Questa santa Vergine romana discendeva da celebre famiglia consolare. Rimasta orfana ancora in tenera età, si dedicò con tutto l’ardore della sua anima giovanile alle opere della cristiana pietà, distribuendo con la massima liberalità le ricchezze che i suoi le avevano lasciato in grande abbondanza.
Non ci fu miseria che non soccorresse: nessuno mai bussò invano alla sua porta. Nei poverelli ella vedeva Gesù stesso, il Maestro Divino che aveva detto: « Quello che avrete fatto al minimo dei vostri fratelli, l’avrete fatto a me ».
Poiché la carità cristiana era sconosciuta nel mondo pagano, ben presto si sospettò che Martina fosse seguace di quel Nazareno che veniva a predicare, per mezzo dei suoi Apostoli, una fratellanza universale anche nella stessa Roma.
I nemici del nome cristiano la sorvegliarono attentamente e, accertatisi della cosa, non esitarono ad accusarla come cristiana.
Temendo quanto le poteva accadere – e che difatti le accadde – d’essere arrestata ed uccisa, distribuì immediatamente tutto ciò che ancora le rimaneva ai poveri e alla Chiesa, per avere in cielo quel tesoro che « i ladri non rubano e la tignola non intacca ». Appena compiuto questo atto, fu accusata e condotta davanti al preside romano.
Fu tentata in mille modi, con promesse e minacce, perché sacrificasse agli dèi dell’impero. Ma la Vergine, forte della fortezza di Cristo, rispose sempre con fermezza che « era cristiana » e che come tale si sarebbe sempre comportata.
Il giudice passò allora dalle parole ai fatti: fu battuta con verghe, scarnificata con uncini di ferro, poi, intrisa di grasso bollente, fu gettata alle belve dell’anfiteatro. Ma le belve la risparmiarono.
Si accese quindi un grandissimo rogo, e la Vergine vi fu legata. Quando il fumo e le fiamme si diradarono, i carnefici e la folla immensa videro la santa giovane perfettamente illesa in mezzo al braciere, in attitudine di preghiera: il suo Dio l’aveva scampata.
Alla vista di tale prodigio, molti della folla e alcuni degli stessi carnefici si convertirono e si dichiararono cristiani.
Il giudice, però, più che mai irritato, ordinò che fosse decapitata. La pia fanciulla chinò il capo sotto la spada del carnefice. Al suo martirio altri pagani si convertirono alla vera fede ed ebbero la grazia di udire distintamente una voce dal cielo che chiamava la Vergine alle eterne dolcezze.
I prodigi non erano ancora terminati: un terremoto scosse paurosamente tutta la città e le statue degli dèi caddero a terra.
La Vergine subì il martirio sotto l’imperatore Alessandro Severo, mentre era Sommo Pontefice Urbano I. Fu sepolta nella chiesa del carcere Mamertino insieme ai martiri Concordio, Epifanio e compagni.
PRATICA. Impariamo da questa santa giovanetta ad essere forti nella fede e a non vergognarci del nome di Cristiani.
PREGHIERA. O Dio, che fra gli altri miracoli della tua potenza hai concesso anche al sesso debole la vittoria del martirio, concedi a noi che celebriamo la festa della beata Vergine e Martire Martina di giungere a te per mezzo dei suoi esempi.
MARTIROLOGIO ROMANO. Santa Martina, Vergine e Martire, il cui natale si commemora il primo di questo mese.
