Sant'Emanuele Lê Văn Phụng nacque intorno al 1796 nel villaggio di Cái Nhum, nell'attuale Vietnam. Cresciuto in una famiglia cristiana, ricevette fin da giovane una solida formazione nella fede e maturò il desiderio di vivere il Vangelo con coerenza e generosità.
Sposato e padre di famiglia, era conosciuto per la sua onestà, la sua carità e il suo impegno nella comunità cristiana. Collaborava attivamente con i missionari, offrendo loro ospitalità e sostegno, e incoraggiava i fedeli a perseverare nella fede nonostante il clima di crescente ostilità nei confronti del cristianesimo.
Durante il regno dell'imperatore Tự Đức si intensificarono le persecuzioni contro i cristiani. Emanuele fu arrestato con l'accusa di professare la fede cattolica e di aver aiutato i missionari. Condotto davanti alle autorità, gli venne ordinato di calpestare la croce come segno di rinnegamento della fede.
Con grande fermezza rifiutò ogni compromesso, dichiarando di voler rimanere fedele a Cristo. Per questo motivo fu sottoposto a interrogatori e torture, che affrontò con serenità e spirito di preghiera, senza mai cedere alle pressioni.
Condannato a morte, venne decapitato il 13 luglio 1859. Con il suo martirio offrì la suprema testimonianza di fedeltà al Vangelo, diventando uno dei numerosi martiri vietnamiti che diedero la vita durante le persecuzioni del XIX secolo.
Papa Leone XIII lo proclamò beato il 27 maggio 1900. Successivamente, San Giovanni Paolo II lo canonizzò il 19 giugno 1988 insieme ad altri 116 martiri del Vietnam.
La memoria liturgica di Sant'Emanuele Lê Văn Phụng si celebra il 24 novembre insieme ai Martiri del Vietnam, mentre il suo dies natalis ricorre il 13 luglio. La sua vita è un esempio di fedeltà a Cristo, di coraggio nella prova e di testimonianza cristiana vissuta anche nella vita familiare.