Secondo le fonti agiografiche tradizionali, Sabrina nacque sull’isola di Samo (nell’attuale Grecia) in una famiglia pagana insieme al fratello San Sabiniano (Savenien), che pure sarebbe stato martirizzato per la fede cristiana.
Entrambi si convertirono al cristianesimo e, mossa da un profondo desiderio di consacrarsi al Signore, Sabrina lasciò la sua terra di origine per chiedere il battesimo a Roma.
Durante il suo pellegrinaggio verso Roma e poi verso la Gallia (l’area della moderna Francia), Sabrina sarebbe passata da Ravenna, compiendo numerosi miracoli e opere di carità.
Una volta giunta nella regione intorno a Troyes, venne a sapere dell’uccisione del fratello Sabiniano, che era stato decapitato in odio alla fede cristiana.
Secondo la tradizione antica, Sabrina morì poco dopo aver saputo del martirio del fratello, come frutto delle sue preghiere e del suo desiderio di unirsi a lui nel sacrificio per Cristo. La data tradizionale della sua morte è indicata nell’anno 288.
Le notizie sulla vita di Santa Sabrina sono legate a fonti agiografiche antiche e non sempre storicamente documentate; tuttavia, il culto liturgico collegato alla sua memoria è attestato con continuità fin dall’alto Medioevo.
Già nel VII secolo un vescovo del luogo avrebbe fatto costruire una chiesa a lei dedicata nei pressi di Troyes, nell’odierna località di Sainte-Savine, a conferma della sua venerazione locale.
Nel Martirologio di Usuardo (fine IX secolo) il suo nome compare collegato alla data del 29 gennaio, consolidando così la sua memoria nella liturgia della Chiesa a partire dal Medioevo.
Come tipico delle martiri cristiane, Santa Sabrina viene rappresentata con il simbolo del martirio, spesso la palma come segno del trionfo sulla morte e della fedeltà al Cristo fino alla fine.