Basilica della Santa Casa

Beata Vergine Maria di Loreto
Nome: Basilica della Santa Casa
Titolo: Pontificia basilica santuario maggiore della Santa Casa e della Madonna di Loreto
Indirizzo: Piazza della Madonna, 1 - Loreto
Dedicato a: Madonna di Loreto


Quando i Maomettani, nel 1291, devastarono Nazareth, la piccola stanza rettangolare dove Gabriele apparve alla Vergine, miracolosamente sollevata da mani angeliche, andò a deporsi presso Fiume, a Tersatto. Ma poiché qui non fu custodita ed onorata con devota sollecitudine, la notte del 10 dicembre 1294, si sollevo nuovamente e si depose sul colle di Loreto (dal bosco di lauri: lauretum) presso Recanati. Conosciutosi il miracolo, cominciarono ad accorrere, non solo da tutta Italia, ma da tutto il mondo, i pellegrini alla Santa Casa.

Cosi a poco a poco si formò tutt'intorno una modesta borgata, e da questa la citta di Loreto. Sorse pure un tempio maestoso nel quale per elargizioni devote di popolo, di principi e di pontefici furono adunati gloriosi tesori d'arte.

A vari milioni ascende certamente il numero dei devoti che vi si son recati in pellegrinaggio; e fra questi numerosissimi sono, nei secoli, i sovrani e i principi che vi lasciarono anche cospicui doni, specialmente sotto i pontefici Martino V, Eugenio IV e Sisto IV. Numerosissimi altri pontefici, vanno ricordati fra i quali: Nicolo V, Paolo II, Giulio II, Clemente VII, Paolo II, Urbano VIII, Pio VI e VII, Gregorio XIV, Pio IX, papa Giovanni XXIII, papa Giovanni Paolo II, papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Tra i venerabili della Chiesa, furono in Loreto: San Ignazio da Lojola, San Giacomo della Marca, San Francesco di Sales, San Francesco Borgia, San Francesco Saverio, San Luigi Gonzaga, San Gaetano da Thiene, Sant’Alfonso de' Liguori e San Carlo Borromeo. Benedetto XV proclamava solennemente la Madonna di Loreto " Patrona dell'Aviazione ".

Particolare Porta di Bronzo Santa Casa
Particolare portone di bronzo centrale


Sommamente caratteristici sono, in occasione delle principali feste di Maria (e specialmente per la Natività, l'8 settembre), i pellegrinaggi provenienti in massima dalle Marche e da gran parte dell’Italia. Il tempio attuale, che prese il posto della semplice chiesetta che prima e per lungo tempo riparò la Santa Casa, fu iniziato nel 1468 da Paolo II, il quale, secondo la tradizione, visitando questo santo luogo, vi fu guarito dalla peste e si sentì annunciare da Maria l’imminente sua elezione al trono di S. Pietro. Marino di Marco Cedrino, Giuliano da Majano, Baccio Pontelli, Andrea Sansovino lavorarono attivamente alla costruzione della grande Basilica, al centro della quale Giuliano da Sangallo elevò poi la bella cupola ottagonale. Ulteriori opere vi compivano il Sansovino e Antonio da Sangallo. La facciata, del 1583-1587 preceduta da un monumento bronzeo a Sisto V, ha tre porte pure in bronzo ed è dovuta al Boccalino, a G.B. Chioldi, Lattanzio Ventura, Andrea Sansovino, il campanile al Vanvitelli.

Cupola Basilica della Santa Casa
La cupola


L'interno in stile gotico a tre navate è ricchissimo di opere d'arte che abbelliscono il Santuario. Per molta parte la Basilica di Loreto alimenta la storia dell'arte italiana: gli affreschi di Melozzo da Forlì, i medaglioni in monocromo affrescati Luca Signorelli il Perugino, A. Sansovino, R. da Montelupo, B. Bandinelli, Bramante, Lazzari, Benedetto da Maiano, A. Lombardo, il Vergelli, il Solari, Scipione Mosca e tanti altri nomi illustri. Limitiamoci a parlare soltanto della Santa Casa, diremo che essa è rivestita all' intorno di bassorilievi, opere del Tribolo, di Raffaello di Montelupo, del Sangallo e del Varignano. I Della Porta e i Lombardi-Solari eseguirono le statue dei Profeti e delle Sibille.

La porta centrale, quella di Antonio Lombardo, è composta di quattordici quadri istoriati, e due coi nomi di Sisto V e Paolo V, sormontati dai rispettivi stemmi; nei quadri si comincia con la Creazione d'Eva, il peccato originale e la cacciata dal Paradiso; proseguendo poi sino ai trionfi della Chiesa. La porta di Antonio Calcagni, a sud, ha un forte rilievo nei gruppi, molta leggiadria nei fregi, che circondano gli stemmi, le targhe, le statuette dei profeti e delle sibille: anche qui si illustrano fatti dell'Antico Testamento.

L'interno Basilica della Santa Casa
L'interno


Affacciandosi all'entrata il vasto tempio, a croce latina, nel suo stile gotico-veneziano, infonde all'animo un senso profondo di ammirazione e nello stesso tempo di mistica calma che invitano alla pace e al raccoglimento.

Ecco, a sinistra, il magnifico fonte battesimale del Vergelli, una scultura dei primi anni del Secolo XVII, mirabile per la esuberante ricchezza di ornati, per la leggiadria degli angioletti, per le figure simboliche.

Seguono le cappelle: prima quella Massilla (dal nome di una famiglia marchigiana) chiamata di solito della Pietà, dove vi è una bella pala d'altare eseguita da Antonio Calcagni, che rappresentò il « Redentore che risorge ».

E proseguendo ammiri la Sacrestia di San Marco celebre, in tutto il mondo, per gli affreschi che Melozzo da Porli dipinse, probabilmente verso il 1488.

Attorno allo stemma del cardinale Giuliano Basso della Rovere, il grande pittore romagnolo fece convergere, con i suoi pennelli, Una immaginaria e meravigliosa cupola di marmo: diede effetto ricostruttivo, colore e vita all'insieme architettonico, alle cornici, alle modanature; tutto ciò è veramente grandioso. Otto finestre si aprono e, da esse, otto angeli, portanti gli istrumenti della Passione di Cristo, si affacciano volando; le ampie tuniche, mosse dal vento, i bellissimi visi, ispirati a mestizia, i toni delle colorazioni, il complesso dei motivi ornamentali, ogni particolare insomma, contribuisce a rendere preziosa quest'opera che colpisce profondamente anche un profano di cose d'arte. Specialmente gli angeli del dolore richiamano la nostra attenzione. Sono le creature che hanno tanto amato Dio fino a raccoglierne il sangue e serbare, fra le mani, gli istrumenti della Passione, caldi ancora del tormento. Vi è negli angeli di Melozzo come un'armoniosa bellezza di pianto, una purezza estatica di creature che, per la prima volta, sfiorano con le bianche ali, le profondità del dolore, inesplorate prima della Tragedia divina.

Cappella Spagnola Basilica della Santa Casa
Cappella Spagnola


La cappella Spagnola, dedicata a S. Giuseppe, fu decorata su disegni del Sacconi, e la statua in marmo del Santo e i bassorilievi furono eseguiti — a spese di dame spagnole — da Enrico Barson. Lo scultore leccese Eugenio Maccugnani — noto per aver vinto il concorso per il basamento figurativo per il gruppo equestre del monumento a Vittorio Emanuele in Roma — scolpì S. Michele e gli Angeli; gli affreschi si devono al bresciano Modesto Faustini e a Luigi Stella; le vetrate al perugino Tito Moretti, ed il cancello ad Eugenio Mattacotta, di Fermo.

Gli affreschi, rappresentanti quattro episodi della vita di S. Giuseppe, si elevano per un sentimento schietto, gentile, raccolto, che induce il cuore ad un senso di bontà e di amorevolezza famigliare.

L'altra cappella, fatta eseguire dal duca dì Urbino Francesco Maria II, su probabile disegno di Federico Brandiani, si distingue per gli stucchi eleganti dello stesso artista, e per il quadro a mosaico dell'altare, riproducente la Annunciazione della Vergine, del Barocci, di cui l'originale si trova nella Galleria Vaticana. I due quadri laterali ebbero autore Federico Zuccari (1584), dipintore efficace.

Visitiamo la Sacrestia: da un lato vi è il lavabo di Benedetto da Maiano, di una semplicità armonica, di fattura eminentemente classica, con i due angioletti vezzosissimi che vigilano la bella, scolpita conca marmorea. Nella sacrestia si ammirano i dipinti di un grande maestro: di Luca Signorelli. Non si sa l'anno in cui fu chiamato a Loreto, ma ciò probabilmente avvenne dopo la morte di Sisto IV, quando il pittore cortonese aveva già ultimato gli affreschi della Sistina. Quivi l'artista appare nella sua arte fiera, personale, e piena di efficacia, e non solo per lo studio delle forme, ma anche, come nelle figure degli Apostoli, per l'espressione dei caratteri convenienti all'argomento e alle qualità delle sante persone raffigurante. È soprattutto ammirevole l'affresco della Conversione di Saul, opera a forti contrasti, di un realismo pieno d'energia, che preannunzia il capolavoro che Signorelli doveva, qualche anno dopo, dipingere nella cattedrale di Orvieto col terribile Giudizio ».

Cappella Tedesca Basilica della Santa Casa
La Cappella Tedesca


La Cappella Tedesca, o del Coro, è la più bella e la più ricca fra tutte. Lodovico Seitz, di famiglia tedesca, nato però a Roma ( I 844-1908), seppe celebrare lungo le pareti e nella ampia vetrata, gli avvenimenti principali della Madonna, cori quella sua arte particolare, nella quale sembra che l'antica scuola bavarese si ammanti delle virtù del genio italiano, e assuma i riflessi e gli splendori dei nostri maestri eccellenti.

Interno Cupola Basilica della Santa Casa
Interno della Cupola


Seguono due altre cappelle: quella Slava, dedicata ai Santi Cirillo e Metodio, che furono gli apostoli dei popoli slavi, decorata dal prof. Biagio Biaggetti, allievo del Seitz, e dipinta, nella volta e nelle finestre, dal pittore Luigi Stella; l'altra occupa l'abside, ed è la Cappella Francese, dipinta dal pittore Lemaire che rappresentò episodi delle Crociate. Cesare Maccari, nato a Siena nel 1840, pittore illustre per la magia del colore, noto anche per gli affreschi nel Palazzo del Senato in Roma, e nel Palazzo del Comune a Siena, svolse, sotto la cupola Lauretana, la sua grandiosa concezione delle Litanie; una delle opere più preclare e più apprezzate d'arte religiosa moderna nella quale si adunano e muovano in un'apoteosi meravigliosa a glorificazione di Maria le remote figure bibliche e le osannanti teorie dell'empireo. Il porticato della Piazza che abbraccia il Santuario sembra essere opera del Bramante, come pure il vicino palazzo pontificio fu da lui iniziato.

Cappella Francese Basilica della Santa Casa
Cappella Francese


LA SANTA CASA


Il tempio marmoreo che racchiude la Santa Casa è « un vero poema di marmo in onore della Vergine ». Fu disegnato dal Bramante, a cui seguirono, nei lavori, Gian Cristoforo Romano, Andrea Sansovino, Raniero Nerucci; ed è tutta una splendida scultura. Quattro porte di bronzo, di Girolamo Solari (1568-76), immettono nel sacro ambiente nel quale si prostano le moltitudini in un desiderio di bene, in uno slancio di fede.

La Santa Casa
La Santa Casa


L'antica immagine venne sostituita, dopo l'incendio, con altra, che riproduce l'icone perduta; opera del Quattrini e del Celani.

Il restauro e la rinnovazione della Cappella vennero compiuti, con cura amorosa e geniale, dall'architetto Guido Cirilli. Il suo concetto riformatore fu il seguente: prima dell'incendio si notava, nell'interno, un certo che di confuso, di sovrapposto; v'era un'enfasi ornamentale spagnolesca; la sacra icone ne risultava sacrificata, quasi celata alla vista del fedele. Il Cirilli ritenne che l'arco trionfale desse più ampio respiro alla parete di fondo, ponendo in giusta evidenza la statua della Madonna. Piuttosto che coprire le pareti nude, volle le transenne in bronzo, che, all'occorrenza, si aprono a guisa di sportelli. L'altare, troppo grande per il luogo gusto, fu sostituito da un altro di proporzioni più giuste. Nelle decorazioni venne escluso il legno. Tutte le singole opere d'arte, marmi preziosi (donati da S.S. Pio XI), bronzi dorati o argentati, lampade, candelabri, si fondono, in un unico insieme ornamentale, con tinte opache o lucenti, con guizzi ed ombre, in uno splendore raccolto, in un mistico complesso; e si intonano perfettamente e irraggiano l'estrema semplicità del luogo santo.

Statua Madonna Basilica della Santa Casa
Statua Madonna


La statua della Vergine, donata, benedetta e incoronata da SS. Pio XI, nella Cappella Sistina, da Roma venne trasportata a Loreto (7 settembre 1922), con una scorta d'onore e un corteo d'automobili. Il pellegrino deve poi visitare la Sala del Tesoro, che, nonostante il saccheggio di Bonaparte, nel 1797, contiene ancora reliquari preziosi e oggetti d'arte. Fra i reliquari e i preziosi ricuperati dopo l'invasione — e i francesi fusero persino i paramenti per ricavarne l'oro - si conserva ancora, scrive il marchese Antici Mattei, regio amministratore del Santuario, la grossa perla detta « miracolosa »; non furono asportati, a Parigi, il tempietto bizantino, in metallo di agata, ed una di diaspro.

Nel Palazzo Apostolico si ammirano parecchi quadri di artisti famosi, e fra questi una vivace « Natività del Signore a, da alcuni attribuita ad Annibale Carracci; arazzi, una raccolta di vasi di Urbino.

È assai interessante, l'Archivio Storico, prezioso patrimonio di memorie politiche e religiose e l'Archivio Musicale, che racchiude una copiosa raccolta di manoscritti, di partiture, antiche e moderne; in parte sono doni di il-lustri maestri che diressero la Cappella Lauretana, celebre per la musica sacra.

Avendo Benedetto XV dichiarata la Madonna di Loreto « Celeste Patrona degli aeronauti », fu creato presso la città, su terreno della R. Amministrazione della Santa Casa, un Campo d'Aviazione (11 settembre 1921). La benedizione fu impartita con grande solennità da S. E. il cardinale Ranuzzi de' Bianchi; lo stesso cardinale, e S. E. il cardinale Tacci, fecero, in quell'occasione, un volo nel cielo di Loreto.

Oltre che per bellezze artistiche e per il suo celebre Santuario, Loreto è privilegiata per le bellezze naturali che la circondano. La vista sul mare Adriatico e sul Monte Conero da Porta Marina; tutta la ridente e feconda vallata del Musone; il panorama di gran parte delle Marche dalla spianata di Montereale hanno tanta serena bellezza, che lasciano nell' animo una profonda e indimenticabile impressione.

ORARI


VISITE
6.15 alle 19.30

MESSE
da lunedì a sabato alle ore 7.30
venerdì (i primi tre venerdì del mese) ORE 21.00
da lunedì a sabato angelus e santo rosario ore 12.15
ogni sabato santo rosario ore 21.00
domenica ore 10.00

VISITA IN TRE DIMENSIONI



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