Il 22 ottobre 1918, Padre Pio scrive a Padre Benedetto da San Marco in Lamis per raccontare cosa gli è accaduto la mattina del 20 settembre, giorno in cui ha ricevuto le stimmate. Su richiesta del ministro provinciale, descrive con precisione le piaghe che si sono manifestate sulle mani, sui piedi e sul costato, e la sensazione di sangue che scorreva nel suo cuore come una cascata d'acqua.
Quel 20 settembre, un venerdì, il convento era insolitamente deserto. Padre Pio era solo in preghiera dopo la Messa quando si verificò l'apparizione. Non parlò subito dell'evento, neanche ai suoi superiori. La prima a notare le stimmate fu Filomena Ventrella, che vide i segni sulle mani del frate il giorno stesso. Nonostante la sua sorpresa, Padre Pio cercò di nascondere le ferite, esortandola a non parlarne con nessuno.
Anche Nina Campanile si accorse delle stimmate il giorno dopo, il 21 settembre, quando vide una piaga sul dorso della mano di Padre Pio, che cercava di nasconderla. Padre Pio era convinto che, con la preghiera, le ferite sarebbero presto scomparse. Anche gli studenti del collegio serafico notarono le piaghe il 21 settembre, descrivendo il frate sofferente e il suo volto arrossato oltre il solito.
Solo dieci giorni dopo, il superiore del convento, Padre Paolino da Casacalenda, venne informato delle stimmate da Nina Campanile. Inizialmente incredulo, le vide personalmente quando entrò nella stanza di Padre Pio e notò le piaghe sulle sue mani. Informò immediatamente il Provinciale, Padre Benedetto, che chiese a Padre Pio di raccontare in dettaglio l'accaduto. Nella lettera del 17 ottobre, Padre Pio descrive la visione di Cristo piagato che lo ha segnato, provocandogli una sofferenza spirituale e fisica intensa.
Infine, raccontò al suo amico don Peppino Orlando l’esperienza: durante la preghiera dopo la Messa, una luce intensa gli mostrò Cristo piagato. Dopo la visione, si ritrovò sanguinante e senza forze, incapace di alzarsi, e strisciò fino alla sua cella, dove pregò e ringraziò Gesù per ciò che era accaduto.
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