Sant' Onesiforo

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Sant' Onesiforo
Nome: Sant' Onesiforo
Titolo: Discepolo di san Paolo, martire
Ricorrenza: 6 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Sant'Onesiforo è una figura del cristianesimo delle origini, ricordata soprattutto per essere stato un fedele collaboratore di San Paolo apostolo. È menzionato direttamente nella Seconda Lettera a Timoteo, dove Paolo ricorda con gratitudine il suo aiuto e il coraggio dimostrato nel momento della prigionia dell'Apostolo. La sua memoria liturgica ricorre il 6 settembre.

Un collaboratore di San Paolo

Le informazioni più antiche su Onesiforo provengono dal Nuovo Testamento. Nella Seconda Lettera a Timoteo, Paolo ricorda che Onesiforo lo aveva spesso confortato e che non si era vergognato delle sue catene.

Quando Paolo si trovava prigioniero a Roma, Onesiforo si recò nella città e lo cercò con grande impegno fino a trovarlo. Per l'Apostolo, questo gesto rappresentò una preziosa testimonianza di amicizia e di fedeltà in un momento particolarmente difficile.

Il servizio a Efeso

Paolo ricorda anche i numerosi servizi che Onesiforo aveva prestato a Efeso. Il suo impegno doveva quindi essere conosciuto dalla comunità cristiana locale e doveva essersi distinto per la disponibilità verso l'Apostolo e verso gli altri credenti.

Il comportamento di Onesiforo viene tradizionalmente interpretato come esempio di una fede concreta, capace di tradursi in accoglienza, assistenza e coraggio anche quando aiutare un cristiano perseguitato poteva comportare dei rischi.

Un uomo ricordato con gratitudine

Le parole di Paolo mostrano una particolare riconoscenza. L'Apostolo chiede infatti che il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesiforo e ricorda esplicitamente quanto egli lo abbia aiutato.

Il testo paolino parla di Onesiforo al passato e questo ha portato alcuni studiosi a ritenere che egli fosse già morto quando la lettera fu scritta. Non è però possibile stabilire con certezza né la data né le circostanze della sua morte sulla base del Nuovo Testamento.

La tradizione sul martirio

Nei secoli successivi si sviluppò una tradizione secondo la quale Onesiforo avrebbe accompagnato la predicazione cristiana in diverse regioni e sarebbe stato infine martirizzato nell'Ellesponto, a Pario, durante la persecuzione dell'imperatore Domiziano.

Secondo questa tradizione, Onesiforo avrebbe subito il martirio insieme a San Porfirio, dopo essere stato sottoposto a torture e trascinato da cavalli. Questi particolari non sono però presenti nelle lettere di Paolo e appartengono alla successiva tradizione agiografica.

Un discepolo degli Apostoli

Alcune fonti cristiane antiche e medievali arrivarono a considerare Onesiforo uno dei Settantadue discepoli scelti da Gesù. Altre tradizioni gli attribuirono invece la dignità episcopale, indicandolo come vescovo di diverse città dell'Oriente.

Queste informazioni non possono essere considerate storicamente certe. Le fonti antiche presentano infatti tradizioni differenti anche riguardo alla sua origine e alla sede episcopale che avrebbe occupato.

Il significato del suo nome

Il nome Onesiforo deriva dal greco Onēsíphoros e significa indicativamente «portatore di beneficio» o «colui che porta utilità». Il significato del nome appare particolarmente adatto alla tradizione che lo ricorda come un uomo concretamente impegnato nell'aiutare San Paolo e la comunità cristiana.

La testimonianza della Seconda Lettera a Timoteo

La figura di Onesiforo è particolarmente interessante perché è uno dei pochi collaboratori di Paolo dei quali possediamo una testimonianza personale così intensa. L'Apostolo non lo presenta attraverso grandi imprese missionarie, ma attraverso un gesto molto concreto: non vergognarsi delle sue catene e andare a cercarlo a Roma.

In un periodo nel quale essere associati a un prigioniero cristiano poteva essere pericoloso, il comportamento di Onesiforo viene ricordato come un esempio di coraggio e fedeltà.

Il culto

Il culto di Sant'Onesiforo si sviluppò soprattutto nelle Chiese d'Oriente, dove le tradizioni agiografiche lo collegarono al gruppo dei primi discepoli e martiri del cristianesimo.

In Occidente la sua memoria venne inserita nei martirologi medievali. La tradizione latina lo associò anche a San Porfirio, considerandoli entrambi martiri dell'Ellesponto.


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