Sant'Ausano di Milano, chiamato anche Auxano, fu vescovo di Milano nella seconda metà del VI secolo. Le notizie sulla sua vita sono poche e frammentarie, ma la sua figura è strettamente legata a uno dei periodi più complessi della storia della Chiesa milanese, segnato dallo scisma dei Tre Capitoli. È venerato come santo dalla Chiesa ambrosiana e il suo nome compare nel Martirologio Romano. La sua memoria liturgica ricorre il 3 settembre.
Secondo l'antico Catalogus archiepiscoporum Mediolanensium, Ausano fu il ventottesimo vescovo di Milano e governò la diocesi dopo Vitale e prima di Onorato. La tradizione più antica gli attribuisce circa due anni di episcopato.
La cronologia tradizionale collocava il suo governo negli anni 566-567. Gli studi storici moderni, basandosi soprattutto sulle lettere di Papa Pelagio I, tendono invece ad anticiparlo, collocandolo probabilmente tra il 558 e il 561, oppure tra il 556 e il 559.
Ausano visse in un momento particolarmente travagliato per la Chiesa occidentale. Dopo il Concilio di Costantinopoli del 553, che condannò i cosiddetti Tre Capitoli, numerosi vescovi dell'Italia settentrionale rifiutarono di accettare immediatamente le decisioni conciliari.
Milano e Aquileia divennero importanti centri dell'opposizione. In questo contesto, alcune lettere di Papa Pelagio I parlano di un vescovo milanese definito «scismatico», accusato anche di aver consacrato Paolino di Aquileia a Milano anziché nella sua sede patriarcale.
Gli storici ritengono probabile che questo vescovo fosse proprio Ausano, anche se l'identificazione non è assolutamente certa. Le fonti non permettono inoltre di stabilire con sicurezza quale fosse la sua posizione personale riguardo alla controversia teologica.
Una delle vicende più importanti collegate ad Ausano riguarda quindi la consacrazione episcopale di Paolino di Aquileia. Secondo le lettere di Pelagio I, Paolino ricevette la consacrazione a Milano da un vescovo considerato in opposizione alla posizione romana.
Il pontefice intervenne duramente nella questione e chiese alle autorità imperiali di prendere provvedimenti contro i responsabili. Se l'identificazione tra il vescovo delle lettere e Ausano è corretta, questo episodio costituirebbe il principale elemento documentato della sua attività episcopale.
Nonostante le difficoltà del suo episcopato, la Chiesa milanese conservò nei secoli una memoria positiva di Ausano. La prima testimonianza esplicita del suo culto risale alla cronaca di Goffredo da Bussero, autore del XIII secolo.
Goffredo presenta Ausano come un predicatore instancabile e come un uomo al quale erano attribuiti numerosi miracoli. La tradizione ambrosiana lo ricordò quindi come un pastore zelante e un taumaturgo, trasformando la memoria del vescovo storico in quella di un santo venerato dalla comunità.
Ausano morì probabilmente intorno al 559. Secondo il catalogo episcopale milanese, fu sepolto nella chiesa di Santo Stefano ad Rotam, conosciuta anche come Santo Stefano Maggiore.
La sua tomba divenne nel tempo un luogo di venerazione e contribuì alla conservazione della memoria del vescovo nella Chiesa ambrosiana.
Nel 1609 il cardinale Federico Borromeo fece effettuare una ricognizione delle reliquie attribuite a Sant'Ausano. I suoi resti furono successivamente oggetto di ulteriori trasferimenti.
Nel 1988 le reliquie furono solennemente trasferite dalla Basilica di Santo Stefano Maggiore al Duomo di Milano, dove sono oggi custodite insieme alle memorie dei santi della Chiesa ambrosiana.
La venerazione di Sant'Ausano è documentata nei più antichi martirologi ambrosiani dell'XI e XII secolo. La sua memoria è rimasta legata soprattutto alla città di Milano e alla tradizione della Chiesa ambrosiana.
La sua figura è particolarmente significativa perché testimonia la complessità della storia ecclesiastica dell'Italia settentrionale nel VI secolo: un periodo nel quale le questioni teologiche e politiche legate allo scisma dei Tre Capitoli provocarono profonde divisioni tra le comunità cristiane.
La memoria liturgica di Sant'Ausano di Milano ricorre il 3 settembre. Il Martirologio Romano lo ricorda semplicemente come vescovo di Milano.
Sant'Ausano rimane una figura particolarmente interessante perché le poche testimonianze storiche disponibili mostrano un episcopato inserito in un periodo di forti tensioni ecclesiali, mentre la tradizione successiva lo presenta come predicatore instancabile e taumaturgo.
La sua memoria, conservata per oltre un millennio nella Chiesa milanese, mostra come la devozione abbia saputo custodire la figura di un antico vescovo anche quando le vicende concrete della sua vita sono rimaste in gran parte sconosciute.