San Gemino, conosciuto anche come San Gemini o Gemine, fu un monaco e anacoreta di origine siriana vissuto tra l'VIII e il IX secolo. Le notizie sulla sua vita sono scarse e in parte provengono da tradizioni agiografiche medievali, che hanno conservato il ricordo della sua esperienza eremitica e del suo lungo cammino spirituale dall'Oriente all'Italia.
Secondo la tradizione, Gemino nacque in Siria nella seconda metà dell'VIII secolo, in una famiglia nella quale il padre, chiamato Milisieno, esercitava il mestiere delle armi. Dopo essersi convertito al cristianesimo, Gemino decise di abbandonare la carriera militare e di consacrarsi completamente a Dio. Scelse quindi la vita eremitica, ritirandosi in luoghi solitari della Siria per dedicarsi alla preghiera e alla penitenza.
Come altri monaci orientali che in quel periodo intraprendevano pellegrinaggi verso l'Occidente, Gemino lasciò successivamente la Siria. Dopo un lungo viaggio giunse in Italia, sbarcando secondo la tradizione sulle coste delle Marche. Si fermò per un periodo nella zona di Fano, dove avrebbe soggiornato presso il monastero di San Paterniano. Anche questa fase della sua vita è conosciuta soprattutto attraverso la tradizione agiografica.
Gemino proseguì quindi il suo cammino verso l'interno della penisola e raggiunse il territorio di Spoleto. Infine arrivò nell'antica città umbra di Casventum, nell'odierna provincia di Terni. Qui scelse di stabilirsi e riprese la vita solitaria e penitente che aveva già intrapreso in Oriente.
La sua fama di uomo di preghiera e di profonda spiritualità si diffuse rapidamente tra gli abitanti della zona. Nonostante conducesse una vita appartata, numerose persone si recavano da lui per ricevere consigli e indicazioni spirituali. La tradizione lo presenta quindi non soltanto come un eremita dedito alla contemplazione, ma anche come una guida capace di sostenere coloro che cercavano conforto e orientamento nella fede.
La presenza di Gemino contribuì a legare profondamente il suo nome all'antica Casventum. Secondo la tradizione locale, dopo la distruzione dell'abitato in seguito a un'incursione saracena, la città fu ricostruita e assunse il nome di San Gemini proprio in onore dell'anacoreta, che era già oggetto di grande venerazione popolare. Il santo divenne così il patrono della città.
Negli ultimi anni della sua vita, secondo la tradizione, Gemino entrò in una comunità monastica benedettina. Dopo avere trascorso gran parte della propria esistenza nella solitudine e nella penitenza, concluse così il suo cammino terreno all'interno della vita comunitaria.
La tradizione colloca la sua morte a Ferento, antica città etrusca situata nell'attuale territorio della provincia di Viterbo. La data tradizionalmente indicata è il 9 ottobre 815, anche se alcune fonti riportano invece l'anno 915. Le diverse cronologie testimoniano le difficoltà nel ricostruire con certezza una biografia che ci è giunta soprattutto attraverso fonti agiografiche.
Dopo la morte, il culto di Gemino si diffuse nella zona dell'Umbria meridionale e del Lazio settentrionale. La sua venerazione rimase particolarmente forte a San Gemini, ma si estese anche a Narni e Viterbo, località nelle quali sono tradizionalmente conservate alcune sue reliquie.
Nel territorio di San Gemini la memoria del santo è rimasta viva attraverso la festa patronale del 9 ottobre. Il suo culto è documentato anche dalla tradizione della comunità locale, che conserva nella chiesa dedicata al santo un'urna con le reliquie attribuite a Gemino, rinvenuta nel 1775 in una nicchia murata vicino alla sagrestia.
La figura di San Gemino è quindi strettamente legata alla tradizione eremitica orientale e alla diffusione del monachesimo nell'Italia centrale. La sua memoria è quella di un uomo che, dopo aver abbandonato la vita militare, scelse la solitudine, la penitenza e la preghiera, diventando progressivamente un punto di riferimento spirituale per le popolazioni presso le quali visse.
La memoria liturgica di San Gemino ricorre il 9 ottobre. È ricordato come monaco e anacoreta e venerato in modo particolare come patrono di San Gemini, la città umbra che porta il suo nome.