Nell'vni secolo l'avanzata islamica aveva occupato la Spagna meridionale e alcuni uomini di cultura come Isacco mostrarono molto interesse per la cultura e le tradizioni islamiche, che erano molto avanzate e affascinavano gli intellettuali spagnoli. Essi sapevano che l'islam aveva molto in comune con il giudaismo e il cristianesimo, poiché sí rifaceva all'Antico Testamento e riconosceva Cristo come profeta, e perciò speravano che si potessero trovare punti d'intesa. Isacco era un cittadino benestante di Cordova e un cristiano devoto. Imparò così bene la lingua araba da essere nominato notaio sotto il governo islamico a Cordova, centro del dominio arabo nella penisola iberica, non conservando però a lungo l'incarico. Dopo un esame più accurato trovò la fede islamica profondamente aliena dalla sua e preferì ritirarsi per alcuni anni in un monastero, dove era abate un suo parente, Martino.
In seguito avvertì il dovere di tornare in città e discutere con il magistrato che presiedeva al tribunale di Cordova sulla verità del cristianesimo in opposizione all'Islam. Il biografo di Isacco, Eulogio, chiarisce che fece questo passo di sua spontanea volontà. La sua richiesta di confronto fu accettata e durante il dibattito il magistrato fece un tal panegirico di Maometto che lui rispose con una denuncia esplicita di Maometto come falso profeta. Fu perciò arrestato, torturato e messo a morte. Dopo l'esecuzione il suo corpo fu innalzato su un palo lungo il fiume Guadalquivir, come monito per gli altri cristiani. Nei martirologi spagnoli gli viene dato un posto privilegiato tra i martiri di Cordova.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Isacco, martire, che, monaco, durante la dominazione dei Mori, spinto non da un umano impulso, ma da ispirazione divina, sceso dal cenobio di Tábanos si presentò nel foro al giudice per disputare con lui circa la vera religione e fu per questo condannato a morte.
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