I Santi Eulampio ed Eulampia erano fratello e sorella e vissero a Nicomedia, in Bitinia, nell'attuale Turchia, all'inizio del IV secolo. Il loro nome è legato alla grande persecuzione contro i cristiani durante il governo dell'imperatore Diocleziano. Il Martirologio Romano li ricorda come martiri di Nicomedia, uccisi durante la persecuzione dell'imperatore.
Secondo la tradizione agiografica, Eulampio era ancora giovane quando venne a conoscenza dei decreti imperiali contro i cristiani. Rimase profondamente colpito dalla violenza della persecuzione e dal fatto che venissero condannate persone innocenti soltanto per la loro fede. Non nascose quindi la propria appartenenza al cristianesimo e venne arrestato.
Condotto davanti ai giudici, Eulampio fu invitato a rinnegare la propria fede e a sacrificare agli dèi pagani. Il giovane rifiutò con fermezza. Per questo motivo venne sottoposto a numerose torture. Le fonti agiografiche raccontano che fu flagellato e sottoposto a tormenti particolarmente crudeli, ma rimase saldo nella fede cristiana.
A un certo punto, secondo gli Acta della sua passione, Eulampio dichiarò di voler recarsi nel tempio pagano. I suoi persecutori interpretarono questa richiesta come un segno di cedimento e gli permisero di entrare nel tempio di Marte. Il giovane, invece, approfittò dell'occasione per testimoniare pubblicamente la propria fede.
Entrato nel tempio, Eulampio pregò il vero Dio e ordinò all'idolo di cadere. Secondo il racconto tradizionale, la statua crollò e si frantumò. L'episodio suscitò grande impressione tra i presenti e contribuì, secondo la tradizione, alla conversione di numerose persone che assistettero ai fatti.
Quando Eulampio fu nuovamente condotto davanti ai persecutori, sua sorella Eulampia si presentò spontaneamente e dichiarò di essere anch'ella cristiana. Nonostante fosse consapevole della sorte che l'attendeva, volle condividere la testimonianza del fratello e affrontare con lui le sofferenze piuttosto che rinnegare la propria fede.
Eulampio incoraggiò la sorella a non avere paura di coloro che potevano togliere la vita del corpo, ma non potevano distruggere l'anima. Le sue parole esprimevano la fiducia nella promessa di Cristo e la certezza che la fedeltà a Dio fosse più importante della propria sicurezza terrena.
I due fratelli furono quindi sottoposti insieme a nuovi supplizi. Secondo la tradizione, vennero immersi in una caldaia di olio bollente, ma ne uscirono miracolosamente illesi. Successivamente furono gettati in una fornace ardente, dalla quale, ancora una volta, sarebbero usciti senza riportare danni. Questi episodi costituiscono il nucleo principale del racconto agiografico della loro passione.
La loro testimonianza suscitò l'ammirazione di numerosi presenti. Secondo la tradizione, circa duecento persone, colpite dalla loro fede e dai prodigi avvenuti durante i tormenti, si convertirono al cristianesimo. Anch'esse furono successivamente condannate a morte e sono ricordate insieme ai due fratelli nella tradizione orientale.
Alla fine Eulampio venne decapitato. Eulampia, invece, morì a causa delle torture prima che fosse possibile eseguire la sentenza di decapitazione. In questo modo i due fratelli conclusero insieme la loro testimonianza cristiana, rimanendo fedeli alla fede fino alla morte.
Il racconto del loro martirio si diffuse soprattutto nelle Chiese orientali e la loro memoria rimase particolarmente legata a Nicomedia. Nel corso dei secoli il culto dei due martiri si estese anche ad altre regioni dell'Oriente cristiano e venne celebrato in modo particolare a Costantinopoli.
Le fonti disponibili sulla loro vita appartengono in larga parte alla tradizione agiografica e raccontano il martirio attraverso numerosi episodi miracolosi. Per questo motivo non è possibile stabilire con certezza tutti i dettagli storici della loro vicenda. È invece attestata dalla tradizione liturgica la loro venerazione come fratello e sorella, martiri di Nicomedia durante la persecuzione contro i cristiani.
La memoria liturgica dei Santi Eulampio ed Eulampia ricorre il 10 ottobre. Il Martirologio Romano li ricorda a Nicomedia in Bitinia come martiri durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano.