San Nilo di Rossano, detto “il Giovane” per distinguerlo da San Nilo il Sinaita (12 novembre), nacque a Rossano, in Calabria, intorno al 910, da genitori greci che gli diedero il nome di Nicola.
La Calabria del tempo, rimasta a lungo bizantina, rappresentava un punto d’incontro tra cultura greca e latina. Nilo, conoscendo entrambe le lingue, divenne per tutta la vita un prezioso mediatore tra Oriente e Occidente.
La giovinezza non fu particolarmente esemplare. Visse per un periodo lontano dalla piena pratica religiosa e formò una famiglia. Intorno ai trent’anni perse la compagna e la figlia, probabilmente a causa di un’epidemia, e fu egli stesso gravemente malato. Questo evento segnò la sua profonda conversione.
Entrò in un monastero di rito bizantino assumendo il nome di Nilo. Visse sia come eremita sia come cenobita in vari monasteri dell’Italia meridionale. Nel 953 fondò e divenne abate del monastero di San Adriano, presso San Demetrio Corone, dove rimase per circa trent’anni.
Era noto per l’erudizione e la santità. Pur sostenendo posizioni severe sulla salvezza, non considerava la vita monastica come unica via: a un nobile che voleva farsi monaco disse:
«Le promesse del battesimo sono sufficienti: il pentimento non richiede nuove promesse, ma un cambiamento totale dello stile di vita».
Nel 981, a causa di un’incursione araba, dovette lasciare San Adriano con i suoi monaci. Furono accolti a Montecassino e poi si stabilirono a Valleluce. Successivamente si trasferirono a Serperi, presso Gaeta.
I monasteri fondati da Nilo seguivano il modello orientale: i monaci vivevano come eremiti accanto l’uno all’altro, senza una regola unica rigidamente codificata. Nilo si sosteneva copiando manoscritti e alternava la vita comunitaria a lunghi periodi di solitudine, digiuno e preghiera.
Nel 998 intervenne presso l’imperatore Ottone III per chiedere clemenza verso Filagato (antipapa Giovanni XVI), ma non riuscì a impedirne la crudele mutilazione. Quando l’imperatore gli offrì terre e denaro per costruire un monastero, Nilo rifiutò dicendo:
«La sola cosa che Vi chiedo è di salvare la Vostra anima; anche se siete imperatore, al momento della morte dovrete rendere conto della Vostra vita a Dio».
Nel 1004, durante un viaggio sui monti Albani, ebbe – secondo la tradizione – una visione della Madonna che lo invitava a fondare un monastero stabile. Ottenuti i terreni dal conte Gregorio di Tuscolo, iniziò il progetto sulle pendici del Monte Cavo, a circa 17 chilometri da Roma.
Morì però prima dell’inizio dei lavori. Il suo successore, San Bartolomeo (11 novembre), portò avanti l’opera, dando vita alla celebre Abbazia di Grottaferrata, di cui Nilo è considerato fondatore e primo abate.
Morì ultranovantenne e fu sepolto a Grottaferrata. Il suo culto è diffuso soprattutto nell’Italia meridionale, dove è invocato in particolare contro l’epilessia.
L’abbazia, ancora oggi di rito orientale, rimane centro di spiritualità ed erudizione, custode di preziosi manoscritti, alcuni dei quali copiati dallo stesso Nilo.
MARTIROLOGIO ROMANO. Nella campagna del Tuscolo vicino a Roma, san Nilo il Giovane, abate, che, di origine greca, cercò una santa condotta di vita e, pervaso dal desiderio di penitenza, umiltà e peregrinazione, nonché insigne per spirito di profezia e sapienza di dottrina, fondò il celebre monastero di Grottaferrata secondo gli insegnamenti dei Padri orientali, dove nonagenario rese in chiesa lo spirito a Dio.