Beato Simeone Lukac

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Beato Simeone Lukac
Nome: Beato Simeone Lukac
Titolo: Vescovo e martire
Ricorrenza: 22 agosto
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Il Beato Simeone Lukac, conosciuto anche come Symeon Lukac o Simeone Lukač, nacque il 7 luglio 1893 a Starunja, nell'attuale Ucraina. Fu sacerdote e successivamente vescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Durante il regime sovietico subì arresti, interrogatori, lavori forzati e anni di prigionia a causa della sua fedeltà alla Chiesa. Morì il 22 agosto 1964, dopo le gravi sofferenze subite durante la persecuzione.

L'infanzia e gli studi

Simeone nacque in una famiglia di contadini nel villaggio di Starunja, allora appartenente al Regno di Galizia e Lodomiria, nell'Impero austro-ungarico.

Frequentò dapprima la scuola elementare del suo paese. Proseguì poi gli studi a Bohorodčany e successivamente al ginnasio di Kolomyja, dove conseguì il diploma nel 1913.

Nello stesso anno entrò nel seminario della diocesi di Stanislaviv, l'attuale Ivano-Frankivs'k. I suoi studi furono però interrotti per due anni a causa della Prima guerra mondiale. Poté completare la formazione ecclesiastica soltanto nel 1919.

L'ordinazione sacerdotale

Nell'ottobre del 1919 Simeone Lukac ricevette l'ordinazione sacerdotale per l'eparchia di Stanislaviv dal vescovo Hryhoryj Chomyshyn.

Dopo un breve periodo di ministero pastorale in una parrocchia, nel dicembre 1920 venne chiamato a insegnare teologia morale nel seminario di Stanislaviv.

Per molti anni svolse l'attività di docente e formatore dei futuri sacerdoti. Il suo insegnamento, i suoi sermoni e il suo stile di vita gli procurarono grande stima, tanto da essere ricordato come un «maestro della moralità».

La consacrazione episcopale segreta

Alla conclusione della Seconda guerra mondiale, la situazione della Chiesa greco-cattolica ucraina divenne sempre più pericolosa. Le autorità sovietiche avviarono infatti una dura repressione contro la gerarchia e il clero.

Prevedendo l'imminente arresto dei vescovi della Chiesa greco-cattolica, il vescovo Hryhoryj Chomyshyn decise di preparare una successione episcopale clandestina.

Il 26 marzo 1945, Simeone Lukac venne quindi consacrato vescovo segretamente. La sua missione era quella di contribuire alla sopravvivenza della Chiesa greco-cattolica, costretta a operare nella clandestinità.

La Chiesa clandestina

Negli anni successivi alla guerra, la Chiesa greco-cattolica ucraina venne progressivamente soppressa dalle autorità sovietiche. Chiese e istituzioni religiose furono chiuse e numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli vennero arrestati.

Simeone Lukac continuò tuttavia il proprio ministero in segreto. Tornò nel suo villaggio natale e celebrò la Divina Liturgia in abitazioni private, amministrando i sacramenti e mantenendo i contatti con le comunità cattoliche.

Si dedicò anche alla formazione clandestina di futuri sacerdoti, cercando di garantire la continuità della vita della Chiesa nonostante la persecuzione.

Il primo arresto

Il 26 ottobre 1949 Simeone Lukac venne arrestato dalle autorità sovietiche.

Durante gli interrogatori gli fu chiesto di rivelare i nomi delle persone che avevano partecipato alle celebrazioni clandestine e delle persone coinvolte nella vita della Chiesa segreta.

Il vescovo ammise di aver continuato a svolgere il proprio ministero, ma si rifiutò di fornire informazioni sui fedeli e sui collaboratori che avrebbero potuto essere perseguitati.

Fu condannato a dieci anni di lavori forzati e deportato nel territorio di Krasnojarsk, in Siberia.

I lavori forzati in Siberia

Nonostante le condizioni di salute già precarie, Simeone fu sottoposto ai duri lavori forzati. Per diversi anni lavorò come spaccalegna.

La prigionia compromise gravemente la sua salute. Dopo aver scontato circa cinque anni della condanna, venne liberato l'11 febbraio 1955.

Ritornato in Ucraina, non abbandonò la propria missione. Riprese a esercitare clandestinamente il ministero episcopale e sacerdotale, celebrando le liturgie e continuando la formazione dei giovani destinati al sacerdozio.

Il secondo arresto

Nel luglio del 1962 Simeone Lukac venne arrestato una seconda volta.

Le autorità sovietiche confiscarono i suoi beni e lo rinchiusero nella prigione di Ivano-Frankivs'k. Fu processato e condannato a cinque anni di carcere e cinque anni di confino.

Nonostante l'età e le cattive condizioni fisiche, rimase fermo nelle proprie convinzioni e non rinunciò alla sua appartenenza alla Chiesa greco-cattolica.

La malattia e la liberazione

Durante la seconda prigionia le condizioni di Simeone peggiorarono rapidamente. Iniziňialmente i medici del carcere diagnosticarono una forma di asma, ma in realtà il vescovo era affetto da una grave tubercolosi polmonare.

Nel marzo 1964, a causa del gravissimo stato di salute, venne liberato e riportato nella sua casa natale a Starunja.

Nonostante fosse ormai profondamente debilitato, continuò ancora per qualche tempo a svolgere il proprio ministero, celebrando la Divina Liturgia, ascoltando le confessioni e pregando.

La morte

Negli ultimi mesi la malattia divenne sempre più grave. Pochi giorni prima della morte non fu più in grado di celebrare la Liturgia.

Il 22 agosto 1964, all'età di 71 anni, Simeone Lukac morì nella sua casa di Starunja.

Fu sepolto nel cimitero del suo villaggio natale. La sua morte fu considerata il risultato delle persecuzioni, delle prigionie e delle sofferenze subite per la sua fedeltà alla Chiesa greco-cattolica ucraina.

La beatificazione

Dopo la fine del regime sovietico e il ritorno alla libertà della Chiesa greco-cattolica ucraina, la figura di Simeone Lukac venne pubblicamente ricordata e venerata.

Il 27 giugno 2001, durante la visita apostolica in Ucraina, Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato insieme ad altri martiri della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Il Beato Simeone Lukac è venerato come vescovo e martire, testimone della fede durante la persecuzione religiosa del regime sovietico.


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