Il Beato Ismaele Escrihuela Esteve fu un laico spagnolo, padre di famiglia e martire della persecuzione religiosa durante la Guerra civile spagnola. Nacque a Tavernes de la Valldigna, nella provincia di Valencia, il 20 maggio 1902 e morì martire a Paterna l'8 settembre 1936. Fu beatificato da San Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001, insieme agli altri martiri della persecuzione religiosa nell'Arcidiocesi di Valencia. Il Martirologio Romano lo ricorda come padre di famiglia e martire.
Ismaele nacque in una famiglia cristiana di origine contadina. Fu battezzato pochi giorni dopo la nascita e ricevette la Prima Comunione nel 1909, nella parrocchia di San Pietro Apostolo di Tavernes de la Valldigna.
Frequentò la scuola fino all'età di nove anni e successivamente iniziò a lavorare nei campi. Fin da bambino mostrò una particolare sensibilità religiosa e partecipava abitualmente alla preghiera del Santo Rosario.
Durante il servizio militare, svolto a Cartagena tra il 1923 e il 1924, la sua pratica religiosa attraversò un periodo di raffreddamento. Tornato alla vita civile, partecipò però a un corso di esercizi spirituali a Gandía che segnò profondamente il suo ritorno a una vita cristiana più intensa.
Da quel momento si dedicò con particolare impegno alla preghiera, alla partecipazione quotidiana alla Santa Messa e all'adorazione eucaristica. Ogni mese si recava in bicicletta a Gandía per partecipare all'Adorazione notturna.
Ismaele sposò Josefa Grau e dalla loro unione nacquero tre figli. Fu un marito e un padre profondamente legato alla propria famiglia, cercando di trasmettere ai figli i valori della fede cristiana.
La sua vita religiosa non rimase confinata all'ambito privato. Ismaele entrò nell'Azione Cattolica e assunse l'incarico di responsabile della formazione degli aspiranti, dedicandosi in particolare alla catechesi e all'educazione cristiana dei più giovani.
Ismaele portava abitualmente un piccolo crocifisso all'occhiello della giacca. Questo segno della sua fede attirava l'attenzione e gli procurò anche derisioni e minacce.
Proprio per il crocifisso che portava pubblicamente venne soprannominato «il soldatino di Cristo». Nonostante le provocazioni, non rinunciò mai a manifestare apertamente la propria fede.
Ismaele era particolarmente attento alla formazione dei bambini e dei giovani. Organizzava il proprio lavoro in modo da poter partecipare al catechismo e svolgere il servizio di catechista.
La sua vita era caratterizzata da una rigorosa osservanza delle feste religiose, dalla preghiera quotidiana e dalla partecipazione ai sacramenti. La sua fede si traduceva quindi in un'intensa attività apostolica all'interno della comunità.
Con lo scoppio della Guerra civile spagnola nel 1936, la persecuzione contro sacerdoti, religiosi e laici cattolici si intensificò. L'impegno pubblico di Ismaele nell'Azione Cattolica e la sua aperta professione di fede lo resero particolarmente esposto.
Fu minacciato a causa della sua appartenenza alla Chiesa e della sua attività apostolica. Nonostante il pericolo, non abbandonò la propria fede né cercò di nascondere completamente la propria identità cristiana.
Il 21 luglio 1936 Ismaele fu arrestato in odio alla fede. Venne imprigionato e trascorse la detenzione in condizioni difficili, dedicandosi alla preghiera e mantenendo un atteggiamento di serenità e fiducia in Dio.
La sua prigionia durò diverse settimane. Anche in quella situazione continuò a vivere secondo la fede che aveva praticato durante tutta la sua vita, preparandosi spiritualmente alla possibilità del martirio.
Nella notte tra il 7 e l'8 settembre 1936, Ismaele fu condotto a Paterna, nei pressi di Valencia, insieme ad altri prigionieri. Qui venne ucciso a causa della sua fede cristiana.
Aveva 34 anni ed era padre di tre figli. Il Martirologio Romano colloca il suo martirio a Paterna e lo presenta come un padre di famiglia che, attraverso il martirio, partecipò alla vittoria di Cristo.
La causa di Ismaele Escrihuela Esteve fu inserita nel gruppo dei 233 martiri della persecuzione religiosa nell'Arcidiocesi di Valencia.
San Giovanni Paolo II lo beatificò l'11 marzo 2001 a Roma, riconoscendo ufficialmente il suo martirio e la sua testimonianza cristiana. La sua figura rappresenta in modo particolare la testimonianza di un laico, lavoratore e padre di famiglia che visse la propria fede attraverso la preghiera, l'apostolato e il servizio ai giovani.