Nel 547 gli ostrogoti, che stavano resistendo ai tentativi dell'imperatore bizantino Giustiniano 1 (527-562) di riconquistare l'Italia, occuparono la città di Perugia, dopo un assedio discontinuo di sette anni; in seguito all'invasione della città, il loro re, Totila, ordinò di scorticare dalla testa ai piedi e poi decapitare Ercolano, il vescovo locale, ordine che fu eseguito, anche se l'ufficiale incaricato di questo compito ebbe la pietà di decapitarlo prima di scuoiarlo.
I cristiani raccolsero frettolosamente il corpo e la testa, che erano stati gettati dalle mura nel fossato, e li seppellirono temporaneamente; quaranta giorni dopo li riesumarono per trasferirli nella chiesa di S. Pietro e, secondo S. Gregorio Magno (3 set.), il corpo del Vescovo fu rinvenuto intatto e la testa era attaccata al corpo come se non fosse mai stata recisa.
L'unica altra notizia su Ercolano è in relazione alla conquista, da parte degli ostrogoti, di Tifernum (Città di Castello), quando un giovane diacono di nome Florido si rifugiò a Perugia e fu da lui ordinato prima sacerdote e poi vescovo di Tifernum. La storia del miracolo relativo alle spoglie di Ercolano e gli affreschi di Benedetto Bonfigli nel palazzo del Municipio hanno contribuito a perpetuarne la memoria.
I perugini venerano un altro Ercolano, vescovo della città, un siriano giunto a Roma e poi inviato a evangelizzare Perugia; i bollandisti, in ogni caso, che citano la nota tratta dai Dialoghi di Gregorio Magno, sostengono che ci fu un solo santo chiamato Ercolano in relazione alla città di Perugia.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Perugia, sant’Ercolano, vescovo e martire, decapitato per ordine di Totila, re dei Goti.
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