San Guniforto, conosciuto anche con le varianti Winifort, Winiford o Gunifort, è un martire venerato in modo particolare a Pavia. La sua figura è conosciuta attraverso un'antica Passio, il cui valore storico è tuttavia molto incerto e non permette di ricostruire con precisione la sua vita.
La storia di San Guniforto è tramandata da una Passio di autore ignoto, pubblicata per la prima volta da Bonino Mombrizio sulla base di un antico manoscritto conservato al Laterano. Una copia del testo è presente anche in un manoscritto del XIV secolo conservato presso la Biblioteca Capitolare di Novara.
Gli studiosi hanno espresso notevoli riserve sull'attendibilità storica del racconto. Il testo non fornisce indicazioni cronologiche precise, presenta elementi fantastici e confonde, in alcuni passaggi, le persecuzioni dei pagani con quelle degli eretici. Per questo motivo la vicenda deve essere considerata soprattutto come una tradizione agiografica, mentre i dati certi sulla vita del martire sono molto scarsi.
Secondo la tradizione, Guniforto era originario della «Scozia», termine che nelle fonti medievali poteva indicare anche l'Irlanda. Apparteneva a una famiglia cristiana e aveva un fratello, chiamato Guiniboldo, e due sorelle.
Durante una persecuzione contro i cristiani, i quattro fratelli lasciarono la loro patria e attraversarono l'Europa alla ricerca di un luogo dove poter vivere liberamente la fede. Giunti in Germania, secondo il racconto, le due sorelle furono uccise a causa della loro fede.
Guniforto e il fratello Guiniboldo continuarono il loro viaggio e raggiunsero l'Italia settentrionale. La tradizione racconta che, una volta giunti a Como, anche Guiniboldo venne perseguitato e ucciso.
Rimasto solo, Guniforto proseguì verso Milano, dove avrebbe continuato a professare apertamente la fede cristiana. Proprio qui sarebbe stato catturato e colpito da numerose frecce.
La Passio racconta che Guniforto, creduto morto dai suoi persecutori, venne abbandonato dopo il supplizio. Nonostante le gravissime ferite, riuscì però a trascinarsi fino a Pavia.
Qui sarebbe stato accolto e assistito da una donna cristiana. Dopo tre giorni di agonia, morì a causa delle ferite riportate. Il racconto presenta evidenti analogie con altre antiche narrazioni di martirio, in particolare con la tradizione relativa a San Sebastiano, e gli studiosi sottolineano proprio il carattere fortemente leggendario della vicenda.
Anche l'epoca del suo martirio rimane incerta. Nel corso dei secoli sono state avanzate diverse ipotesi: alcune tradizioni lo hanno collocato sotto l'imperatore Costanzo, altre sotto Teodosio oppure sotto Massimiano. Non esistono però elementi sufficienti per stabilire con certezza né la data né le circostanze storiche della sua morte.
Nonostante queste incertezze, il culto di San Guniforto è attestato da tempo immemorabile e la sua venerazione ebbe particolare importanza nelle città di Milano e soprattutto di Pavia.
Le reliquie del martire furono custodite inizialmente in una chiesa dedicata a Santa Maria presso San Romano Maggiore. Nel corso dei secoli subirono diverse traslazioni: passarono attraverso la chiesa del Monastero Nuovo e la parrocchia di Santa Maria Gualtieri, fino a essere collocate, nel 1790, nella basilica dei Santi Gervasio e Protasio di Pavia.
In passato San Guniforto ricevette a Pavia onori particolarmente solenni. Era invocato come protettore contro la peste, mentre una chiesa cittadina era dedicata al suo nome. Alla vigilia della sua festa si celebrava una veglia di preghiera che durava tutta la notte e anche gli studenti dell'Università di Pavia partecipavano alle celebrazioni con una processione solenne.
Anticamente la festa di San Guniforto veniva indicata il 22 agosto, data tradizionalmente collegata al suo martirio. Nella diocesi di Pavia la sua memoria è celebrata il 26 agosto.
San Guniforto è venerato come martire, particolarmente legato alla città di Pavia. La sua memoria ricorre il 26 agosto.