Sant'Attilano di Zamora visse tra il IX e il X secolo nella penisola iberica ed è venerato come primo vescovo di Zamora e patrono della città e della diocesi. Le notizie sulla sua vita sono in parte tramandate da fonti agiografiche posteriori e non tutti i particolari della sua biografia possono essere considerati storicamente certi. Il suo nome compare comunque in alcuni documenti dell'epoca, permettendo di confermare la sua attività episcopale agli inizi del X secolo.
Secondo la tradizione, Attilano nacque a Tarazona, nell'attuale Aragona, intorno all'850, probabilmente da una famiglia di condizione agiata. Ancora adolescente intraprese la vita religiosa ed entrò in un monastero benedettino vicino alla sua città natale. In seguito avrebbe trascorso un periodo nel monastero di Sahagún, dedicandosi allo studio, alla preghiera e alla formazione sacerdotale.
Dopo essere stato ordinato sacerdote, Attilano desiderò dedicarsi a una vita più austera e contemplativa. Incontrò San Froilano, con il quale condivise un'intensa esperienza di vita eremitica e di evangelizzazione. I due si ritirarono sui monti del León, nella zona del Curueño, dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e alla predicazione del Vangelo alle popolazioni locali.
La fama della loro santità attirò numerosi discepoli. Attilano e Froilano furono così spinti a organizzare comunità monastiche più strutturate. Con l'appoggio del re Alfonso III il Grande, fondarono diversi monasteri nei territori del León, contribuendo alla riorganizzazione della vita cristiana nelle regioni che erano state profondamente segnate dalle incursioni e dalla presenza musulmana. Tra le fondazioni legate alla loro attività viene ricordato anche il monastero di Tábara.
Attilano e Froilano continuarono per diversi anni il loro impegno religioso, unendo la vita monastica alla predicazione. La loro opera contribuì alla rinascita della vita cristiana e monastica nei territori settentrionali della penisola iberica. Le fonti della diocesi di Zamora ricordano che i due furono consacrati vescovi nello stesso giorno di Pentecoste, con Froilano destinato alla sede di León e Attilano a quella di Zamora.
Attilano divenne quindi vescovo di Zamora, assumendo il compito di guidare una Chiesa situata in una zona di confine particolarmente difficile. Il suo episcopato si colloca agli inizi del X secolo e il suo nome compare in documenti databili tra il 909 e il 916, testimonianza della sua effettiva presenza nella vita ecclesiastica del regno.
La tradizione attribuisce ad Attilano una particolare attenzione alla predicazione e alla vita spirituale del popolo affidato alle sue cure. Il suo ministero episcopale fu vissuto in continuità con l'esperienza monastica precedente, caratterizzata dalla preghiera, dalla penitenza e dall'annuncio del Vangelo.
Una celebre tradizione agiografica racconta che, dopo alcuni anni di episcopato, Attilano decise di intraprendere un pellegrinaggio in Terra Santa. Prima di lasciare Zamora avrebbe gettato il proprio anello episcopale nel fiume Duero, affidando il proprio viaggio alla Provvidenza. Dopo circa due anni sarebbe tornato nella sua città senza essere riconosciuto, vestito da semplice pellegrino.
Secondo il racconto tradizionale, durante il viaggio di ritorno Attilano venne accolto da un uomo povero che gli offrì un pesce da mangiare. Quando il pesce fu aperto, al suo interno sarebbe stato ritrovato proprio l'anello episcopale che il santo aveva gettato nel Duero. In quel momento, sempre secondo la tradizione, le campane di Zamora iniziarono a suonare e le sue umili vesti da pellegrino si trasformarono miracolosamente in abiti episcopali.
La documentazione storica colloca la morte di Attilano intorno al 916-917, a Zamora. Il Martirologio Romano lo ricorda il 5 ottobre, presentandolo come vescovo di Zamora e compagno di San Froilano nella predicazione di Cristo nelle terre devastate dalle incursioni musulmane.
Dopo la morte, la venerazione nei suoi confronti si diffuse progressivamente. Il suo culto è documentato almeno a partire dal XII secolo. Nel 1260, secondo la tradizione locale, furono ritrovate a Zamora le sue reliquie, che vennero custodite nella chiesa dedicata a San Pietro e San Ildefonso. Il corpo è ancora venerato a Zamora, mentre il cranio è conservato nella cattedrale di Toledo. Altre reliquie sono custodite a Tarazona e nella stessa Zamora.
Nel corso dei secoli la tradizione attribuì a Papa Urbano II la canonizzazione di Attilano; tuttavia, gli studi storici moderni considerano questa attribuzione non documentata. Il suo culto è comunque antico e consolidato nella Chiesa, in particolare nella diocesi di Zamora, dove è venerato come uno dei principali patroni.