Macrina era la nonna paterna di S. Basilio il Grande e di S. Gregorio Nazianzeno (2 gen.), la cui sorella è venerata come S. Macrina la Giovane (19 lug.). Nelle sue lettere Basilio dice che lui e i fratelli furono allevati dalla nonna, a cui attribuisce la solida educazione religiosa che lo mantenne per tutta la vita nella via dell'ortodossia. Si dice che Macrina stessa fosse stata convertita da S. Gregorio il Taumaturgo (17 nov.), il discepolo più conosciuto di Origene; in realtà non è ben chiaro se Macrina lo avesse conosciuto di persona o solo attraverso le sue opere scritte, visto che morì settant'anni dopo di lui.
Durante le persecuzioni degli imperatori Galerio e Massimino, tra il 303 e il 311, Macrina e suo marito furono costretti a nascondersi per sette anni nelle foreste sulle colline del Ponto. La persecuzione fu particolarmente feroce in Ponto e in Cappadocia, dove i torturatori si divertivano a cavare l'occhio destro delle loro vittime o a marchiarne la gamba sinistra con un ferro rovente; i torturatori definivano ironicamente queste pratiche un "trattamento umano". Gregorio Nazianzeno racconta che le bestie selvatiche si consegnavano volontariamente ai perseguitati in fuga nei boschi, perché potessero ucciderle per cibarsene. Si sa che Macrina sopravvisse al marito; la data della sua morte è invece incerta: anche se nell'ultima edizione del Martirologio Romano compare l'anno 340, pare sia preferibile una data posteriore.
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