Il Beato Enrico da Almazora, al secolo Enrique García Beltrán, nacque ad Almazora, nella provincia di Castellón de la Plana, in Spagna, il 16 marzo 1913. Fu un religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e diacono, morto martire durante la persecuzione religiosa in Spagna nel 1936.
Era figlio di Vicente García e Concepción Beltrán. Fu battezzato lo stesso giorno della nascita nella chiesa parrocchiale di Almazora.
Enrico crebbe in una famiglia profondamente religiosa. Fin da bambino frequentava assiduamente la chiesa e trascorreva il suo tempo tra la famiglia, la scuola e la parrocchia.
All'età di quattordici anni entrò nel Seminario Serafico di Massamagrell, iniziando il percorso di formazione nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Il 13 agosto 1928 vestì l'abito cappuccino nel convento di Massamagrell.
Il 1° settembre 1929, nel convento di Ollería, emise la professione temporanea. Successivamente proseguì gli studi ecclesiastici e la formazione religiosa.
Il 17 settembre 1935 emise la professione perpetua, consacrandosi definitivamente alla vita religiosa cappuccina.
Durante gli anni della formazione si distinse per la sua pietà e per la devozione a san Giuseppe. Era particolarmente interessato alla liturgia e si dedicò allo studio della musica sacra, partecipando al canto delle Ore canoniche.
Enrico ricevette l'ordinazione diaconale nel 1936. Era quindi prossimo all'ordinazione sacerdotale quando la persecuzione religiosa e la guerra civile sconvolsero la Spagna.
Le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione lo descrivono come un giovane dal carattere gioviale e docile, stimato dai confratelli per la sua pietà, la vita interiore, l'umiltà e l'osservanza della Regola e delle Costituzioni dell'Ordine.
Nel luglio del 1936, con l'inizio della guerra civile spagnola e della persecuzione religiosa, Enrico dovette lasciare il convento di Orihuela e tornare nella casa dei genitori ad Almazora.
Rimase nascosto presso la famiglia, continuando a dedicarsi alla preghiera e allo studio. Il suo essere religioso e diacono lo esponeva tuttavia al rischio di essere arrestato.
Nel mese di agosto del 1936, due miliziani si presentarono presso la casa dei genitori e arrestarono Enrico.
Fu condotto al posto di guardia della Guardia Civile, che in quel periodo veniva utilizzato anche come luogo di detenzione.
Durante la prigionia condivise la cella con Miguel Pesudo, il quale testimoniò in seguito che Enrico conservava un atteggiamento sereno e un carattere gioviale, mostrando accettazione della propria situazione.
Il 16 agosto 1936, Enrico fu prelevato dal carcere insieme a un gruppo di laici.
Il gruppo venne condotto lungo la strada tra Castellón de la Plana e Benicasim, fino alla località denominata La Pedrera.
Qui Enrico García Beltrán venne ucciso. Aveva 23 anni ed era ancora diacono, in attesa di ricevere l'ordinazione sacerdotale.
Secondo le testimonianze raccolte sulla sua morte, Enrico e gli altri condannati morirono acclamando «Viva Cristo Re!».
Terminata la guerra civile, i resti di Enrico furono identificati e trasferiti nel cimitero di Almazora, la città nella quale era nato.
La causa di beatificazione di Enrico García Beltrán fu inserita nel gruppo dei martiri della persecuzione religiosa spagnola.
L'11 marzo 2001, Papa Giovanni Paolo II lo beatificò in Piazza San Pietro a Roma insieme ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.