San Diodato di Montecassino, chiamato anche Deodato o Deusdedit, fu un monaco benedettino e abate di Montecassino vissuto tra l'VIII e il IX secolo. Le fonti non tramandano con certezza il luogo e la data della sua nascita, ma lo ricordano come un uomo di grande cultura, profondamente dedito alla preghiera e alla vita monastica.
Diodato trascorse molti anni nella comunità benedettina di Montecassino, dedicandosi allo studio delle Sacre Scritture, alla preghiera e all'osservanza della regola di San Benedetto. La sua preparazione e le sue virtù gli procurarono la stima dei confratelli, che nel 828 lo elessero abate del monastero. Fu il quindicesimo abate di Montecassino.
Il suo governo dell'abbazia si svolse in un periodo particolarmente difficile. I monasteri possedevano numerosi beni e territori e spesso erano costretti a difenderli dalle pretese dei potenti locali. Diodato si impegnò a tutelare i diritti e i beni di Montecassino, rifiutandosi di cedere alle richieste di alcuni nobili che cercavano di appropriarsi delle proprietà dell'abbazia.
Tra i suoi avversari vi fu Sicardo, principe di Benevento, che in quel periodo esercitava una notevole influenza sui territori della Longobardia meridionale. Sicardo pretendeva alcuni beni appartenenti al monastero e, di fronte alla resistenza dell'abate, fece arrestare Diodato. L'abate fu quindi deposto e rinchiuso in carcere.
La prigionia fu particolarmente dura. Diodato venne sottoposto a fame, privazioni e gravi sofferenze. Nonostante le tribolazioni, rimase fedele alla propria missione e non rinunciò a difendere i diritti del monastero che gli era stato affidato. Le fonti agiografiche ricordano la sua morte come conseguenza delle condizioni disumane della prigionia.
San Diodato morì il 9 ottobre 834, mentre si trovava ancora in carcere. Il Martirologio Romano lo ricorda come abate di Montecassino che, dopo essere stato gettato in prigione dal tiranno Sicardo, morì sfinito dalla fame e dalle tribolazioni.
Dopo la sua morte, il corpo fu inizialmente sepolto a Montecassino. Secondo la tradizione, sulla sua tomba si verificarono numerose guarigioni miracolose. Nei decenni successivi, tuttavia, le incursioni dei Saraceni costrinsero i monaci a mettere al sicuro le reliquie del santo. L'abate Bertario le fece trasferire e nascondere sotto il campanile della chiesa di San Giovanni in Valle Roveto, nell'attuale provincia dell'Aquila.
Le reliquie rimasero nascoste per molti secoli e furono riscoperte nel 1618 dal vescovo di Sora Gerolamo Giovannelli. Il corpo del santo è oggi venerato nella chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista di San Giovanni Vecchio, nel comune di San Vincenzo Valle Roveto, edificio conosciuto anche come santuario di San Diodato.
La venerazione di Diodato rimase particolarmente viva nella Valle Roveto. Nella chiesa sono conservati, oltre alle reliquie del santo, anche un busto ligneo dorato, un braccio benedicente in legno dorato e un'antica statua lignea policroma. Ogni anno, il 9 ottobre, la comunità celebra la sua memoria con solenni festeggiamenti.
San Diodato è ricordato dalla tradizione monastica come un abate fedele alla propria comunità e disposto a sopportare persecuzioni e privazioni pur di difendere i beni affidati alla sua responsabilità. Il suo culto è legato soprattutto a Montecassino e alla Valle Roveto, dove le sue reliquie continuano a essere venerate.
La memoria liturgica di San Diodato di Montecassino ricorre il 9 ottobre. Nel Martirologio Romano è ricordato come abate e confessore, morto a Montecassino nell'anno 834 dopo la prigionia e le sofferenze inflittegli dal principe longobardo Sicardo.