Santa Basilissa di Nicomedia è venerata come vergine e martire cristiana dei primi secoli. Secondo la tradizione, visse a Nicomedia, in Bitinia, nell'attuale Turchia, durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. Il Martirologio Romano la ricorda il 3 settembre, definendola semplicemente «vergine e martire».
Le tradizioni agiografiche raccontano che Basilissa fosse ancora una bambina di circa nove anni quando venne denunciata come cristiana. Fu condotta davanti al governatore di Nicomedia, chiamato Alessandro, durante la persecuzione di Diocleziano, iniziata all'inizio del IV secolo.
La giovane avrebbe rifiutato con fermezza di rinnegare la propria fede. Le fonti agiografiche raccontano quindi una serie di torture, dalle quali Basilissa sarebbe uscita miracolosamente illesa. Questi particolari appartengono però a tradizioni tarde e non possono essere considerati storicamente documentati.
Secondo la Passio, Alessandro ordinò che la bambina fosse sottoposta a violenze per costringerla ad abbandonare il cristianesimo. Basilissa rimase tuttavia salda nella fede.
La tradizione orientale narra che, dopo le torture, anche il governatore Alessandro rimase profondamente colpito dalla fermezza della giovane e si convertì al cristianesimo. Sarebbe stato quindi battezzato dal vescovo Antimo di Nicomedia e avrebbe trascorso il resto della sua vita nella penitenza. Anche questo episodio appartiene alla tradizione agiografica e non è verificabile attraverso fonti contemporanee ai fatti.
Le versioni più sviluppate della sua storia raccontano che Basilissa fu sottoposta a flagellazione, fuoco e belve feroci. Secondo il racconto, gli animali non le avrebbero fatto alcun male e la giovane sarebbe rimasta miracolosamente incolume.
Una tradizione ancora più elaborata racconta che, dopo essere stata liberata, Basilissa si allontanò dalla città. Durante il cammino avrebbe pregato per la sete e dalla terra sarebbe scaturita una sorgente d'acqua. Presso quella sorgente avrebbe infine pregato e consegnato pacificamente l'anima a Dio.
La figura di Santa Basilissa presenta alcune difficoltà per gli storici. Le fonti più antiche ricordano infatti diverse martiri chiamate Basilissa o Basilla, celebrate in date differenti e in località diverse.
Gli studiosi hanno ipotizzato che alcune di queste memorie possano riferirsi alla stessa martire, successivamente collocata in calendari differenti. La Bibliotheca Hagiographica identifica comunque una tradizione specifica relativa a Basilissa di Nicomedia, collocandone la morte all'inizio del IV secolo.
Il culto di Basilissa si sviluppò soprattutto nell'Oriente cristiano. Nel Sinassario Costantinopolitano la sua memoria compare il 3 settembre e la tradizione relativa alla sua vita rimase viva anche molti secoli dopo l'epoca delle persecuzioni.
Nel XIV secolo il culto della Santa era ancora particolarmente vivo a Costantinopoli, soprattutto presso un monastero situato nella zona delle Blacherne. Secondo la tradizione, Basilissa veniva invocata anche dalle giovani madri che avevano difficoltà ad allattare i propri bambini e contro alcuni disturbi fisici.
La memoria liturgica di Santa Basilissa di Nicomedia ricorre il 3 settembre. Il Martirologio Romano la colloca a Nicomedia in Bitinia, nell'odierna Turchia, e la presenta come vergine e martire.
Santa Basilissa è ricordata soprattutto come esempio di fermezza nella fede. La tradizione la presenta come una giovanissima cristiana che, nonostante le minacce e le torture, non accettò di rinnegare Cristo.
La sua biografia, arricchita nel corso dei secoli da numerosi elementi miracolosi, deve essere letta distinguendo la devozione dalla documentazione storica. Ciò che rimane particolarmente significativo è l'antichità del suo culto e la sua presenza nella tradizione liturgica della Chiesa, sia in Oriente sia in Occidente.