Santa Coletta Boylet

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Santa Coletta Boylet
Nome: Santa Coletta Boylet
Titolo: Vergine
Nome di battesimo: Nicoletta Boylet
Nascita: 13 gennaio 1381, Corbie, presso Amiens ,Francia
Morte: 6 marzo 1447, Gand, Fiandra
Ricorrenza: 6 marzo
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
24 maggio 1807, Roma, papa Pio VII


Coletta è venerata come riformatrice delle clarisse, ed è stata una figura particolarmente importante dei francescani, tant'è che un ramo dell'ordine, le colettine, ha preso il nome da lei.

Suo padre, Roberto Bollet, era un carpentiere presso l'abbazia di Corbie in Piccardia, Francia, e come la moglie Margherita era molto devoto. Ebbero solo una figlia quando Margherita era ormai piuttosto anziana. Chiamarono la bambina Nicoletta in onore di S. Nicola (6 dic.), grazie all'intercessione del quale essi pensavano di aver potuto avere la figlia. Coletta, come veniva chiamata da tutti, ricevette un'istruzione basilare, dopodiché visse quasi in solitudine, impegnandosi in preghiere, lavori manuali e catechismo. Quando Coletta compì diciassette anni, i suoi genitori erano entrambi morti ed ella era stata affidata all'abate dí Corbie. Era ormai libera di scegliere, previo il consenso dell'abate, anche se in realtà non sapeva bene cosa fare, se non amare e servire Dio con tutto il suo cuore e la sua forza.

Si consultò con un frate celestino di Amiens, che le consigliò di fare voto di castità dandole qualche insegnamento sulla preghiera. Egli era convinto che il desiderio della ragazza di servire Dio in modo totale fosse il segno di una vocazione religiosa. Nicoletta in un primo momento si unì a un gruppo di beghine che prestavano servizio nell'ospedale locale, poi a una comunità di clarisse urbaniste (che seguivano la regola di S. Chiara rivista da papa Urbano IV) e infine a delle benedettine. In nessuno di quegli ordini trovò l'austerità e la ristrettezza di vita che desiderava.

Fece dunque ritorno a Corbie dove passò un altro periodo di incertezza e indecisione. Non molto dopo però, il francescano padre Pinet passò per caso per Corbie e Coletta si recò da lui in cerca di consiglio. Dopo lunghe preghiere e aver molto ponderato il problema, egli le suggerì di unirsi al Terz'ordine francescano e di vivere come reclusa. Coletta non ebbe titubanze di sorta e fu lo stesso abate di Corbie a presiedere la cerimonia in cui essa, all'età di ventidue anni, si impegnò a intraprendere quella vita.

L'abate condusse personalmente Nicoletta nel posto adiacente alla chiesa che le era stata assegnato e che egli stesso provvide a murare. Coletta rimase chiusa in quella stanzetta dal 1402 al 1406; c'era una finestrina che dava sulla chiesa e una parte del suo alloggio serviva da parlatorio, cosicché poteva comunicare con i suoi visitatori parlando attraverso una grata.

I visitatori si fecero però troppo numerosi e i più non accettavano di dover andare via quando il tempo loro assegnato scadeva, così' le visite vennero interrotte per un periodo di tre anni.

Due cari amici provvedevano a tutte le sue necessità; Coletta invece si occupava dei lini della chiesa, cuciva i vestiti dei poveri, pregava e faceva penitenza. Come per tanti altri eremiti, anche le sue giornate erano alterne; alcune ricche di grazia e altre di assalti diabolici, come essa li definiva. Per Coletta, che dopo tanta fatica era giunta a legarsi con voto di clausura alla vita eremitica, nulla sarebbe potuto sembrare più inconcepibile che una chiamata a interrompere quella vita. Ogni minimo pensiero rivolto a un tipo di vocazione differente le sembrava una tentazione del diavolo che la voleva spingere ad abbandonare la sua vera vocazione.

Gli ultimi mesi che la giovane trascorse nella sua cella furono pieni di sofferenza, visto che cercava di combattere contro le domande che si poneva su se stessa, l'incertezza della loro origine e la consapevolezza della propria incompetenza. La grande "lotta" iniziò una notte che essa ebbe una visione di S. Francesco (4 ott.) che, prostrato ai piedi di Cristo, pregava che gli venisse concessa Nicoletta per la riforma delle suore e dei frati francescani; la Vergine Maria aggiunse le sue preghiere a quelle di S. Francesco. La prima reazione dell'eremita fu di rigetto e anche a mente fredda non riusciva ad accettare quell'idea; solo dopo molto tempo accettò incondizionatamente quella che percepì essere la volontà di Dio; le venne anche detto che per il lavoro che l'aspettava avrebbe avuto un aiuto e una guida.

Enrico de Baume era un francescano di stretta osservanza e che soffriva particolarmente vedendo la situazione dell'ordine e della Chiesa in genere. Venne guidato da una serie di episodi straordinari a far visita a Coletta, con la quale si accordò per collaborare nell'intento di riformare i francescani.

Nicoletta, grazie all'aiuto dí Enrico, partì alla volta di Nizza, dove voleva incontrare l'antipapa Pietro de Luna (Benedetto XIII), ritenuto dai francesi papa legittimo. Egli la accolse con grande gentilezza e celebrò la funzione in cui la ragazza pronunciò i voti secondo la regola di S. Chiara. Benedetto XIII rimase talmente colpito da Nicoletta che la nominò superiora di tutti i conventi che essa avrebbe fondato o riformato e ampliò il suo incarico ai frati e all'ordine terziario; Enrico venne nominato suo assistente. La riforma, che consisteva nel ritorno alla prima regola di S. Chiara compendiata da delle nuove costituzioni (approvate nel 1434), riuscì con fatica a imporsi nei conventi di clarisse già esistenti. Il monastero di Besangon accettò sì la riforma, ma era composto sola da due suore, una delle quali decise di passare coi bernardini.

Gli altri conventi in cui venne introdotta la riforma di Coletta furono in realtà tutte nuove fondazioni, che però, sotto la sua direzione, crebbero e fiorirono con incredibile rapidità. Un monastero che è molto legato a Coletta è quello, tuttora esistente, di Le Puy-en-Velay. Dodici conventi maschili accolsero la sua riforma, ma più tardi vennero riassorbiti dai rami principali della famiglia francescana.

Coletta era convinta che, se per portare avanti il suo compito fossero stati necessari dei miracoli, questi non sarebbero mancati e infatti la storia delle fondazioni sembra avere come filo conduttore una serie di miracoli. La duchessa di Bourbon scrisse: «Non ve do l'ora di vedere quella meravigliosa Coletta che fa resuscitare i morti»: ella riuscì veramente a vedere la clarissa e tutta la sua famiglia fu influenzata in modo particolare da quell'incontro.

Quella donna di umili origini aveva un effetto speciale sulla gente dell'alta società, come testimoniano Bianche di Ginevra, la duchessa di Nevers, Amedeo II di Savoia, la principessa di Orange e Filippo il Buono, duca di Borgogna. Coletta aveva sì abbandonato il suo cremo, ma sembrava avere portato con sé la profondità inviolabile di silenzi interiori in cui rimaneva in contatto perenne con Cristo e fu quel dono a sostenerla durante la sua opera riformatrice.

Vi furono periodi in cui l'attività dovette cedere il passo all'azione imperiosa della grazia; infatti Coletta rimaneva spesso in estasi per diverse ore dopo aver fatto la comunione o durante la settimana santa, quando meditava sulla passione.

Una volta ebbe una visione di Cristo che soffriva e moriva in croce e non c'era venerdì di Quaresima che non digiunasse e non pregasse ininterrottamente dalle sei del mattino alle sei di sera. Un'altra volta ebbe una visione di migliaia e migliaia di uomini e donne che decadevano dalla grazia, come fiocchi in una tormenta di neve. Da quel giorno in poi cominciò a pregare con grande fervore per la conversione dei peccatori e per le anime del purgatorio. Certe volte era molto depressa, ma sapeva essere anche molto felice.

Nel 1446, nel giorno dedicato ai SS. Pietro e Paolo, venne a conoscenza di qualcosa al riguardo delle devastazioni che la Riforma Protestante avrebbe portato con sé, specialmente alle case religiose, mentre nel giorno di Corpus Christi venne rassicurata sul fatto che la sua riforma avrebbe superato la tempesta. Sempre in quell'anno ebbe l'esperienza mistica del matrimonio spirituale.

Attorno al 1446, dopo quarant'anni di attività, Coletta cominciò ad ammalarsi; gli ultimi sei mesi di vita che le rimasero li trascorse lontano dalla vita attiva. Dal luglio del 1447 non riuscì più ad alzarsi dal letto e dopo qualche mese morì nel convento di Ghent.

Molti re e principi fecero petizioni presso la Santa Sede perché venisse canonizzata; solo per citarne alcuni ricordiamo Carlo il Calvo nel 1478 ed Enrico VIII nel 1513. Per diversi motivi, tra cui le divisioni interne all'ordine francescano, la Riforma e la Rivoluzione francese, la sua canonizzazione arrivò solo nel 1807 da parte di Pio VII. Le sue reliquie sono state spesso traslate per garantirne la sicurezza e poi poste definitivamente a Poligny.

S. Coletta viene solitamente rappresentata con degli uccelli intorno a sé, si dice infatti che fosse capace di interpretare il loro linguaggio, oppure Con un agnellino (perché la accompagnava sempre alla chiesa). Il suo breviario è ancora conservato a BesaRon, ma è a Ghent che viene maggiormente venerata.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Gand nelle Fiandre, nell’odierno Belgio, santa Coletta Boylet, vergine, che, dopo tre anni di vita molto austera rinchiusa in una piccola casa posta accanto alla chiesa, divenuta professa sotto la regola di san Francesco, ricondusse molti monasteri di Clarisse al primitivo modello di vita, ristabilendovi in special modo lo spirito di povertà e di penitenza.

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