Carlo Grisolia nacque a Bologna il 29 dicembre 1960, figlio di Alfonso e Clara Grisolia. Trascorse parte dell'infanzia a Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro.
Fin da bambino entrò in contatto con il Movimento dei Focolari. Iniziňialmente partecipò alle attività dedicate ai più giovani e imparò a vivere concretamente l'attenzione verso gli altri e la dimensione della fraternità. Già da piccolo, insieme ai fratelli e agli amici, partecipò a iniziative di solidarietà e raccolta di materiali destinati a sostenere progetti in favore dei bambini del Camerun.
Nel 1973 la famiglia Grisolia si trasferì definitivamente a Genova. Qui Carlo trascorse gli anni dell'adolescenza e della giovinezza, maturando progressivamente il proprio cammino umano e spirituale.
Le testimonianze lo descrivono come un ragazzo dal carattere piuttosto introverso, sensibile e riflessivo, amante della lettura, della musica e della scrittura. Studiò nel settore agrario e conseguì il diploma in agraria. Suonava inoltre la chitarra e scriveva canzoni, nelle quali esprimeva la propria ricerca interiore e il desiderio di dare alla vita un significato profondo.
Carlo aveva conosciuto fin dall'infanzia la spiritualità promossa da Chiara Lubich. Crescendo, fece proprio in modo sempre più consapevole il carisma dell'unità, fondato sull'amore reciproco e sulla presenza di Cristo nella comunione tra le persone.
Tra gli ideali che maggiormente segnarono la sua vita vi fu l'invito a «farsi santi insieme». Carlo comprese la santità non come un percorso individuale e isolato, ma come un cammino condiviso, costruito attraverso l'amicizia, il servizio e la volontà di vivere concretamente il Vangelo. Questa esperienza divenne uno degli elementi centrali della sua maturazione spirituale.
All'interno dei Gen, la realtà giovanile del Movimento dei Focolari, Carlo conobbe Alberto Michelotti. I due giovani avevano personalità molto diverse: Alberto era più dinamico, razionale e portato all'organizzazione, mentre Carlo era più riflessivo e poetico.
Proprio questa diversità contribuì a rendere la loro amicizia particolarmente significativa. Uniti dal desiderio di mettere Dio al centro della propria vita, cercarono insieme di tradurre nella quotidianità il messaggio evangelico dell'amore reciproco. La loro esperienza viene ancora oggi proposta come testimonianza di un'amicizia cristiana capace di diventare un autentico cammino di santità.
Nell'estate del 1980, mentre Carlo stava svolgendo il servizio militare, gli venne diagnosticato un tumore particolarmente aggressivo. La notizia arrivò in un momento drammatico: pochi giorni prima, il suo grande amico Alberto Michelotti era morto durante una scalata sulle Alpi Marittime.
Carlo affrontò la malattia con un profondo cammino di fede. La sua esperienza durò circa quaranta giorni e fu vissuta come una progressiva preparazione all'incontro con Cristo. Le testimonianze raccolte dal Movimento dei Focolari ricordano che, durante questo periodo, Carlo sentiva spiritualmente la vicinanza di Alberto, come se l'amico continuasse a sostenerlo anche dopo la morte.
La malattia progredì rapidamente. Carlo cercò di vivere anche la sofferenza alla luce della fede e della spiritualità dell'unità che aveva accompagnato la sua giovinezza. Per coloro che gli furono accanto, il modo in cui affrontò gli ultimi giorni divenne una testimonianza di serenità, fiducia e abbandono a Dio.
Morì a Genova il 29 settembre 1980, a soli vent'anni, quaranta giorni dopo la morte di Alberto Michelotti. Le due vicende, così vicine nel tempo, contribuirono a rendere ancora più significativa la memoria della loro amicizia e del comune desiderio di vivere il Vangelo con radicalità.
La fama della loro testimonianza spirituale portò all'avvio della causa di beatificazione di Carlo Grisolia e Alberto Michelotti, aperta dall'Arcidiocesi di Genova nel 2005. L'inchiesta diocesana si è conclusa solennemente l'8 ottobre 2021 nella Basilica dell'Immacolata di Genova.
Gli atti della fase diocesana sono stati quindi trasmessi al Dicastero per le Cause dei Santi per il proseguimento dell'iter canonico. Carlo continua pertanto a essere venerato con il titolo di Servo di Dio.
La figura del Servo di Dio Carlo Grisolia rappresenta una testimonianza di santità giovanile vissuta nella normalità. La sua vita si svolse tra la famiglia, gli studi, l'amicizia, la musica e l'impegno nel Movimento dei Focolari, senza gesti straordinari dal punto di vista esteriore.
Il tratto più caratteristico della sua testimonianza rimane il rapporto con Alberto Michelotti e la convinzione che la santità possa essere un cammino percorso insieme. Due giovani molto diversi, uniti dalla fede e dall'amicizia, che cercarono di mettere Dio al centro della propria esistenza e che morirono entrambi nel 1980, a soli quaranta giorni di distanza.
La storia di Carlo Grisolia continua così a proporre un messaggio particolarmente vicino ai giovani: anche l'amicizia, la condivisione e le normali esperienze della vita quotidiana possono diventare luoghi nei quali maturare una profonda esperienza cristiana e orientare la propria esistenza verso la santità.