La Beata Tarsila Córdoba Belda nacque l'8 maggio 1861 a Sollana, nella provincia di Valencia, in Spagna. Fu battezzata pochi giorni dopo la nascita nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Crebbe in un ambiente cristiano e rimase per tutta la vita profondamente legata alla propria comunità parrocchiale. La documentazione ecclesiastica relativa alla sua causa la identifica come laica appartenente all'Azione Cattolica.
Nel 1884 sposò Vicente Girona Gozalbo, dal quale ebbe tre figli. La vita familiare fu segnata da numerose e dolorose prove. Il marito, dopo una lunga malattia, morì il 26 marzo 1922. Anche i tre figli morirono prematuramente a causa di malattie. Tarsila dovette quindi affrontare, nel corso degli anni, la perdita di tutte le persone della sua famiglia più stretta.
Rimasta vedova nel 1922, Tarsila trasformò il dolore delle sue perdite in una maggiore dedizione alla preghiera e alla carità. Condusse una vita profondamente religiosa e partecipò con assiduità alla vita della parrocchia. Secondo le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione, partecipava quotidianamente alla Santa Messa e riceveva la Comunione, mentre la sua devozione alla Vergine Maria occupava un posto importante nella sua spiritualità.
La sua fede si tradusse soprattutto in un intenso apostolato a favore dei poveri e dei malati. Tarsila apparteneva alle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli e all'Azione Cattolica, attraverso le quali si dedicava all'assistenza delle persone in difficoltà. Era conosciuta nella comunità per la sua disponibilità e per l'attenzione verso quanti avevano bisogno di aiuto materiale e spirituale.
La sua attività caritativa non era limitata alle persone vicine a lei o a quelle che condividevano la sua fede. Le testimonianze raccolte dopo la sua morte ricordano infatti che Tarsila aveva prestato aiuto anche alla famiglia del responsabile del comitato che avrebbe poi ordinato il suo arresto. Questo episodio è stato tramandato come una particolare espressione della sua carità, che non faceva distinzione tra amici e avversari.
Nel 1936, con lo scoppio della Guerra civile spagnola, la persecuzione religiosa colpì duramente numerose comunità cattoliche. A Sollana la situazione divenne particolarmente difficile e Tarsila, conosciuta per la sua appartenenza all'Azione Cattolica e per la sua fede pubblicamente vissuta, venne presa di mira dai persecutori. La documentazione della Santa Sede la identifica infatti tra i laici dell'Azione Cattolica dell'arcidiocesi di Valencia uccisi durante la persecuzione religiosa di quell'anno.
Durante la persecuzione Tarsila si adoperò anche per proteggere oggetti sacri della propria parrocchia e per prestare aiuto a religiose costrette a nascondersi. Questi episodi appartengono alla tradizione biografica sviluppatasi intorno alla sua figura e testimoniano il suo impegno nel difendere e sostenere la comunità cristiana in un periodo di grave pericolo.
Il 10 ottobre 1936 venne arrestata a Sollana a causa della sua fede. Fu condotta nell'ex convento dei Mercedari di Algemesí, trasformato in luogo di detenzione. Durante la prigionia non abbandonò il suo atteggiamento religioso. Secondo le testimonianze, cercò di incoraggiare e confortare le altre persone detenute, invitandole ad affidarsi alla volontà di Dio con fiducia.
La sua permanenza in carcere durò circa una settimana. Nella notte del 17 ottobre 1936 venne prelevata dalla prigione insieme ad altri prigionieri. Fu condotta presso il cimitero di Algemesí, nella provincia di Valencia, dove venne fucilata. Aveva 75 anni. Il Martirologio Romano la ricorda come madre di famiglia e martire, morta durante la persecuzione religiosa e accolta nella gloria di Cristo.
La sua vicenda venne inserita nella causa dei 233 martiri della persecuzione religiosa nell'arcidiocesi di Valencia. Il gruppo comprendeva sacerdoti, religiosi e numerosi laici appartenenti all'Azione Cattolica e impegnati nelle attività delle parrocchie e nelle opere di carità. Tarsila fu riconosciuta ufficialmente come una delle donne dell'Azione Cattolica di Valencia vittime della persecuzione del 1936.
Il 18 dicembre 2000 venne promulgato il decreto relativo al martirio di José Aparicio Sanz e dei suoi 232 compagni, nel quale era compresa anche Tarsila Córdoba Belda. Il riconoscimento del martirio aprì la strada alla beatificazione del gruppo.
L'11 marzo 2001, a Roma, Papa Giovanni Paolo II beatificò Tarsila Córdoba Belda insieme a José Aparicio Sanz e agli altri 231 compagni martiri. Con la beatificazione la Chiesa riconobbe ufficialmente il suo martirio e la sua fedeltà alla fede cristiana fino alla morte.
La Beata Tarsila Córdoba Belda è venerata come vedova, madre di famiglia, laica dell'Azione Cattolica e martire. La sua memoria liturgica ricorre il 17 ottobre, anniversario del suo martirio ad Algemesí.