A prima vista Costanzo pare una figura di così alta santità da poter essere solo un modello ideale, un esempio irraggiungibile dai comuni mortali; in realtà questa impressione dipende forse dai molti tentativi locali di legare il santo, e quindi le sue reliquie, a una particolare città. Si ritiene che possedesse diversi doni, tra cui la possibilità di operare guarigioni miracolose e la "seconda vista", e che avesse goduto di un'infanzia eccezionalmente santa. Il resoconto più autorevole della sua vita pone tuttavia maggiormente l'accento sulle sue conoscenze teologiche e sull'azione riformatrice esercitata tra i frati predicatori, ordine in cui entrò all'età di quindici anni.
È probabile che abbia ricevuto l'abito dal B. Lorenzo di Ripafratta (27 sct.), riformatore e capace biblista, il quale fu anche maestro del Beato Angelico (B. Giovanni da Fiesole; 18 feb.). Costanzo partecipò alla riforma del convento di S. Marco di Firenze, che egli deve aver conosciuto nel periodo in cui gli affreschi appena dipinti dal Beato Angelico splendevano sui muri; ricostruì quindi il monastero di Ascoli, dove visse fino alla morte, nonostante le suppliche della gente di Fabriano che sperava in un suo ritorno.
Sembra che alla fama di santità che lo accompagnò per tutta la vita, Costanzo unisse un temperamento tendente agli scrupoli: aveva sempre il dubbio che le sue azioni fossero davvero gradite a Dio e recitava l'Ufficio per i morti tutti i giorni. Gli furono celebrati funerali pubblici a spese del consiglio cittadino, che considerò la sua morte «una calamità pubblica». Il suo culto fu approvato nel 1821.
MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Ascoli Piceno, beato Costanzo Sérvoli da Fabriano, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che si distinse per austerità di vita e impegno nel promuovere la pace.
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