in certi casi non tenne in considerazione i suoi consigli (O.D.R).

Eugenio ritornò in Italia nel 1148, e riuscì a entrare a Roma nel dicembre del 1149, con l'aiuto militare di Ruggero di Sicilia, ma l'atmosfera ostile lo obbligò a ripartire e solo nel 1153 poté riprendervi la residenza.

Nello stesso anno firmò un trattato con Federico I Barbarossa (1152-1190), salvaguardando i diritti della Chiesa e promettendo al re la corona imperiale, ma morì dopo poco, l'8 luglio. Fu sepolto in S. Pietro accanto a papa Gregorio III (10 dic.). Un cronista inglese, Roger di Hoveden, scrisse di Eugenio: «Era degno del massimo onore del papato, la mente sempre ben disposta, la discrezione sempre affidabile, gli sguardi non solo allegri ma persino gioiosi».

Pietro di Cluny scrisse di lui a S. Bernardo: «Non ho mai conosciuto un amico più sincero, un fratello più affidabile, un padre più dolce [...1. In lui non c'è arroganza, né brama di dominio, né regalità: giustizia, umiltà e ragione accampano diritti sull'intera persona».

Presto gli furono attribuiti miracoli grazie alla sua intercessione e subito nacque un culto che fu approvato nel 1872.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Tivoli nel Lazio, transito del beato Eugenio III, papa, che fu diletto discepolo di san Bernardo; dopo aver retto da abate il monastero dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Acque Salvie, eletto alla sede di Roma, si adoperò con impegno per difendere il popolo cristiano dell’Urbe dalle insidie dell’eresia e rinnovare la disciplina ecclesiastica.

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