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San Crodegango di Metz

San Crodegango di Metz
Nome: San Crodegango di Metz
Titolo: Vescovo
Nascita: inizio VIII secolo, Liegi, Belgio
Morte: 6 marzo 766, Metz, Francia
Ricorrenza: 6 marzo
Tipologia: Commemorazione




Crodegango nacque nei pressi di Liegi da una famiglia nobile, nel territorio dell'attuale Belgio, probabilmente all'inizio dell'VIII secolo. I suoi genitori erano franchi e lo fecero studiare presso l'abbazia di Saint-Trond. Egli era di bell'aspetto, molto educato e un ottimo linguista; Carlo Martello, che ne aveva notato le grandi qualità, lo nominò capo del corpo diplomatico e giuridico al suo servizio. Dopo la morte di Carlo Martello, Carlo Magno nominò Crodegango vescovo di Metz, anche se era ancora un laico (742). Crodegango conservò anche la carica politica e, tramite il prestigio che ottenne dai due incarichi, riuscì a usare tutta la sua influenza per il bene. Come ambasciatore di Pipino presso papa Stefano II, Crodegango fu direttamente coinvolto con la sconfitta dei longobardi in Italia, il passaggio dell'esarcato di Ravenna e di altri territori alla Chiesa e la stessa incoronazione di Pipino, avvenuta nel 754.

Il ruolo però per cui Crodegango è particolarmente ricordato, è quello di riformatore del clero. In quel periodo si era avuto un declino generale della morale del clero secolare, declino incoraggiato dal lassismo e dalla mollezza dei tempi. Crodegango era deciso a riportare l'ordine in "casa propria", cominciando dai preti e dalla cattedrale della sua città. Raccolse in alcune case di proprietà della Chiesa tutti gli ecclesiastici, di alto e di basso grado, fissando come norma di vita una regola che egli stesso aveva redatto basandosi su quella di S. Benedetto. Il codice che applicò a Metz era composto da trentaquattro capitoli e ogni giorno, presente tutta la comunità, bisognava leggerne uno, cosicché da allora questi incontri vennero chiamati "capitolo".

Ben presto quel nome venne esteso alle persone presenti alle letture, mentre tutti quelli che erano legati ai canoni (le regole) vennero definiti "canonici" e coloro che seguivano una regola cominciarono a chiamarsi "regolari".

Venne stabilita una serie di varie altre norme, tutte volte a stabilire una forma di vita comunitaria, di tipo quasi monastico. Le norme riguardavano clausura, domicilio, studio, liturgia, abito e pasti ed erano volte a dare agli ecclesiastici un sostegno reciproco per rimanere fedeli al voto di castità e ad altre virtù proprie del clero. I canonici si differenziavano dai frati principalmente per un aspetto: potevano conservare proprietà privata e beni personali, abitudine che successivamente verrà messa in discussione. La regola di Crodegango verrà poi applicata ad altre diocesi ed estesa definitivamente da Carlo Magno che la renderà obbligatoria imponendo a tutti i chierici di diventare o canonici o monaci, La stessa regola avrà successo anche all'estero, a esempio nelle isole britanniche, e, anche se non nella sua forma originaria, resisterà al corso dei secoli. Dai tempi di Crodegango fino ai giorni nostri la regola istituita dal vescovo di Metz è stata abbandonata ed è tornata in auge in forme e periodi diversi.

Sotto Crodegango, a Metz si cominciò anche a praticare il rito e il canto romano, il cui repertorio, arricchito dalle composizioni gallicane, tornò a Roma e da lì si diffuse in tutta Europa. La schola cantorum di Metz si rinnovò e la sua fama durò per secoli. Nell'805 Carlo Magno ordinò che tutti i maestri di canto dovessero formarsi a Metz.

Dopo la morte di S. Bonifacio, avvenuta nel 754, Crodegango rimase il più importante riformatore della Chiesa sotto i Carolingi. Un'altra attività in cui S. Crodegango si contraddistinse, fu la costruzione e il restauro di chiese, monasteri e istituti di carità. Quando morì, il 6 marzo 766, venne sepolto presso l'abbazia di Gorze, che aveva fondato e amato più di ogni altra. Si crede che alcune sue reliquie siano conservate anche presso la chiesa di Saint-Sympho-rien di Metz.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Metz in Austrasia, nell’odierna Francia, san Crodegango, vescovo, il quale dispose che il clero vivesse come tra le mura di un chiostro sotto una esemplare regola di vita e promosse notevolmente il canto liturgico.

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