La Beata Giuliana di Collalto fu una monaca benedettina e badessa del XIII secolo, nata nel 1186 a Collalto, oggi frazione di Susegana, in provincia di Treviso. Proveniva dalla nobile famiglia dei Collalto e dedicò la propria vita alla preghiera, alla vita monastica e alla carità verso i poveri. La sua memoria liturgica ricorre il 1° settembre.
Giuliana nacque nel castello della famiglia Collalto, figlia del conte Rambaldo VI e di Giovanna di Sant'Angelo di Mantova. Ricevette un'educazione cristiana e, appena dodicenne, entrò nel monastero benedettino di Santa Margherita di Salarola, sui Colli Euganei.
Qui intraprese una vita religiosa caratterizzata dalla preghiera, dalla penitenza e dall'osservanza della Regola benedettina. Nel monastero conobbe anche la Beata Beatrice I d'Este, con la quale nacque una profonda amicizia spirituale.
La fama delle virtù di Giuliana portò alla scelta di affidarle una nuova fondazione religiosa a Venezia. Nel 1226 si trasferì sull'isola della Giudecca, dove contribuì alla rinascita della chiesa di San Cataldo e alla fondazione di un monastero dedicato alla vita contemplativa.
Giuliana divenne badessa della nuova comunità e si dedicò con grande attenzione alla formazione delle monache. Accanto alla preghiera e alla vita claustrale, mostrò una particolare sensibilità verso i poveri e i bisognosi, ai quali offriva aiuto e assistenza.
Giuliana mantenne inoltre un legame con il monastero di Pianiga, nella terraferma veneziana, collegato alla comunità della Giudecca. Si impegnò nel suo sviluppo e nel miglioramento delle strutture destinate alla vita delle religiose.
La sua attività non si limitò quindi alla direzione della comunità: attraverso la cura delle consorelle e l'attenzione ai più poveri, Giuliana divenne una figura di riferimento per la vita religiosa veneziana del XIII secolo.
Gli ultimi anni della sua vita furono segnati da una particolare sofferenza fisica. La tradizione racconta che Giuliana soffrisse frequentemente di forti mal di testa. Per questo motivo, nel corso dei secoli, i fedeli iniziarono a rivolgersi alla sua intercessione soprattutto per le persone colpite da emicrania e dolori alla testa.
La Beata Giuliana morì a Venezia il 1° settembre 1262, all'età di settantasei anni, dopo circa sessantaquattro anni di vita religiosa. Fu inizialmente sepolta nel cimitero della chiesa del monastero.
Circa trent'anni dopo la sua morte, il corpo di Giuliana fu ritrovato ancora incorrotto e venne deposto in un sarcofago ligneo. Nel corso dei secoli le reliquie furono trasferite più volte a causa delle trasformazioni degli edifici religiosi veneziani.
Dal 1822 le spoglie della Beata sono custodite nella chiesa di Sant'Eufemia alla Giudecca, dove ancora oggi vengono venerate. Anche a Collalto, suo paese natale, sono conservate alcune reliquie e oggetti appartenuti alla Beata.
Il culto di Giuliana, diffuso da secoli soprattutto a Venezia e nel territorio di origine, fu ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa nel 1754, quando Papa Benedetto XIV confermò il culto ab immemorabili della Beata. La Diocesi di Venezia ricorda questo riconoscimento nella propria liturgia dedicata alla Beata.
La devozione verso Giuliana è rimasta particolarmente viva nei due luoghi maggiormente legati alla sua vita: Collalto, dove nacque, e Venezia, dove fondò la sua comunità religiosa e concluse la propria esistenza.
A Collalto sono ancora presenti luoghi e testimonianze dedicate alla Beata, mentre a Venezia la sua memoria è custodita soprattutto nella chiesa di Sant'Eufemia. La sua figura continua così a unire la tradizione religiosa delle colline trevigiane con quella della città lagunare.
La memoria liturgica della Beata Giuliana di Collalto ricorre il 1° settembre. È ricordata come vergine e badessa benedettina. La liturgia propria della Diocesi di Venezia la presenta come esempio di preghiera, penitenza e perseveranza cristiana.
La Beata Giuliana di Collalto rimane quindi una delle figure più significative della spiritualità benedettina veneziana del Medioevo: una donna di origine nobile che scelse la vita monastica, dedicandosi per oltre sessant'anni alla preghiera, alla guida delle comunità religiose e alla carità verso i più bisognosi.