Nel luglio del 1480, durante l’espansione dell’Impero Ottomano guidato dal sultano Maometto II, una potente flotta turca composta da circa 150 navi e 18.000 soldati salpò da Valona con l’obiettivo di conquistare territori strategici nel Mediterraneo e di spingersi in Italia meridionale.
La città di Otranto, situata in Salento (Puglia), rappresentava per gli Ottomani un punto chiave per l’avanzata verso il cuore della penisola. Dopo un intenso assedio durato circa due settimane, il 11 agosto 1480 la città capitolò agli eserciti ottomani sotto il comando di Gedik Ahmet Pascià.
Dopo la conquista, gli occupanti imposero ai cittadini di rinnegare la loro fede cristiana e convertirsi all’Islam. Tra quanti sopravvissero alla fase iniziale della presa di Otranto, circa 813 uomini di età superiore ai quindici anni rifiutarono categoricamente di abiurare la propria fede cattolica.
Il 14 agosto furono condotti sul Colle della Minerva, appena fuori dalle mura cittadine, e lì furono decapitati uno ad uno. Questo massacro è tradizionalmente interpretato come un’unica e solidale testimonianza di fedeltà alla fede cristiana piuttosto che come un semplice atto militare.
Una delle figure emblematiche di questo evento fu Antonio Primaldo, un tessitore anziano di Otranto, che secondo la tradizione spronò i compagni ad accettare il martirio piuttosto che rinnegare Cristo e fu il primo ad essere giustiziato. Alcune narrazioni raccontano che il suo corpo, dopo la decapitazione, rimase miracolosamente eretto fino al termine dell’esecuzione.
Tra le vittime vi erano anche autorità religiose cittadine, come l’arcivescovo Stefano Pendinelli, che con i suoi sacerdoti condivise la stessa sorte.
La memoria di questi martiri è rimasta viva nella comunità cristiana locale sin dai secoli successivi all’eccidio. Un processo canonico per il loro riconoscimento iniziò già nel 1539 e portò alla loro beatificazione il 14 dicembre 1771 da parte di Papa Clemente XIV.
Nel 2007 Papa Benedetto XVI riconobbe formalmente che quei cristiani erano stati uccisi “in odio alla fede”. Successivamente, un miracolo attribuito alla loro intercessione fu confermato e, infine, Papa Francesco li canonizzò il 12 maggio 2013 nella Piazza San Pietro, rendendo ufficiale il loro culto come santi della Chiesa Cattolica.
Ogni anno ad Otranto si svolgono cerimonie religiose e civili per commemorare il coraggio e la testimonianza di fede di questi martiri, considerati simboli di integrità e resistenza spirituale.