Osvaldo era figlio di Etelfrido, re della Northumbria. Quando il re sant'Edwin (12 ottobre), ancora pagano, salì al trono, Osvaldo fu costretto a rifugiarsi in Scozia. Edwin ricevette il battesimo da san Paolino di York (10 ottobre) tra il 627 e il 628, ma nel 633 cadde in battaglia contro Penda di Mercia e Cadwallon del Gwynedd.
Dopo la morte di Edwin, Paolino rinunciò a proseguire l'opera di evangelizzazione della Northumbria e si trasferì nel Kent insieme alla regina Etelburga.
Durante l'esilio, Osvaldo si convertì al cristianesimo grazie ai monaci di san Columba nell'abbazia di Iona, a differenza dei suoi fratelli che rimasero pagani. Una volta maturata la decisione di riconquistare il regno, nel 634 affrontò Cadwallon nella celebre battaglia di Heavenfield (anticamente Rowley Burn), nei pressi di Hexham.
Secondo la tradizione, la notte precedente lo scontro Osvaldo fece innalzare una grande croce di legno e invitò il suo esercito, composto in gran parte da pagani, a pregare il vero Dio. Tutti accolsero il suo invito.
Nella stessa notte ebbe una visione di san Columba di Iona (9 giugno), che gli promise la protezione divina. Il giorno seguente Cadwallon fu sconfitto e ucciso, mentre il suo esercito venne disperso.
Successivamente si diffuse la convinzione che i frammenti della croce eretta da Osvaldo possedessero proprietà miracolose e terapeutiche. Sul luogo della vittoria fu edificata una chiesa, meta di pellegrinaggi nei secoli successivi.
Divenuto re, Osvaldo si impegnò con decisione nella diffusione del cristianesimo nei suoi territori. Chiese alla Chiesa di Scozia di inviargli un vescovo accompagnato da alcuni missionari.
Dopo il fallimento del primo tentativo, affidato a un vescovo ritenuto troppo severo, fu scelto sant'Aidano (31 agosto), abate proveniente da Iona. Osvaldo gli affidò l'isola di Lindisfarne, destinata a diventare sede episcopale e importante centro monastico.
Le cronache raccontano che il re stesso facesse da interprete ad Aidano finché questi non imparò la lingua degli Angli. Grazie alla loro collaborazione il cristianesimo si diffuse rapidamente in tutta la Northumbria e furono fondati numerosi monasteri e chiese.
Il dominio di Osvaldo arrivò fino all'estuario del fiume Forth e diversi sovrani anglosassoni riconobbero la sua autorità come alto re della Britannia.
Sposò Cineburga, figlia di Cinigils, il primo re cristiano del Wessex, del quale era stato anche padrino di battesimo. Dalla loro unione nacque Etelwaldo, destinato a diventare re della Deira.
Dopo alcuni anni di pace, scoppiò una nuova guerra contro il pagano Penda di Mercia, alleato dei Britanni del Galles. Lo scontro decisivo avvenne a Maserfield, località generalmente identificata con l'attuale Oswestry, nello Shropshire.
L'esercito di Osvaldo era numericamente inferiore e il 5 agosto 642 il sovrano cadde in battaglia all'età di circa trentotto anni. La tradizione tramanda che, mentre era ormai circondato dai nemici, rivolgesse a Dio la sua ultima preghiera.
«O Dio, abbi pietà delle loro anime.»
Queste parole sono rimaste nei secoli come testimonianza della sua fede e della sua carità cristiana anche nel momento della morte.
Dopo la vittoria, Penda fece mutilare il corpo del re e ne espose le membra su pali come offerta al dio pagano Woden. Questo gesto, compiuto per umiliare il sovrano cristiano, contribuì invece ad accrescere la fama della sua santità.
Attorno alle reliquie di san Osvaldo sorsero numerose tradizioni. Secondo una delle più antiche, il braccio destro rimase incorrotto a Bamburgh per diversi secoli, fino a quando venne trasferito dapprima all'abbazia di Peterborough e successivamente a Ely.
Sia Durham sia Gloucester rivendicarono in seguito il possesso di un suo braccio, segno della grande venerazione di cui godeva il santo.
La testa di Osvaldo venne deposta nell'875 nel sarcofago di san Cutberto a Lindisfarne. Successivamente fu trasferita a Durham, dove venne ritrovata nel 1827.
Nel corso dei secoli anche altre chiese europee sostennero di custodirne frammenti. Reliquie attribuite a san Osvaldo erano infatti venerate anche a Echternach e a Hildesheim, oltre che in numerosi monasteri dell'Europa occidentale.
Secondo gli studiosi, la reliquia conservata a Durham è quella che presenta le maggiori probabilità di autenticità.
Molte altre reliquie furono distribuite in abbondanza. Beda il Venerabile racconta diversi miracoli avvenuti per loro intercessione, contribuendo a diffondere ulteriormente il culto del sovrano martire.
Le cronache medievali narrano numerose guarigioni e prodigi legati alle reliquie di san Osvaldo. Un monastero delle Fiandre affermava addirittura di possedere il suo corpo quasi completo, anche se le fonti non sono concordi nello stabilire se si trattasse dell'intero corpo oppure soltanto del busto.
Il reliquiario fu distrutto durante le devastazioni degli iconoclasti, ma venne successivamente ricostruito nel 1558.
La molteplicità delle reliquie attribuite a san Osvaldo si spiega anche con una pratica molto diffusa nel Medioevo: spesso veniva conservata in un reliquiario soltanto una parte del corpo, come la testa, un braccio o una gamba. Inoltre, con il passare del tempo, molti reliquiari finirono per custodire anche reliquie appartenenti ad altri santi, rendendo ancora più difficile ricostruirne con precisione la storia.
La figura di san Osvaldo divenne ben presto quella dell'eroe cristiano per eccellenza: un sovrano che, dopo l'esilio, riconquistò il proprio regno, difese la fede e affrontò la morte senza rinnegare Cristo.
Come accade per molti sovrani santi dell'Alto Medioevo, è difficile distinguere con precisione gli eventi storicamente documentati dagli elementi della tradizione agiografica. È tuttavia certo che Osvaldo sostenne con convinzione la diffusione del cristianesimo, favorendo l'opera dei missionari e la fondazione di monasteri e chiese, non solo in Northumbria, ma anche in altri regni anglosassoni, come il Wessex.
Le fonti lo descrivono come un sovrano profondamente religioso, giusto e generoso, particolarmente attento ai poveri, agli ammalati e ai più deboli.
Sant'Adamnano (23 settembre) racconta uno degli episodi più celebri della vita del santo.
Nel giorno di Pasqua, mentre era a tavola con sant'Aidano, fu informato che un gruppo di poveri chiedeva l'elemosina all'esterno del palazzo. Senza esitazione ordinò che fosse portato loro un grande piatto d'argento colmo di carne e che, successivamente, lo stesso piatto venisse spezzato e distribuito tra i bisognosi.
Colpito da quel gesto di straordinaria carità, sant'Aidano prese la mano destra del re e pronunciò una benedizione destinata a diventare celebre.
«Che questa mano non perisca mai!»
La tradizione racconta che quella mano rimase incorrotta per molti secoli, alimentando ulteriormente la devozione verso san Osvaldo.
Per molti secoli san Osvaldo fu uno dei santi più venerati del mondo anglosassone. In suo onore vennero celebrate solenni festività e gli furono dedicate circa settanta chiese, un numero straordinario per l'epoca.
Il suo culto non rimase confinato all'Inghilterra, ma si diffuse rapidamente anche in Scozia, Irlanda, Portogallo, Italia settentrionale, Germania meridionale, Austria e Svizzera.
Tra i principali promotori della sua venerazione nell'Europa continentale vi fu san Villibrordo (7 novembre), il grande missionario degli antichi Paesi Bassi. Nei secoli successivi la diffusione del culto fu favorita anche da alcune nobildonne che, grazie alla traslazione delle reliquie del santo, contribuirono a far conoscere san Osvaldo in numerose regioni d'Europa.
San Osvaldo rimane una delle figure più significative della storia del cristianesimo anglosassone. Guerriero, sovrano e missionario, seppe unire il coraggio sul campo di battaglia a una profonda fede cristiana, promuovendo l'evangelizzazione del suo popolo e sostenendo la nascente Chiesa della Northumbria.
La sua memoria continua a essere venerata come esempio di re cristiano, capace di esercitare il potere con spirito di servizio, carità verso i poveri e fedeltà al Vangelo fino al sacrificio della vita.