Il Beato Camillo Costanzo nacque nel novembre del 1571 a Bovalino, in Calabria, da Tommaso Costanzo e Violante Montana, appartenenti a una famiglia originaria di Cosenza. Da giovane studiò diritto civile a Napoli e, dopo gli studi, intraprese per un periodo la carriera militare. L'esperienza delle armi, tuttavia, non rappresentò la sua vocazione definitiva: nel 1591 decise di entrare nella Compagnia di Gesù a Napoli.
La vocazione gesuitica
Entrato tra i Gesuiti l'8 settembre 1591, Camillo completò la propria formazione religiosa e sacerdotale. Fu impegnato nell'insegnamento e nella formazione dei giovani nei collegi della Compagnia, tra cui quelli di Nola e Salerno. La sua preparazione intellettuale e il suo forte desiderio missionario lo portarono presto a chiedere di essere inviato in Estremo Oriente.
La partenza per la missione in Oriente
Nel 1603 partì da Lisbona diretto verso la missione in Cina. Giunto a Macao, non ottenne però il permesso delle autorità portoghesi di entrare nel territorio cinese. Fu quindi destinato al Giappone, dove arrivò a Nagasaki nell'agosto del 1605. Qui imparò rapidamente la lingua giapponese e iniziò la sua attività missionaria.
L'evangelizzazione del Giappone
Costanzo svolse il suo apostolato dapprima a Kokura, nel Buzen, e dal 1608 a Sakai, presso Osaka. Si dedicò con grande impegno alla predicazione e alla formazione dei cristiani. La sua attività ebbe risultati significativi e contribuì alla crescita delle comunità cattoliche locali. Aveva inoltre progettato di raggiungere l'Hokkaido per annunciare il Vangelo agli Ainu, ma l'aggravarsi della persecuzione contro i missionari rese impossibile il progetto.
La persecuzione e l'espulsione
La situazione dei cristiani peggiorò progressivamente. Nel 1614 lo shogunato ordinò l'espulsione dei missionari stranieri dal Giappone e Camillo fu costretto a lasciare il paese. Nel novembre dello stesso anno tornò a Macao, dove rimase per diversi anni. Lontano dal Giappone, però, non abbandonò la sua attività missionaria.
Gli scritti in lingua giapponese
Durante il soggiorno a Macao Costanzo approfondì lo studio della cultura e delle religioni giapponesi. Scrisse numerose opere in lingua giapponese, dedicate alla difesa della fede cristiana e alla confutazione delle dottrine religiose con cui si confrontavano i missionari. Le fonti gesuitiche ricordano in particolare la sua attività di studio dei testi buddhisti e la produzione di opere apologetiche.
Il ritorno clandestino in Giappone
Nonostante la persecuzione, Camillo non volle abbandonare i cristiani rimasti senza sacerdoti. Nel 1621 decise quindi di rientrare clandestinamente in Giappone. Per evitare di essere riconosciuto si travestì da soldato e riuscì a sbarcare e a muoversi tra diverse località dell'area di Hirado. Per alcuni mesi continuò a esercitare il ministero in segreto, sostenendo le comunità cristiane perseguitate.
L'arresto e la prigionia
Il 24 aprile 1622 Camillo fu arrestato dopo essere stato denunciato alle autorità locali. Venne sottoposto alla prigionia e condannato a morte. Anche durante questo periodo non rinunciò alla sua attività sacerdotale e alla predicazione. Il Martirologio Romano sottolinea infatti che continuò ad annunciare Cristo fino al momento del martirio.
Il martirio sul rogo
Il 15 settembre 1622 Camillo Costanzo fu condotto a Tabira, nell'area di Hirado, e condannato a essere arso vivo. Secondo la tradizione, anche mentre le fiamme lo avvolgevano continuò a predicare Cristo. Morì così come martire della fede cristiana, all'età di circa cinquant'anni. La sua morte è ricordata tra i numerosi martirii che insanguinarono il Giappone durante le persecuzioni del XVII secolo.
La beatificazione
Camillo Costanzo fu beatificato da papa Pio IX il 7 maggio 1867, insieme agli altri martiri del Giappone. È quindi venerato dalla Chiesa cattolica come beato, sacerdote gesuita e martire. La sua memoria liturgica ricorre il 15 settembre.
La memoria in Calabria e in Giappone
Il culto di Camillo Costanzo è particolarmente legato alla sua terra d'origine, Bovalino, e al Giappone, luogo della sua missione e del suo martirio. La Compagnia di Gesù lo annovera tra i propri beati martiri del Giappone e ricorda il suo coraggio nel tornare clandestinamente tra i cristiani perseguitati, pur sapendo di rischiare la vita.