Audrey Stevenson fu una bambina francese di origine americana, morta a soli otto anni dopo una grave malattia. La sua breve vita fu caratterizzata da una precoce e intensa esperienza religiosa, che colpì profondamente la famiglia e quanti la conobbero. Dopo la sua morte, la fama della sua spiritualità si diffuse e venne avviata la causa per il riconoscimento delle sue virtù.
Audrey Brigitte Marie Stevenson nacque a Parigi il 22 marzo 1983, secondogenita di una famiglia di origine americana. I suoi genitori, Jérôme e Liliane Stevenson, erano cattolici, ma inizialmente non particolarmente praticanti.
Fin da piccolissima Audrey manifestò una vivacità e una maturità spirituale che stupivano chi le stava vicino. All'età di tre anni, dopo aver visitato la casa natale di Santa Teresa di Gesù Bambino e il Carmelo di Lisieux, espresse il desiderio di entrare un giorno nel Carmelo.
La sua vita quotidiana fu segnata da una spontanea devozione verso Gesù. Quando la famiglia cambiò abitazione, Audrey volle che in ogni stanza fosse presente un crocifisso.
Frequentava inoltre, insieme alla sorella maggiore, gli incontri dei bambini adoratori davanti all'Eucaristia. La preghiera divenne progressivamente una parte importante della sua vita e influenzò anche le abitudini della famiglia.
Ancora bambina, propose ai familiari di recitare una preghiera prima dei pasti. La sua sensibilità religiosa e il suo modo spontaneo di parlare della fede contribuirono a rendere più intensa la pratica cristiana all'interno della famiglia.
Audrey desiderava ricevere presto la Prima Comunione. Nonostante la giovane età, venne preparata e interrogata da sacerdoti, che giudicarono adeguata la sua comprensione del sacramento.
Il 15 agosto 1989, all'età di sei anni, ricevette la sua Prima Comunione presso il santuario di Lourdes. Questo momento ebbe un'importanza particolare nella sua vita spirituale.
Dopo un periodo segnato da una polmonite, nel 1990 le venne diagnosticata una grave forma di leucemia. Iniziňiò così un lungo periodo di ricoveri e cure, durante il quale dovette affrontare chemioterapia, radioterapia e altri trattamenti dolorosi.
La malattia compromise progressivamente le sue condizioni fisiche. Nonostante le sofferenze, Audrey continuò a pregare e cercò di vivere la malattia nella fede, offrendo le proprie sofferenze per altre persone, per la Chiesa e per le vocazioni sacerdotali.
Dopo il peggioramento della malattia, la famiglia la condusse nuovamente a Lourdes e successivamente a Roma.
Qui Audrey ebbe la possibilità di partecipare a una celebrazione privata di Papa Giovanni Paolo II e di incontrarlo personalmente. Tornata in Francia, continuò a ricevere visite da persone che desideravano incontrarla e chiederle di pregare per le loro intenzioni.
Le cure non riuscirono a fermare la malattia. Anche un trapianto di midollo osseo non ebbe l'esito sperato e le sue condizioni peggiorarono rapidamente.
Negli ultimi mesi ricevette anche il sacramento della Cresima. La sua vita rimase circondata dall'affetto della famiglia e dalla presenza di numerose persone che seguivano con partecipazione la sua vicenda.
Audrey Stevenson morì il 22 agosto 1991, a otto anni di età, a La Celle-Saint-Cloud, nei pressi di Parigi.
Dopo la sua morte, la sua figura continuò a essere ricordata da quanti erano rimasti colpiti dalla fede con cui aveva affrontato la malattia. La sua testimonianza contribuì anche a rafforzare la vita religiosa di molte persone che avevano conosciuto la sua storia.
Per Audrey Stevenson è stata avviata una causa di beatificazione e canonizzazione e le viene attribuito il titolo di Serva di Dio.