Il Beato Domenico Castellet fu un sacerdote domenicano spagnolo e missionario in Giappone, dove subì il martirio durante la violenta persecuzione contro i cristiani. Nacque a Esparreguera, in Catalogna, l'11 ottobre 1592, entrò giovanissimo nell'Ordine dei Predicatori e dedicò la sua vita all'evangelizzazione. Morì martire a Nagasaki l'8 settembre 1628. Fu beatificato da Papa Pio IX il 7 maggio 1867.
Domenico nacque in una famiglia cristiana di Esparreguera. Ancora giovane entrò nel convento domenicano di Santa Caterina di Barcellona, dove iniziò la formazione religiosa e sacerdotale. Nel 1608 fece la professione religiosa e proseguì gli studi necessari al ministero sacerdotale.
Nel 1615 Domenico partì per le Filippine, dove per alcuni anni si dedicò all'evangelizzazione e al ministero pastorale. Rimase nell'arcipelago fino al 1621, acquisendo una significativa esperienza missionaria che sarebbe stata preziosa per la successiva attività in Giappone.
La sua vocazione missionaria lo portò infatti a desiderare di raggiungere il Giappone, nonostante le persecuzioni già in corso contro i cristiani e i missionari stranieri.
Nel 1621 Domenico raggiunse il Giappone. In quel periodo la predicazione cristiana era severamente proibita e sacerdoti e fedeli rischiavano continuamente l'arresto e la morte.
Nonostante il pericolo, Domenico svolse con grande entusiasmo il proprio apostolato, spostandosi clandestinamente tra le comunità cristiane. Amministrava i sacramenti, predicava e incoraggiava i fedeli a rimanere saldi nella fede.
Una caratteristica particolare della sua attività missionaria fu l'attenzione verso i cristiani imprigionati. Domenico arrivava persino nelle carceri per visitare e confortare coloro che erano destinati al martirio.
Il suo ministero non si limitava quindi alla predicazione: cercava di essere vicino ai cristiani proprio nei momenti più difficili, sostenendoli spiritualmente e preparandoli ad affrontare con fede la persecuzione.
Dopo diversi anni di attività clandestina, nel giugno 1628 Domenico fu scoperto e arrestato. Venne condotto nelle carceri di Omura, dove rimase imprigionato in condizioni estremamente dure.
Nonostante la prigionia, gli fu consentito di celebrare la Santa Messa. Anche in carcere continuò quindi a esercitare il proprio ministero sacerdotale e a incoraggiare gli altri prigionieri cristiani.
Dopo alcuni mesi di prigionia, Domenico fu trasferito a Nagasaki. L'8 settembre 1628 fu condotto al luogo dell'esecuzione e subì il martirio insieme ad altri cristiani.
Il Martirologio Romano ricorda Domenico Castellet insieme al francescano Antonio da San Bonaventura e a venti compagni, tra sacerdoti, laici e numerosi bambini. Alcuni furono uccisi con la spada, altri morirono sul rogo.
Il gruppo comprendeva cristiani appartenenti a diverse condizioni sociali. Tra loro vi erano sacerdoti e religiosi, ma anche famiglie intere e bambini che rimasero fedeli alla fede cristiana nonostante le persecuzioni.
Tra i compagni sono ricordati Tommaso di San Giacinto, Giovanni Tomachi e i suoi figli Domenico, Michele, Tommaso e Paolo, Giovanni Imamura, Paolo e Romano Aybara, Giacomo Hayashida, Matteo Álvarez, Michele Yamada e suo figlio Lorenzo, Ludovico Higashi e i suoi figli Francesco e Domenico.
Il culto di Domenico Castellet e degli altri martiri giapponesi si sviluppò rapidamente. Papa Pio IX li proclamò Beati il 7 maggio 1867, riconoscendo ufficialmente il loro martirio.
La sua memoria rimase particolarmente viva in Catalogna, sua terra d'origine, e nella tradizione domenicana. A Esparreguera, dove nacque, ancora oggi edifici e istituzioni portano il suo nome, a testimonianza della continuità della devozione locale.