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Beato Rolando (Orlando) de' Medici

Beato Rolando (Orlando) de' Medici
Nome: Beato Rolando (Orlando) de' Medici
Titolo: Eremita
Ricorrenza: 15 settembre
Tipologia: Commemorazione




La Vita originale di B. Rolando (Orlando), scritta nel 1386, anno della morte, da un carmelitano di nome Domenico de Domenicis, ci è stata tramandata come copia della metà del xv secolo, attualmente conservata nella Biblioteca Laurenziana a Firenze, alla fine tradotta in italiano da Silvano Razzi, un monaco di Camaldoli, nel 1601. Sembra che Rolando abbia suscitato un grande interesse, ed entrambe le versioni, quella latina e italiana, furono usate come fonti.

Rolando nacque dal ramo milanese della potente famiglia de' Medici nel 1330 circa, ma non si sa nulla della sua infanzia e giovinezza, cosa imbarazzante in vista dell'isolamento quasi totale in cui scelse di vivere la seconda parte della vita.

La prima cosa che si racconta di lui è che nel 1360, all'età di quasi di trent'anni, si ritirò nella foresta tra Tabiano e Salsomaggiore, in provincia di Parma, infliggendosi per i restanti ventisei anni di vita le più severe penitenze, con il desiderio di diventare santo. Secondo la Vita osservava il silenzio totale, comunicando con gli altri solo in caso di assoluta necessità, e solo con i gesti. Indossò l'abito che aveva il giorno in cui si recò nella foresta finché fu coperto di stracci, e quando non li poté più rappezzare con le foglie, li cambiò con la pelle di una capra. Viveva tutto l'anno all'aria aperta, nutrendosi con le erbe, le bacche e gli altri frutti che riusciva a trovare. Ovviamente non era lontano dalle abitazioni, giacché si afferma che molta gente, dopo averlo incontrato, pensava che fosse alienato, gli tirava oggetti o lo picchiava. Rolando, nel frattempo, cercava di rimanere in uno stato di costante preghiera.

Alla fine, in ogni caso, la sua austerità estrema lo piegò, dato che un giorno fu rinvenuto per terra, su un sentiero vicino al castello di Niccolò Pallavicino, signore di Bargone, dai servi di sua moglie, Antonia Casati, che era a caccia con il falcone, e nonostante i suoi cenni di non voler aiuto, Antonia ordinò di portarlo in una chiesa vicino al castello, dove Rolando accettò d'incontrare il confessore della donna, il carmelitano Domenico de Domenicis, che diventò poi suo biografo. Alla fine Rolando ruppe il silenzio, raccontando la sua vita e ricevendo i sacramenti di cui si era privato per così tanto tempo. Grazie a queste cure, visse ancora per poche settimane, prima di morire il 15 settembre 1386.

Dopo la morte, ottenne quel riconoscimento che aveva evitato nella vita: il corpo fu portato da un gran numero di sacerdoti e di laici a Busseto e seppellito dietro l'altare maggiore di ún oratorio vicino alla chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo. Al tempo, quest'oratorio era dedicato a S. Nicola (6 dic.), ma per un breve periodo anche a Rolando, prima di essere definitivamente intitolato alla S. Trinità. Si descrissero numerosi miracoli sulla sua tomba, e immediatamente il culto ebbe origine.

Nel 1749 papa Benedetto XIV menzionò il fatto che il suo predecessore Pio IV (1559-1565) aveva iniziato una causa di canonizzazione nel 1563, per richiesta della famiglia de' Medici, interrotta tuttavia alla morte di Pio IV. La causa non proseguì fino al xix secolo, quando fu riaperta; ci fu un intoppo nel 1839, quando Gregorio XVI (1831-1846) decise di rinviare la conferma per la lunga astinenza di Rolando dai sacramenti. La questione fu alla fine risolta quando si affermò che non poche persone già canonizzate si erano trovate nella sua condizione.

Il 23 settembre 1853, Rolando fu beatificato da Pio IX, e la sua festa è celebrata nella diocesi di Fidenza, sebbene il culto si sia indebolito in tempi recenti.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Busseto vicino a Fidenza in Emilia, beato Rolando de’ Medici, anacoreta, che visse in sommo spirito di penitenza tra luoghi impervi e deserti delle Alpi, conversando soltanto con Dio.

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