Il Beato Leone Wetmański nacque il 10 aprile 1886 a Żuromin, in Polonia, da Adamo Wetmański e Kordula Chądzyńska. Crebbe in una famiglia benestante e profondamente legata alla tradizione cristiana. Dopo aver compiuto i primi studi nella sua città natale, frequentò il seminario per insegnanti di Wymyślin, dove maturò sempre più chiaramente la propria vocazione al sacerdozio. Fu espulso durante l'ultimo anno degli studi per aver difeso l'insegnamento della lingua polacca e aver sottoscritto una petizione a favore del suo utilizzo nelle scuole. Nel 1906 entrò nel Seminario maggiore di Płock.
Leone si distinse nel seminario per l'impegno nello studio e per la profondità della sua vita spirituale. Il 23 giugno 1912 ricevette l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Płock dalle mani del vescovo Antoni Julian Nowowiejski. Dopo l'ordinazione fu inviato a proseguire gli studi presso l'Accademia teologica cattolica di San Pietroburgo, dove conseguì nel 1916 il titolo accademico in teologia.
Terminata la formazione accademica, tornò nella diocesi di Płock e nel 1918 iniziò a svolgere il servizio di padre spirituale nel Seminario maggiore. Si dedicò con particolare attenzione alla formazione umana e sacerdotale dei seminaristi, accompagnandoli nella preghiera e nella maturazione della loro vocazione. Fu anche docente e svolse diversi incarichi pastorali e amministrativi all'interno della diocesi.
Il 19 dicembre 1927 fu nominato da Papa Pio XI vescovo ausiliare di Płock e vescovo titolare di Camachus. Ricevette la consacrazione episcopale il 22 aprile 1928. Come vescovo collaborò strettamente con il vescovo di Płock, Antoni Julian Nowowiejski, dedicandosi alla vita spirituale della diocesi e soprattutto alla formazione del clero e alla cura delle persone più povere.
Uno degli aspetti più importanti del suo ministero fu l'impegno nell'ambito della carità cristiana. Nel 1931 assunse la direzione della Caritas diocesana di Płock e promosse numerose iniziative a favore dei poveri e delle persone in difficoltà. Riaprì una mensa per i bisognosi e organizzò una cucina che arrivò a distribuire circa 500 pasti gratuiti ogni giorno. Fondò inoltre l'Associazione delle donne della misericordia, coinvolgendo i laici nelle opere di assistenza.
La sua attività pastorale comprendeva anche la formazione spirituale dei sacerdoti e l'animazione delle opere missionarie. Fu segretario generale dell'Unione delle missioni spirituali polacche e, dal 1939, direttore dell'Unione apostolica nazionale dei sacerdoti. Il suo ministero episcopale fu quindi caratterizzato dalla formazione, dalla preghiera e dalla particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la situazione della Chiesa polacca divenne sempre più difficile. Le autorità naziste iniziarono una sistematica persecuzione del clero e delle istituzioni cattoliche. Il 11 novembre 1939 il vescovo Wetmański fu arrestato dai tedeschi e rinchiuso in una prigione locale. Dopo alcuni giorni venne liberato e poté riprendere temporaneamente la sua attività pastorale.
Il 28 febbraio 1940 fu nuovamente arrestato e deportato a Słupno, dove venne internato insieme all'arcivescovo Antoni Julian Nowowiejski. Nonostante la prigionia, Wetmański continuò a esercitare clandestinamente il proprio ministero sacerdotale. Celebrava la Santa Messa in segreto e si occupava della formazione dei seminaristi che erano stati costretti a interrompere gli studi. In quelle condizioni arrivò anche a conferire clandestinamente l'ordinazione sacerdotale ad alcuni studenti dell'ultimo anno del seminario di Płock.
Nella notte tra il 6 e il 7 marzo 1941, Leone Wetmański e l'arcivescovo Nowowiejski furono trasferiti prima a Płock e successivamente nel campo di concentramento di Soldau, a Działdowo. Il vescovo venne rinchiuso insieme ad altri sacerdoti e, nonostante le condizioni estremamente dure della prigionia, continuò a sostenere spiritualmente i suoi compagni di detenzione. Celebrava clandestinamente i sacramenti e cercava di mantenere viva la speranza cristiana tra i prigionieri.
Le condizioni del campo erano disumane e i prigionieri erano sottoposti a fame, maltrattamenti, malattie e continue umiliazioni. Leone Wetmański, già provato dalla detenzione, si ammalò gravemente. Le circostanze precise della sua morte non sono completamente certe: alcune testimonianze la collegano all'epidemia di tifo che colpì il campo, mentre altre tradizioni parlano di una morte violenta. La data ufficiale indicata dalle autorità tedesche è il 10 ottobre 1941.
La sua morte fu riconosciuta dalla Chiesa come un martirio in odio alla fede. La sua testimonianza fu inserita nella causa dei 108 martiri polacchi della Seconda guerra mondiale, comprendente vescovi, sacerdoti, religiosi e laici vittime della persecuzione nazista.
Il 13 giugno 1999, durante il viaggio apostolico in Polonia, Papa Giovanni Paolo II proclamò beati a Varsavia i 108 martiri della Seconda guerra mondiale, tra i quali anche Leone Wetmański. Nella sua omelia il Pontefice ricordò questi testimoni della fede come uomini e donne che, nonostante le terribili circostanze della persecuzione, rimasero fedeli a Cristo fino alla morte.
Il Beato Leone Wetmański è ricordato come vescovo ausiliare di Płock e martire. La sua vita fu caratterizzata dalla formazione del clero, dalla preghiera e soprattutto dall'amore concreto verso i poveri. Durante la persecuzione nazista rimase fedele al proprio ministero e continuò a sostenere spiritualmente i sacerdoti e i prigionieri anche nelle condizioni più difficili.
La memoria liturgica del Beato Leone Wetmański ricorre il 10 ottobre, anniversario della sua morte. È venerato insieme agli altri 108 martiri polacchi della Seconda guerra mondiale come testimone della fede cristiana durante la persecuzione nazista.