La passiio di S. Massimiliano, un obiettore di coscienza, è considerata il racconto autentico, ed è abbastanza fedele del processo e della morte di un antico martire. Nel iii secolo molti soldati romani erano volontari, ma i figli dei veterani erano obbligati a prestare servizio nell'esercito. Come ai nostri tempi, i cristiani avevano idee contrastanti riguardo al servizio militare. Massimiliano lo considerava inconciliabile con la legge di Dio. (Un caso simile del XX secolo è quello di Franz Jaegerstaetter, un cattolico austriaco che si rifiutò di fare il servizio militare sotto i nazisti, i cui spietati obiettivi erano stati condannati dalla Chiesa. I suoi vescovi e sacerdoti tentarono invano di convincerlo).
Nel consolato di Tusco e Anulino, Fabio Vittore e Massimiliano vennero portati insieme davanti alla corte, a Teveste in Numidia. Il pubblico ministero, Pompeiano, sostenne che Massimiliano, recluta e figlio di Vittorio, dovesse prestare servizio nell'esercito. Il proconsole chiese al giovane come si chiamasse, e Massimiliano gli rispose che ciò non aveva importanza poiché era un cristiano e non poteva essere arruolato. Rimase saldo nel suo rifiuto:
DIONE: Devi arruolarti o morirai. MASSIMILIANO: Non lo farò mai. Puoi anche tagliarmi la testa ma io sono un soldato di Cristo e non potrò mai essere un soldato di questo mondo. D.: Chi ti ha messo in testa queste idee? M.: La mia coscienza e Colui che mi ha giustamente arruolato. D.: Fabio Vittorio, spiega a tuo figlio i suoi obblighi. VITTORIO: Egli sa quello che fa. Non cambierà idea. D.: Arruolati e prendi la divisa dell'imperatore. M.: Non posso. Porto già il segno distintivo di Cristo. D.: Ti manderò dal tuo signore immediatamente. M.: Fallo il più presto possibile. Questa sarà la vera gloria. D.: Ufficiale di reclutamento, dagli la sua divisa. M.: Non la prenderò, te l'ho detto. Se insisti, la rovinerò. Sono un cristiano e non posso indossare nessun'altra divisa di servizio oltre al sacro segno di Cristo. Egli è il Dio vivente che tu non riconosci. Ha sofferto per noi, Dio lo ha mandato a noi perché morisse per le nostre colpe. Tutti noi cristiani serviamo Cristo e lo seguiamo come il Dio della vita e fonte della nostra salvezza. D,: Accetta, o morirai. È una via molto difficile da percorrere. M.: Non perirò, perché il mio Dio conosce il mio nome e mi ha contato nelle sue schiere. Rifiuto di prestare servizio. D.: Sei giovane. Il servizio militare è la cosa giusta per uno della tua età. Entra nell'esercito. M.: Il mio esercito è l'esercito di Dio. Non posso combattere per questo mondo. Sono un cristiano, te l'ho detto. D.: I soldati cristiani prestano sevizio ai nostri governatori Diocleziano e Massimiano, Costanzo e Galerio. M.: Sono affari loro. Pure io sono cristiano e non posso prestare servizio. D.: Che tipo di peccato compiono i soldati? M.: Lo sai molto bene. D.: Se rifiuti, dovrò condannarti a morte per oltraggio all'esercito. M.: Non morirò. Se lascio questo mondo la mia anima vivrà con Cristo, mio Signore. D.: Segnate il suo nome. Sei un traditore. Ecco perché non vuoi fare il servizio militare. Sarai punito come avvertimento per gli altri. Il verdetto è: «Massimiliano ha rifiutato l'obbligo militare per tradimento. Deve essere decapitato». M.: Dio vive!
Massimiliano aveva ventidue anni quando morì. Disse a suo padre di dare il mantello preparato per il suo servizio all'ufficiale di corte. Fu decapitato quasi subito. Una donna di nome Pompeiana prese il suo corpo e lo portò a Cartagine, dove lo seppellì vicino a S. Cipriano (16 set.), non lontano dal palazzo. Vittorio fece ritorno a casa esultante e seguì il figlio dopo poco.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma sulla via Salaria antica nel cimitero di Basilla, san Massimiliano, martire.
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