Sant' Aelredo di Rievaulx

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Sant' Aelredo di Rievaulx
Nome: Sant' Aelredo di Rievaulx
Titolo: Abate
Nascita: 1110, Hexham, Northumberland, Inghilterra
Morte: 12 gennaio 1167, Rievaulx, Inghilterra
Ricorrenza: 12 gennaio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


A Rievaulx, nello Yorkshire, si trovava una abbazia "figlia" di quella di Clairvaux, in Borgogna, e da essa sarebbe sorto un monaco cistercense che ricordava molto da vicino "l'ultimo dottore della Chiesa" cistercense, Bernardo di Clairvaux (20 ago.). I cistercensi, che rappresentavano un grande movimento ascetico popolare, ebbero una forte crescita durante il xu secolo: nel 1097 era stata fondata la casa madre di Citeaux; già nel 1134, alla morte dell'abate Stefano Harding (17 apr.), le case erano ottanta, e alla morte di Bernardo, avvenuta nel 1153, erano addirittura 350. Rievaulx fu fondata nel 1132 e il suo primo abate fu il segretario di Bernardo, Guglielmo; alla sua creazione contribuirono anche re Enrico I e Walter Espec, barone locale, che aveva il castello nella vicina 1Ielmsley e che donò il terreno.

Aelredo (o anche Ailrcdo) era nato ad Hexham (Northumberland, Inghilterra) nel 1110 ed era il figlio del locale prete "ereditario"; ricevette un'educazione scrupolosa a Durham e, appena ventenne, entrò alla corte di S. Davide re di Scozia (24 mag.), diventando siniscalco o maestro della casa reale. Adempiva ai suoi compiti con pazienza notevole e rispondeva alle lamentele con carità, ma presto si sentì attratto dalla vita religiosa ed entrò a Rievaulx due anni dopo la sua fondazione, nel 1134. Da allora in poi la sua carriera fu rapidissima: da novizio a monaco, da monaco a maestro dei novizi e infine abate.

Passò la maggior parte della sua vita a Rievaulx, escluso il periodo dal 1143 al 1147, in cui fu abate dell'abbazia di Revesby, vicino a York. Divenne poi abate di Rievaulx, restandovi per vent'anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1167. In questo periodo il monastero si espanse fino a diventare, con 150 frati coristi e 500 tra frati laici e dipendenti, il più grande d'Inghilterra. I fratelli laici erano indispensabili all'economia dei monasteri che, essendo volutamente situati in aree isolate, permettevano ai cistercensi di distinguersi quali pionieri nelle attività rurali. Rievaulx, come altre grandi abbazie dell'Inghilterra settentrionale, si specializzò nell'allevamento di ovini, più adatto al clima della zona. Vi si coltivava anche il lino; erano presenti addirittura una conceria e una fonderia.

Aelredo ebbe sempre una salute precaria, e negli ultimi anni di vita soffrì acutamente (probabilmente di gotta e di calcolosi), tanto da essere costretto a passare lunghi periodi nell'infermeria del monastero, dove i monaci, fermandosi sulla porta, gli rendevano visita per riceverne consigli e istruzioni. Nonostante conducesse una vita molto rigida, la sua regola non era troppo dura; era anzi famoso per non aver mai espulso alcun fratello durante tutto il periodo in cui fu abate. Viste le dimensioni enormi della comunità, che tra l'altro era autosufficiente, svolse principalmente l'attività di amministratore e di padre spirituale.

È proprio in quest'ultima funzione che eccelse in tutta la sua grandezza, come del resto mostrano i suoi scritti. Anch'egli, come S. Bernardo, scrisse molto e in forme letterarie diverse, componendo biografie, trattati storiografici e spirituali e infine sermoni e meditazioni basati sui testi biblici. Il suo insegnamento tendeva soprattutto a delineare la via monastica alla spiritualità, vista essenzialmente come un processo di allontanamento da se stessi e dal peccato, per incontrare Dio nella comunità dei fratelli, mantenendosi sempre sotto il controllo di un abate. La maggior parte delle sue opere fa parte di questo filone e forse quelle più interessanti sono: Lo specchio della carità, scritta, su consiglio di S. Bernardo, tra il 1142 e il 1143, e i sermoni su Isaia. Altri scritti posteriori sono: De Spirituali Amicitia, che è debitore non solo di S. Agostino ma anche del De Amicitia di Cicerone, opera allora in gran voga; Preghiera Pastorale e un trattato Sull'anima, rimasto incompleto a causa della morte.

Il tema principale di queste opere è la restaurazione dell'immagine di Dio offuscata dal peccato. La traccia che seguiva non era originale, ma lui vi aggiunse alcuni elementi nuovi, tra i quali la definizione di vita interiore come vita sociale o come comunione, e la visione del monastero come "scuola di vita". In questo l'ascetismo, l'umiltà e la preghiera preparavano all'incontro con il Dio vivente e la vita diventava una sorta di "teologia vivente".

Aelredo scrisse anche lunghissime lettere, la maggior parte delle quali, sfortunatamente, è andata persa. I suoi corrispondenti erano il papa, i vescovi e i re d'Inghilterra, di Francia e di Scozia, e sua sorella, a cui descrisse la sua "comunità d'amore": «Mentre camminavo nei chiostri tutti i fratelli sedevano insieme [...] e in mezzo a tutta quella moltitudine non potevo trovare nessuno, che io non amassi o da cui io non fossi amato [...]».

Il grado che aveva nell'ordine, cioè abate di una casa madre dalla quale dipendevano altre case in Scozia e in Inghilterra, gli imponeva nonostante la sua salute cagionevole di viaggiare molto, soprattutto in occasione dei capitoli generali dei monasteri affiliati a Rievaulx; ma a volte era costretto ad andare anche più lontano.

Queste visite gli consentirono di influire direttamente sul percorso evolutivo del monachesimo inglese. Nel 1142 venne inviato da S. Bernardo a Roma perché esprimesse la sua disapprovazione per l'elezione di William Fitzherbert (S. William di York, 8 giu.) ad arcivescovo di York. William, che godeva dell'appoggio dei canonici di York e del re, veniva infatti accusato da Bernardo e dai cistercensi dello Yorkshire (i cui criteri in materia erano particolarmente rigidi) di simonia e di impudicizia. In un primo momento William venne deposto, ma più tardi fu trionfalmente riabilitato.

Nel 1157 Aelredo fu dispensato, per motivi di salute, dalla partecipazione ai capitoli generali; ciononostante, nel 1159 e nel 1165, visitò le case affiliate della Scozia, fino a quando la sua infermità non divenne troppo grave. Essendo stato scelto, nel 1163, per parlare a Westminster in occasione della traslazione nell'abbazia delle reliquie di S. Edoardo il Confessore (13 ott.), pensò di adattare la Vita Edwardi Regis et Confessoris di Osbert di Giare.

Scrivendo qualche anno dopo la morte di Aelredo, Walter Daniel, suo discepolo e amico, raccontò in una biografia i suoi ultimi anni di vita. Walter si sofferma in particolare sulla sua pazienza e sulla sua fiducia in Dio, nonché sull'amore che i fratelli nutrivano per lui e sul loro dolore al momento della separazione.

Il racconto che Walter fa della sua morte è tra i passaggi più commoventi che si possano trovare in un'agiografia: per quattro anni aveva vissuto in una cella adiacente al monastero dove, a gruppi, i monaci rendevano visita al loro "Abba", al loro padre spirituale. Negli ultimi giorni aveva, addirittura, invocato la morte: «Affrettati, per l'amore di Cristo, affrettati».
Una frase tratta dal De Spirituali Amicitia gli si addice perfettamente: «Uno che a diritto potrei chiamare figlio dell'amicizia; infatti la sua unica preoccupazione fu di amare e di essere amato». Morì il 12 gennaio 1167. Il suo corpo venne dapprima sepolto nella sala capitolare di Ricvaulx e poi trasferito nella chiesa. A parte ovviamente le opere di Aelredo stesso, che ci rivelano ampiamente il suo carattere, è il racconto appassionato e convincente di Walter Daniel a costituire la fonte per i successivi approfondimenti sulla sua vita.

Nonostante ci sia chi affermi il contrario, pare che Aelredo non sia mai stato formalmente canonizzato. I cistercensi comunque cominciarono presto a farne oggetto di venerazione e nel 1476 proclamarono la sua festività, celebrandola il 3 febbraio, mentre nelle diocesi locali la si celebrava il 3 marzo. La nuova edizione del Martirologio Romano la sposta invece all'anniversario della sua morte.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nel monastero di Rievaulx sempre in Northumbria, sant’Aelredo, abate: educato alla corte del re di Scozia, entrò nell’Ordine cistercense e, divenuto insigne maestro di vita monastica, nei suoi gesti e nei suoi scritti promosse assiduamente e con amabilità la vita spirituale e l’amicizia in Cristo.

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