In base a una tradizione amica, Giusta e Rufina erano due cristiane che vissero a Siviglia, in Spagna nella seconda metà del III secolo, guadagnandosi da vivere vendendo vasellame di terracotta. Un giorno, una processione in onore degli dèi pagani passò sotto casa loro, e al loro rifiuto di donare i vasi necessari alla cerimonia, la folla irata distrusse tutti gli strumenti della loro professione; le due donne ricambiarono l'offesa abbattendo le statue pagane, furono arrestate e torturate affinché rinnegassero la loro fede cristiana. Perseverarono nel loro rifiuto di venerare gli dèi pagani: Giusta fu condannata alla ruota, Rufina strangolata o decapitata; i loro corpi furono poi arsi sul rogo. L'anno della loro morte sembra il 287, ma non vi sono prove a sostegno. Esisteva un culto diffuso delle due martiri in Spagna, e furono proclamate patronc di Siviglia e di altre città; i loro nomi compaiono nei martirologi primitivi, anche se il Martirologio Geronimiano non menziona Rufina, e in alcuni elenchi Giusta è invece un uomo, Giusto. Un resoconto del loro martirio contenuto in un manoscritto del x secolo può risalire al v secolo, e il suo stile sobrio e l'esatta descrizione dei riti pagani, oltre ad altri dettagli storici, indicherebbero che si basava su una forte tradizione orale o scritta.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Siviglia nell’Andalusia in Spagna, sante Giusta e Rufina, vergini, che, arrestate dal governatore Diogeniano e sottoposte a crudeli supplizi, patirono il carcere, l’inedia e altre torture: Giusta morì in prigione, mentre a Rufina, per aver confessato la sua fede nel Signore, fu spezzato il collo.
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