La passio medievale di questi due santi non è nient'altro che finzione e non sembra che esistano prove dell'esistenza di Vittoria. Acisclo, d'altro canto, fu davvero martire; è menzionato da Prudenzio e nel Geronimiano al 18 novembre (con questa nota curiosa: «in questo giorno si raccolsero le rose»). Il suo nome inoltre compare in un'iscrizione spagnola dell'inizio del vi secolo, in riferimento alle reliquie, ed entrambi gli accenni una volta erano sufficienti a garantirgli un proprio ufficio nel culto mozarabico. Esiste, a ogni modo, una discordanza di cento anni circa riguardo alla data della nascita e della morte, sebbene la tradizione affermi che subirono il martirio durante la persecuzione di Diocleziano (284-305).
Nella sua opera intitolata Memoriale dei santi, S. Eulogio (11 mar.) afferma che erano fratello e sorella e che provenivano da Cordoba; denunciati in quanto cristiani, furono imprigionati e torturati, nel tentativo di far sì che rinnegassero la loro fede. Vista la loro fermezza, furono portati nell'anfiteatro, dove Acisclo fu decapitato e Vittoria trafitta dai dardi; i corpi furono sepolti da una ricca signora, di nome Minciana, nel terreno circostante alla sua casa di campagna, dove alla fine fu costruita una chiesa, che divenne luogo di sepoltura di molti martiri deceduti in quella persecuzione. La basilica di St-Sernin a Tolosa afferma di possedere alcune reliquie dei due santi. Sono invocati: contro le tempeste
MARTIROLOGIO ROMANO. A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Acisclo, martire.
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