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San Luigi Guanella

San Luigi Guanella
Nome: San Luigi Guanella
Titolo: Sacerdote
Memoria: 24 ottobre




Pio XI ha espresso la sua ammirazione per don Luigi Guanella definendolo il «Garibaldi della carità». Garibaldi a parte, a colpire il papa è stato il coraggio di questo prete di montagna che, con disarmante povertà di mezzi e una sconfinata fiducia nella provvidenza, si è imbarcato in imprese di straordinario valore sociale in soccorso di persone sfavorite dalla natura o dalla sorte, e per questo emarginate dalla società. Egli ha ridato a bambini e anziani soli, handicappati psichici, ciechi, sordomuti, storpi... dignità di persone, un accettabile presente e un meno incerto futuro.

Il suo motto, nell'aiutare il prossimo, era: «Senza eccezioni». Non si doveva cioè escludere nessuno, contava soltanto la necessità.

Con altrettanto coraggio, don Guanella ha usato la penna per denunciare la politica anticristiana e anticlericale dei governanti di allora, meritandosi la loro ostilità, tradottasi nel suo confino, come elemento sovversivo e pericoloso, in minuscole e remote parrocchie perché non potesse nuocere.

Un bel tipo, insomma, nato il 19 dicembre 1842 a Fraciscio di Campodolcino, un villaggio di montagna, 1350 metri sul mare, della Val San Giacomo (Sondrio) nelle Alpi Retiche. Montagna vuol dire duro lavoro, fatica sui campi, nei boschi e negli alpeggi per un presente risicato e un futuro senza troppe illusioni, un ambiente difficile che educa al sacrificio, alla paziente povertà, alla fermezza del carattere e anche alla fede e alla solidarietà.

Luigi trova nella sua famiglia l'ambiente giusto per venire su bene. Il papà Lorenzo, per ventiquattro anni sindaco di Campodolcino, è un tipo severo e autoritario; dolce e paziente è invece la mamma, Maria Bianchi. Insieme, dosando fermezza e dolcezza, allevano ben tredici figli.

Luigi, dodicenne, entra nel collegio Gallio di Como. E un ragazzino serio, buono e studioso e i padri somaschi, che dirigono l'istituto, sperano che entri nella loro famiglia; lui preferisce il seminario diocesano, dove nel 1862 inizia lo studio della teologia, che non sta vivendo una delle sue stagioni migliori, segnata com'è dalla povertà culturale dei tempi e più attenta agli aspetti pastorali e pratici che ai suoi contenuti.

Allo studio della teologia il giovane montanaro aggiunge un personale interesse per il sociale, toccato dalle condizioni di vita della gente, dei suoi paesani in particolare, tra i quali trascorre le vacanze occupandosi dei bambini, degli anziani e degli ammalati. In seminario stringe amicizia con il vescovo di Foggia, Bernardino Frascolla, reduce dal carcere di Como, dove è stato rinchiuso per aver difeso i diritti della chiesa contro le prepotenze di governanti anticlericali. È lui a ordinarlo sacerdote, il 26 maggio 1866.

Don Luigi inizia il ministero pastorale come viceparroco a Prosto, in Val Chiavenna. L'anno seguente è nominato parroco a Savogno, un gruppetto di case aggrappate alla montagna, raggiungibile grazie ai duemila gradoni di una ripida mulattiera. Rimane lassù sette anni, trasformando la piccola comunità, con ii suo ardente zelo e la «complicità» spirituale dei parrocchiani, in un «convento», come osserva qualcuno con simpatica malizia.

Lassù don Luigi matura la vocazione a un impegno di tipo diverso, per questo chiede al vescovo il permesso di andare a Torino a condividere l'esperienza di don Giovanni Bosco. Trascorre tre anni con il fondatore dei salesiani, ma poi il vescovo di Como lo richiama in diocesi. Don Luigi torna da Torino con un progetto in testa: fare qualcosa per i ragazzi in difficoltà. Passa presto ai fatti, acquistando un vecchio convento francescano a Traina, e qui avvia una scuola privata per ragazzi che vogliono farsi preti.

Non ha fatto, però, i conti con le autorità politiche locali, che guardano con sospetto questo prete che è stato alla scuola di don Bosco. È senz'altro «un sovversivo», dicono, che vuole con la sua scuola riempire la valle di preti e monache. Meglio renderlo innocuo, suggeriscono al vescovo, relegandolo a Olmo, una delle più remote parrocchie di montagna.

Ma non c'è barba di politico che possa opporsi ai disegni di Dio. Infatti, quando pensano di aver neutralizzato l'indocile pretino, giunge «l'ora della misericordia», cioè l'ora segnata da Dio che spariglia tutto. Nel concreto, il vescovo nomina don Luigi parroco di Pianello Lario, sul lago di Como, una parrocchia vacante per la morte di don Carlo Coppini, un bravo prete che ha istituito in paese un ospizio per persone in difficoltà, assistite da un gruppetto di volonterose ragazze. Un invito a nozze per don Luigi, che vede nell'imprevista situazione il segno evidente della volontà di Dio. Si butta con entusiasmo nel nuovo incarico pastorale, curando con particolare attenzione l'istruzione dei ragazzi e degli adulti, la crescita religiosa, morale e sociale dei suoi parrocchiani. A questo scopo scrive, con linguaggio adatto, una cinquantina di opuscoletti, su argomenti di ascetica, catechesi, storia della chiesa e commenti ai vangeli della domenica. I poveri continuano a essere al centro delle sue preoccupazioni, che condivide con il gruppetto di giovani che dirigono l'ospizio fondato dal suo predecessore, dal quale don Luigi parte per realizzare una nuova congregazione, che chiama le Figlie di Santa Maria della Provvidenza, che presto ampliano il campo della loro azione andando a mettere solide radici a Como.

Due Figlie della Provvidenza, seguite da alcune orfanelle, giungono nella città di sant'Abbondio il 5 aprile 1886. Animatrice della missione è suor Chiara Bosatta. Giovane intelligente, attiva e santa (Giovanni Paolo II la proclamerà beata il 21 aprile 1991) fonda assieme a don Luigi la Casa della divina Provvidenza che, grazie al suo infaticabile zelo, conosce presto un rapido sviluppo, sostenuto dalla congregazione dei Servi della Carità, cui don Guanella dà vita, benedetta e sostenuta dal vescovo di Como Andrea Ferrari, futuro arcivescovo di Milano e santo.

La congregazione con le sue iniziative di carità (scuole, istituti di avviamento e oratori per l'istruzione e l'educazione dei giovani) mette radici in altre città d'Italia: a Milano (1891), Pavia, Sondrio, Rovigo, Roma (1903), Cosenza, ma anche oltre i confini del nostro paese, cioè in Svizzera e negli Stati Uniti d'America (1912), sempre accompagnata dall'amicizia e dalla protezione di Pio X.

La Casa della divina Provvidenza di Como diventa la sede canonica delle due congregazioni, ramo maschile e femminile, nella quale si trasferisce anche don Luigi, ormai alle prese con gli acciacchi della vecchiaia e le conseguenze di un'intensissima opera di carità, che lo ha visto attivarsi ovunque ci fosse da soccorrere persone in difficoltà, magari travolte da eventi catastrofici, come i terremotati di Calabria, Messina e Marsina. O le vittime della guerra quando scoppia il primo conflitto mondiale, nel quale stanno rischiando la vita anche alcuni confratelli.

Il 27 settembre 1915 è colpito da paralisi. La notizia fa accorrere al suo capezzale amici ed estimatori, da don Luigi Orione al vescovo di Como, che gli fa visita più volte, mentre lo stesso pontefice, Benedetto XV, si premura di fargli pervenire la sua benedizione.

La gravità della situazione non lascia spazio a speranze. Il 22 ottobre si decide di amministrargli il sacramento dell'unzione degli infermi. Due giorni dopo, il 24 ottobre, cessa di vivere. I.2amico cardinale Ferrari, al momento di benedire la bara, dice: «Con quale nome preferiresti che io ti chiamassi? Tu mi risponderai sicuramente: servo della carità».

Proclamato beato da Paolo VI il 25 ottobre 1964, è iscritto nell'albo dei santi da Benedetto XVI il 23 ottobre 2011.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Como, beato Luigi Guanella, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza per prendersi cura delle necessità dei più poveri e degli afflitti e provvedere alla loro salvezza.

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